Lo scorso marzo, il governo spagnolo ha accordato alla multinazionale petrolifera Repsol prospezioni nei mari delle Canarie, che se riveleranno un enorme giacimento petrolifero, si concretizzeranno in trivellazioni alla profondità di 1500 metri, a 25 km dalle spiagge di Lanzarote e 10 dalle spiagge di Fuerteventura.
A 60 km dalla costa vi è la linea di divisione con le acque marocchine, ma il Marocco si è detto per nulla favorevole al progetto.
La popolazione delle Isole Canarie si è giustamente unita nella protesta, scendendo in piazza e organizzando campagne di informazione e di raccolta firme.
Nessuno vuole sentire parlare di trivellazioni, sia per i rischi ambientali che esse comportano, sia per le possibili ricadute sul turismo, la principale fonte di reddito delle isole.
La Repsol ha poi tentato di abbonarsi gli isolani, dichiarando che gli impianti per le trivellazioni porterebbero, anche per i canarioti, dai 3 mila ai 5 mila posti di lavoro. Ma non si rendono conto che qui c’è in gioco molto di più, ovvero la sopravvivenza di un bellissimo arcipelago come lo è quello delle Canarie.
Gli interessi della multinazionale petrolifera e l’intesa con il governo spagnolo rendono più difficile una soluzione positiva, ma comunque vada è incredibile che l’uomo debba combattere contro altri uomini per salvare l’ambiente.
Tutti dovremmo avere una visione comune su cosa è più importante, per mettere la nostra sopravvivenza e quella degli altri esseri viventi prima di qualsiasi interesse economico.
Perchè c’è chi vuole continuare a rovinare il proprio pianeta invece di trovare soluzioni alternative?
Nadia Bertana
Ufficio Stampa ESO