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Conti pubblici,  sugli ultimi vent’anni

Conti pubblici, sugli ultimi vent’anni

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Il Sole 24 Ore

Conti pubblici,  sugli ultimi vent’anni

L’operato del governo Monti e servito ad affrontare una emergenza finanziaria gravissima, in cui l’Italia rischiava di essere ridotta al rango di un Paese in bancarotta, come lo sono stati in passato l’Argentina ed altri paesi del Sud America e come lo e purtroppo, oggi, la Grecia. Affrontata l’emergenza, Monti ha cercato di avviare un processo, ne breve ne indolore, di risanamento dei conti. E un’azione di governo difficile, e che certo non giova alla popolarita del professore della Bocconi e dei suoi collaboratori. Ma e indispensabile, come lo e un’operazione di verita completa sulla spesa pubblica e su cio che e stato fatto dai partiti e dalla politica negli scorsi 20 anni. Dal ’92 al 2011 il sistema dei partiti, apparentemente messo in ginocchio da Mani Pulite ma, nella realta, riciclatosi sotto mentite spoglie, ha aumentato a dismisura la spesa pubblica facendo arricchire un gran numero di parassiti. I cittadini italiani sono stati le uniche vittime di questa grassazione organizzata e strutturata. Per chi dira che questo e qualunquismo, ho una risposta: si prenda la briga di guardare i grafici della spesa pubblica storica e capira cosa e davvero accaduto in Italia negli ultimi venti anni. Scoprirebbe che nel 1992 la spesa pubblica (espressa in euro) ammontava a 371 miliardi di euro e che nel 2011 e lievitata a circa 800 miliardi. In questi venti anni non sono certo migliorati i servizi erogati ai cittadini anzi si sono susseguite manovre di finanza pubblica che hanno ridotto significativamente alcuni servizi essenziali. Nel frattempo la spesa per mantenere in piedi l’enorme apparato pubblico e aumentata a dismisura. Volendosi limitare agli ultimi anni, nonostante il blocco parziale delle assunzioni pubbliche, e quindi la riduzione di oltre il 3% dei dipendenti pubblici italiani, la spesa per stipendi e aumentata di circa 40 miliardi annui, in percentuale del 29,9%, nel periodo tra il 2001 ed il 2009, quando nello stesso periodo gli stipendi nel settore privato sono aumentati molto meno. Senza dire delle spese della politica, che sono lievitate in modo esponenziale, fino a raggiungere, secondo alcuni calcoli attendibili, quasi 40 miliardi di euro l’anno. Potrei continuare con l’elencazione di numeri che descrivono l’assalto all’arma bianca alla ricchezza dell’Italia, fatto all’unico scopo di arricchirsi personalmente, ma ritengo che sia piu utile guardare ad oggi, all’attualita. Oggi la spesa pubblica complessiva ammonta a circa 820 miliardi di euro. Il gettito fiscale totale non supera i 580 miliardi di euro l’anno. Se a questo aggiungiamo i circa 86 miliardi di euro di contributi previdenziali e assistenziali, e facile calcolare quale sia la differenza tra quanto lo stato incassa e quanto spende. Oggi, con una spesa annua per interessi prevista in 88 miliardi di euro l’anno, il raggiungimento del pareggio di bilancio e un obiettivo lungi dall’essere raggiunto. L’equivoco su cui politici e commentatori giocano sta nel non considerare gli interessi sul debito pubblico. Tutti parlano di “pareggio di bilancio al netto della spesa per interessi sul debito pubblico”, ma e appunto questo il problema, che l’Italia quegli 88 miliardi di euro di interessi li deve pagare, e non si puo continuare ad emettere nuovi titoli del debito pubblico per pagare tali interessi. Occorre rompere questa spirale, che ha fatto lievitare il debito pubblico a luglio del 2012 ad oltre 1973 miliardi di euro. E per farlo occorre ridurre sensibilmente la spesa pubblica sino al punto che, sommata con gli interessi sul debito, corrisponda al totale delle somme incassate dallo stato e dagli altri enti ed istituzioni pubbliche. Insomma, occorre fare in modo che la spesa pubblica complessiva sia ridotta nel corso dei prossimi 5 anni a non piu di 700 miliardi. Solo cosi potremo sperare di avere le risorse per riavviare la crescita. I progetti esistono, bisogna solo mettere mano ad un’opera di taglio della spesa improduttiva ed a un riassetto severo dell’apparato burocratico, che e ridondante. Ad esempio, il disegno di legge elaborato da Giavazzi, se approvato rapidamente, permetterebbe un risparmio di 10 miliardi di euro, oggi distribuiti senza alcuna ricaduta ad imprese che potrebbero benissimo farne a meno se si riducesse in modo significativo il cuneo fiscale. Per finire, quello che occorre e dire agli italiani la verita e proporre loro un credibile progetto per il futuro. Io sono certo che, di fronte alla brutalita ed alla banalita di certi numeri, nessun cittadino in buona fede potrebbe opporsi ad un tale progetto. L’autore e deputato del Gruppo Misto

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