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Rassegna del 15 novembre 2018
    

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SEME DEL BUON ANTROPOCENE: Presentato il primo “impianto eolico di comunità”. ènostra: “Lavoriamo a un modello dal basso, sganciato dalle dinamiche del petrolio”


Dalle proteste contro le pale eoliche “calate dall’alto” alla progettazione dal basso degli impianti energetici. E’questo l’itinerario di ènostra, il fornitore elettrico cooperativo (non a scopo di lucro), che vende ai soci solo elettricità proveniente da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici con garanzia d’origine. Non solo fonti rinnovabili, dunque, ma “certificate”, per essere sicuri, ad esempio, di non comprare energia elettrica da impianti fotovoltaici fissati a terra, che rubano terra all’agricoltura.

Davide Zanoni, il presidente della cooperativa, è a capo di un team di 11 persone, che ha presentato nei giorni scorsi, a Ecomondo, la nuova operazione per realizzare, in provincia di Foggia, il primo impianto eolico collettivo. Una pala alta 80 metri, 850 kW di potenza e produzione attesa di quasi 3 GWh all’anno, equivalente al fabbisogno di circa 1.100 famiglie. Servono 2 milioni di euro di capitale per realizzarlo, con una quota minima di sottoscrizione da 500 euro. Il primo gradino da superare sono i 500.000 euro da raccogliere entro dicembre. “Il nostro obiettivo è l’autofinanziamento con i soci – spiega Zanoni – ma abbiamo un rapporto con due istituti Coopfond (fondo mutualistico di Legacoop) e poi sfruttiamo un meccanismo europeo, sempre insieme ad altre cooperative: il MECISE, che permette di investire nell’impianto dagli altri Paesi europei”. Una sorta di internazionalismo energetico rinnovabile su scala continentale.

Ma quanti clienti ha oggi ènostra? Al momento si contavano 1.662 contratti siglati, ma ora la cooperativa fondata da Zanoni si è fusa con Retenergie portando il numero dei soci a circa 3.400 per 3600 contratti. Un risultato di tutto rispetto: “E’ il primo importante traguardo del modello energetico in cui crediamo: democratico, equo ed accessibile a tutti, con ricadute sociali, economiche ed ambientali positive, a livello sia locale che nazionale, in grado di portare progressivamente la collettività all’indipendenza dalle fonti fossili“. Sganciandosi dal “sistema tradizionale”.

Il lavoro per generare competenze e saldare relazioni è stato lungo: “E’ iniziato nel 2011 – ricorda il presidente della cooperativa – abbiamo partecipato ad un bando europeo, EURES Coop 20-20-20 e siamo entrati nella Federazione Europea delle Cooperative Energetiche. Nel 2014 abbiamo poi fondato ènostra”. Si è partiti con l’ acquisto di energia solo da imprese e impianti sostenibili, in particolari da piccoli impianti legati alle comunità locali. Dall’acquisto ora il salto è verso la produzione diretta, con l’impianto che vedrà la luce nel 2019.

Oltre la vendita, come fanno i competitor, c’è tutto un menù di servizi: “Offriamo ai nostri soci l’efficientamento energetico, la realizzazione di impianti fotovoltaici e il monitoraggio dei consumi. Puntiamo a far partecipare le persone coinvolgendole delle reti sociali che lavorano per la transizione energetica dal basso“.

I soci sanno quindi da dove arriva l’energia che usano e “possono beneficiare di una commissione sull’utile ovvero un ritorno, che determina una riduzione della spesa”. I prezzi di énostra sono inoltre sganciati da oscillazioni di prezzo che derivano da variabili esogene, (vedi, ad esempio, guerre ecc.), visto che il prezzo fisso offerto è slegato dalle dinamiche del mercato del fossile. C’è un prezzo fisso in relazione alla quota pagata, per 10 anni.

“E’ una grande sfida – spiega Zanoni – guardiamo a esperienze internazionali come quella spagnola. Ma il percorso non è facile, nonostante i danni creati dal cambiamento climatico si tratta di un fenomeno che non fa ancora presa sull’opinione pubblica. E’ difficile far capire che, con un gesto semplice, si può incidere sulle politiche climatiche”.

La cooperativa si è data la missione di dare valore civico alla scelta energetica: “Puntiamo a dare il massimo beneficio al contesto locale con impianti dove il cittadino è parte in causa e avrà lui stesso un beneficio dalla partecipazione alla comunità. Per essere chiari: si parte dal cittadino, dalla base, e poi si tira su la pala e non il contrario…” .

 

Fonte: GREENEWS, 6 novembre 2018




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