08/03/2017
L’India sommersa dai rifiuti elettronici del mondo
L’India viene spesso etichettata come un Paese in cui la povertà si mescola con i rifiuti: le strade sono sporche e i fiumi sono inquinati.
La mancanza di regolamentazione e la crescente cultura dell’usa e getta hanno portato questo paese asiatico a diventare un vero e proprio centro di raccolta della spazzatura “degli altri” per quanto riguarda soprattutto l’e-waste, i rifiuti elettronici. Proprio “degli altri” perché purtroppo i Paesi industrializzati destinano ogni anno molti dei propri eccessi e superflui alla penisola indiana, in modo illegale naturalmente.
Secondo l’Environment Programme 2015 delle Nazioni Uniti addirittura fino al 90% della spazzatura elettronica mondiale è condotta in India illegalmente, e a questo si aggiunge alla crescente produzione di scarti, soprattutto plastica, a livello nazionale ogni anno.
Secondo il professor Dipesh Chakrabarty “l’e-waste è solo una delle crisi globali che stanno sorgendo mentre ci muoviamo in una nuova era geologica chiamata Antropocene, in cui l’attività umana è quella che influenza maggiormente clima e ambiente”.
Tutto questo comporta però che un Paese riconosciuto dagli economisti come “in via di sviluppo”, e quindi in grado di mostrare un potenziale per uscire dallo status di profonda povertà, segnala in realtà grandi e profondi problemi che lo portano a rimanere in uno stato di degrado e arretratezza.