Uno dei metodi di pesca più pericolosi per i tonni è il Fish Aggregation Device (FAD), che consiste nel lasciare al largo degli “oggetti galleggianti” dotati di radio-trasmettitore per comunicare la loro posizione ed essere facilmente ritrovati.
I tonni in mare aperto sono particolarmente attratti da queste specie di boe e vi si annidano anche alghe e polpi, piccoli pesci e gli stessi pesci più grossi ne sono attirati perché lo trovano un fertile terreno di caccia.
In poche settimane attorno ad un FAD si può sviluppare un intero eco-sistema che viene completamente spazzato via quando i pescherecci ritornano a raccoglierlo.
La gravità della cosa è chiara: un FAD non attrae soltanto le specie destinate alla pesca ma ne attira molte altre ed, in particolare, i giovani esemplari. Lo sterminio di pesci giovani significa che quella specie andrà incontro a seri problemi di estinzione, perché non ha il tempo di riprodursi.
Anche la tecnica di pesca detta “longline” è da condannare perché oltre che per il tonno è pericolosa anche per tartarughe e uccelli marini. Si utilizza un enorme rete attaccata a due pescherecci, sorretta nel mezzo dalle boe e lunga a volte anche per chilometri. E’ gettata in mare aperto ed è percorsa ogni decina di metri da un lungo filo che termina con un amo e l’esca. La rete, trascinata da pescherecci, al momento della raccolta contiene non solo tonni. Oltre il 30% è costituito pesci che non sono commerciabili ma che vengono comunque pescati. Questa tecnica è una delle maggiori cause di morte per le tartarughe, che rimangono impigliate e non riescono a ritornare a galla per respirare. E così annegano. E anche per gli albatros e altri uccelli marini che si tuffano pensando di poter pescare del cibo e rimangono intrappolati.
Il pesce viene anche rubato. Ci sono nazioni ricche come Taiwan, Spagna e gli Stati Uniti che hanno letteralmente saccheggiato le acque dell’Oceano Pacifico, privando piccoli stati come Kiribati e Tuvalu della loro unica fonte di reddito, la pesca.
Come regolarsi per non diventare complici? Cercare di comprare confezioni di tonno in scatola che provenga da paesi in cui è adottata la pesca tradizionale. Sulle scatolette si può trovare evidenziata la dicitura che l’azienda che lo produce non è ricorsa a metodi di pesca distruttivi.
Le scelte dei consumatori possono fare la differenza!
Le vittime non sono solo i tonni e gli altri animali pescati inutilmente, ma anche i pescatori, sfruttati e costretti a un lavoro terribilmente duro.
Un grande contributo sul tema ci viene dato da tuttogreen.it e anche da Greenpeace.
A questo indirizzo http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/quante-vittime-per-una-scatoletta-di-tonno/blog/42571/ un articolo importante sul tour che Greenpeace sta facendo come contributo alla sua campagna “Tonno in Trappola”.