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Rassegna del 7 Febbraio 2019
    

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Il “greenness” previene le malattie dei bambini


Far crescere i bambini accanto ad ampie aree verdi è il miglior strumento di prevenzione per la loro salute. Potrebbero essere riassunte così le conclusioni di una ricerca pubblicata sulla rivista «Environmental Health», condotta su un gruppo di bambini in tà scolare che vivono a pochi chilometri da Palermo. A essere coinvolti sono stati 244 bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni, frequentanti due scuole diverse. A loro è stato chiesto di compilare un questionario per la valutazione dei sintomi respiratori, allergici e generali, per poi incrociarli con gli indicatori individuali di esposizione ambientale sia al «greenness» (livello di esposizione al verde) e al «greyness» (grigiore, indicatore delle aree cementificate) sia al biossido d’azoto.

RICADUTE SULLA SALUTE DEI BAMBINI – Lo studio è stato condotto in una zona suburbana occidentale di Palermo, di circa 11 chilometri quadrati. Il sobborgo si trova vicino al bacino della Conca d’Oro, a sei chilometri dal mare, ed è caratterizzato da intensive edificazioni, soprattutto insediamenti commerciali e alloggi pubblici. Con la discarica cittadina distante appena due chilometri. Nell’area, dove insistono le due scuole, è attiva una delle due stazioni di misurazione di fondo del livello di inquinamento della città non influenzata prevalentemente da emissioni di specifiche fonti (industrie, traffico, riscaldamento residenziale), bensì dal contributo integrato di tutte queste rispetto alle direzioni predominanti dei venti in quel sito. I vari entri coinvolti (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dipartimento di epidemiologia del Lazio, Agenzia Europea per l’Ambiente, Arpa Emilia-Romagna) hanno messo assieme i diversi dati – esposizione al verde, composizione del territorio, esposizione individuale al biossido di azoto e vicinanza a strade ad alto traffico. Una bassa esposizione al «greenness» è risultata associata a un più alto rischio di sintomi nasali (naso chiuso, naso che cola e prurito). I bambini che vivevano in aree di tessuto urbano continuo, hanno riportato anche più sintomi oculari e generali (come cefalea e stanchezza) rispetto a quelli che vivono in aree meno cementificate.

UN’INDICAZIONE PER CAPOLUOGHI A MISURA DI BAMBINO – La prossimità (meno di 200 metri) a una strada ad alto traffico ha inoltre determinato un aumento del rischio dei sintomi oculari (bruciore, lacrimazione, sensazione di sabbia negli occhi) e nasali. «Sebbene l’inquinamento outdoor dell’area selezionata non sia influenzato da emissioni di specifiche fonti, come presenza di industrie o di traffico urbano, abbiamo riscontrato una lieve sintomatologia oculare associata a livelli di inquinante biossido di azoto superiore al valore limite annuale per la protezione della salute umana – Stefania La Grutta, primo ricercatore del Cnr-Ibim -. Da qui l’idea di poter estendere le stesse metodologie integrate di analisi ad aree simili al fine di verificare lo stato di salute dei bambini residenti». L’associazione tra il «greenness» e la salute dei bambini sottolinea la necessità di una pianificazione urbana sostenibile a misura di bambino.  L’associazione, poi, tra verde urbano e salute dei bambini sostiene la promozione e attuazione di soluzioni naturali come potenziale strategia di mitigazione per ridurre l’inquinamento atmosferico e i suoi effetti.

INQUINAMENTO E SALUTE CEREBRALE – Crescere accanto a spazi verdi aiuta anche lo sviluppo cerebrale dei bambini. I piccoli hanno infatti un volume maggiore di materia bianca e grigia in alcune aree del cervello e queste differenze anatomiche rispetto ai coetanei hanno effetti benefici sulle funzioni cognitive. A evidenziarlo è stato un altro studio, pubblicato sulla rivista «Environmental Health Perspectives». La ricerca è stata condotta su un gruppo di 253 scolari di Barcellona. L’esposizione permanente allo spazio verde residenziale è stata stimata utilizzando informazioni satellitari sugli indirizzi dei bambini, mentre l’anatomia del cervello è stata studiata usando immagini di risonanza magnetica 3D ad alta risoluzione. L’analisi dei dati ha mostrato che l’esposizione a lungo termine al verde era positivamente associata al volume di materia bianca e grigia in alcune parti del cervello che si sovrapponevano parzialmente a quelle associate a punteggi più alti nei test cognitivi. Inoltre, i massimi volumi di materia bianca e grigia nelle regioni associate all’esposizione allo spazio verde hanno predetto una migliore memoria di lavoro, cioè relativa al mantenimento temporaneo delle informazioni e alla loro elaborazione, e una minore disattenzione.

 

Fonte: WISE SOCIETY, 4 Febbraio 2019




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