Lettere
Il Sole 24 Ore
Come rispondere alla crisi dei debiti sovrani Caro Galimberti, non so se farà un’altra “puntata” sul keynesismo, ma volevo infine solo sottolineare che nel suo primo articolo parla di “rivincita di Keynes” (se la memoria non mi inganna): ma purtroppo io questa rivincita non la vedo proprio da nessuna parte. Era sembrato così quando gli Usa stanziarono oltre mille miliardi di dollari per disinnescare la bomba dei mutui ecc., ma poi sia loro che l’Europa di applicare Keynes non ne vogliono proprio sentir parlare. Insomma, Keynes avrebbe la sua rivincita, ma se venisse applicato! Invece si insiste col pareggio del bilancio quale panacea di tutti i mali, con il corollario di una pressione fiscale intensissima e delle deleterie ricette del Fondo monetario internazionale (che affosseranno definitivamente la Grecia). Le chiedo: com’è possibile questa cecità ideologica, questa ottusità clamorosa? Massimo Coppa PS: lei scrive che Keynes diceva di scavare buche e sotterrarci soldi. Non ho mai sentito di questa cosa, ne è sicuro? So dai miei ricordi universitari che diceva di scavare buche e poi riempirle, paradosso per dire che lo Stato doveva pagare dei sussidi per farli poi trasformare in domanda da parte degli ex disoccupati. Caro Coppa, quando parlavo di ‘rivincita di Keynes’ intendevo questo: le ricette di Keynes sono state applicate dopo lo scoppio della Grande recessione. Questa non si è trasformata in Grande depressione proprio perché i Governi non si sono sognati di seguire i deliranti inviti di Andrew Mellon (Segretario al Tesoro ai tempi della crisi del ’29): «Liquidate il lavoro, liquidate le azioni, liquidate gli agricoltori, liquidate le case, spremete il marcio fuori dal sistema…». Al contrario, i Governi sono volati in soccorso dell’economia facendo lievitare deficit e debiti pubblici. Del pari, nella crisi 2.0 – la crisi da debiti sovrani – la rivincita di Keynes è continuata, argomentando all’incontrario: l’austerità non ha funzionato, come avrebbe predetto Keynes. Togliere domanda con politiche di bilancio restrittive ha tolto ossigeno all’attività economica, con scarsi effetti sui conti pubblici. Per quanto riguarda invece lo scavar buche e sotterrare soldi, Keynes disse proprio così, e la sua analisi, per quanto paradossale – lui stesso riconosce che ci sono migliori maniere di sostenere l’economia – continua a essere valida. Nel libro 3°, Capitolo 10, Sezione 6 della General Theory of Employment, Interest and Money Keynes scrisse: «Se il Tesoro dovesse riempire vecchie bottiglie con banconote, sotterrarle a profondità adeguate in miniere di carbone in disuso, riversare nelle miniere rifiuti urbani fino alla superficie, e lasciare poi alla libera iniziativa, sulla base dei consolidati principi di laissez faire, il compito di dissotterrare le banconote (dopo aver indetto una gara per le concessioni di sfruttamento di quel territorio), la disoccupazione non aumenterebbe più e, con l’aiuto delle successive spendite, il reddito reale e la ricchezza della comunità sarebbero probabilmente molto più elevati di quanto si darebbe altrimenti. Certamente, sarebbe più sensato costruire case o altro. Ma, se ci sono difficoltà politiche o pratiche nel farlo, quel che si è detto sopra sarebbe meglio che niente». La Fornero, i giovani e i giornalisti Siamo arrivati al punto in cui i ministri non vogliono che i giornalisti assistano agli incontri con i giovani. La scusa ufficiale è che da una sola parola i giornalisti creano il caso, la realtà è ben diversa. I giovani devono ascoltare e capire tutto direttamente dal ministro, non stare ad ascoltare le interpretazioni dei giornalisti. Questi sono soggetti perfidi che ascoltano e rigirano la frittata ai giovani facendo loro credere che non è vero che la Fornero sta lavorando per il loro bene e per il bene del Paese. Guai quindi a permettere alle nuove generazioni di ascoltare più campane, l’unica verità è quella governativa. Mario Rossi La democrazia negli Stati Uniti Non considero gli Stati Uniti un modello di democrazia da esportare nel resto del mondo, anzi….ma una notizia mi ha davvero colpito: il sindaco di Ny, Bloomberg, eletto nel partito repubblicano, ha espresso il suo voto a favore di Obama. Una cosa che in Italia non potrebbe accadere: chissà cosa succederebbe se Alemnno facesse una dichiarazione di voto pro Bersani o Fassino la facesse pro Alfano. Eppure questa è democrazia. Daniela Consonni
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