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Rassegna del 8 Agosto 2019
    

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Una riforma fiscale semplice per il clima e il lavoro - di Edo Ronchi


Una riforma fiscale semplice per il clima e il lavoro - di Edo Ronchi

Si fa un gran parlare di riduzione della pressione fiscale che in Italia è alta, in particolare per chi paga le tasse fino all’ultimo centesimo perché sono direttamente prelevate dalle buste paga. Da un’altra parte si discute sulla necessità di penalizzare fiscalmente le emissioni di gas serra che stanno generando tanti danni e pericoli e che non dovrebbero essere gratis: senza una qualche forma di carbon tax non pare proprio possibile rispettare l’Accordo di Parigi per il clima. Perché non provare ad affrontare questi due problemi congiuntamente?

È stato appena pubblicato il Catalogo dei sussidi ambientali in vigore in Italia, con dati aggiornati al 2017 che fornisce spunti interessanti per impostare una riforma fiscale. I sussidi vigenti che hanno effetti negativi per l’ambiente ammontano a ben 19,3 miliardi all’anno, dei quali ben 16,8 sono destinati a fonti fossili di energia. Qualcuno ricorderà le forti polemiche sollevate contro gli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili che ammontano a circa 12 miliardi. Scusate, ma perché abbiamo letto così pochi commenti su quelli, ben superiori, alle fonti fossili?

Dato l’impatto sul clima delle fonti fossili, da tempo, in sedi internazionali ed europee, si chiede di abolire i sussidi destinati a tali fonti per disincentivarne l’uso. Da noi sono stati per ora discorsi al vento, visto che i sussidi ai fossili non solo sono rimasti, ma, dal 2016 al 2017, sono pure aumentati di 700 milioni. Fra questi sussidi abbiamo quasi 5 miliardi all’anno di minore prelievo fiscale sul gasolio rispetto alla benzina.

Che senso ha ormai? 1,6 miliardi all’anno costa l’esenzione dell’accisa dei carburanti utilizzati dagli aerei e 1,25 miliardi costa l’esenzione del rimborso dell’aumento dell’accisa sul gasolio impiegato per l’autotrasporto delle merci. Chi usa l‘aereo può ben pagare qualche euro in più di accisa per il carburante.

E, visto che dovremmo promuovere il trasporto delle merci su rotaia e via mare, perché mai incentiviamo quello sui camion? Perché mai l’uso di un’automobile aziendale dovrebbe godere di un’agevolazione fiscale che ci costa 1,2 miliardi di euro l’anno?

La revisione dei sussidi ambientali dannosi sarebbe una buona occasione per realizzare una buona riforma fiscale. Applicando una carbon tax, inizialmente bassa, anche ai settori non regolati dal sistema ETS europeo – che riguarda i grandi impianti, grandi emettitori di CO2 che oggi pagano circa 28 euro a tonnellata per la CO2 che emettono – anche agli altri settori non regolati da tale sistema, avremmo un’entrata aggiuntiva di circa 8 miliardi. Recuperandone almeno 12 di quelli ambientalmente dannosi – specie quelli per i fossili – avremmo a disposizione ben 20 miliardi, non una tantum, ma permanenti .

Con 20 miliardi l’anno si potrebbe ridurre il cuneo fiscale a vantaggio sia dei lavoratori, sia delle imprese. In questo modo promuoveremmo misure a favore del clima, penalizzando i combustibili fossili, e favoriremmo lo sviluppo degli investimenti delle imprese e dell’occupazione.

Troppo semplice? Forse per questo una proposta del genere ha scarsa possibilità di successo.




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