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Rassegna del 8 Agosto 2019
    

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Il vero lusso della moda oggi è la sostenibilità


Il vero lusso della moda oggi è la sostenibilità

Oggi che anche il lusso ha le aspettative di vita del fast fashion, Marie-Claire Daveu ci spiega la strategia di sviluppo sostenibile del Gruppo Kering.

Quando parliamo di donne nel sistema-fashion ci vengono subito in mente nomi di grandi stiliste come Donatella Versace e Stella McCartney, piuttosto che di svariate influencer; ma negli ultimi decenni le donne stanno facendo la differenza anche nel dietro le quinte della grande industria della moda. Una di loro è sicuramente Marie-Claire Daveu, che dal 2012 è a capo della strategia di sviluppo sostenibile del Gruppo Kering, la multinazionale del lusso con all'interno alcuni tra i più rinomati marchi di moda tra cui Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga e Alexander McQueen.

La moda è la seconda industria più inquinante dopo quella petrolifera, ed essendo un'industria continuamente in crescita, il danno ambientale che essa provoca non può che aumentare in maniera direttamente proporzionale al suo sviluppo. A peggiorare la situazione i social e l'iperformatività da outfit che causano; a quante di noi non è capitato di percepire un capo come vecchio solo perché lo abbiamo "postato" in più di una foto? La conseguenza di tutto questo? Anche il luxury ha le aspettative di vita del fast fashion se a determinarne l'invecchiamento è il nostro feed di Instagram.


Abbiamo incontrato Marie-Claire per farci spiegare come la rivoluzione green può dispiegarsi all'interno di un colosso del lusso come Kering. E di come, nonostante tutto, per lei la moda resti un bene necessario all'umanità.

 

 

Come la moda può fare la differenza in termini di sostenibilità ambientale?

Penso che oggi il vero lusso della moda sia la sostenibilità, e la sostenibilità deve essere più che mai nel nostro tempo, con l'emergenza ambientale che stiamo vivendo, il punto di partenza del processo creativo. È infatti il paradigma della sostenibilità che deve guidare la scelta delle materie prime, dei modi di produrre un dato capo, di come si vuole che sia distribuito/venduto e di come venga poi smaltito una volta che si decide di non metterlo più. Bisogna essere molto metodici in questo, in modo tale da ridurre al minimo l'impatto ambientale ad ogni stadio di processo. E soprattutto, bisogna cercare di produrre solo quello che si stima possa essere venduto. Dobbiamo essere un po' degli statisti in questo! (ride)

Pensi che le nuove generazione giocheranno o stiano già giocando un ruolo centrale in questo processo?

Penso che i nuovi designer abbiano talmente vissuto il tema della salvaguardia ambientale come un'urgenza politica negli ultimi anni che facciano davvero fatica a immaginare un design che non contempli la sostenibilità in una qualche forma. E credo che sia compito di un grande gruppo come il nostro condividere le nostre conoscenze scientifiche al riguardo con i giovani designer indipendenti; per questo sul nostro sito web ho voluto creare una sezione open-source dove spiego come abbiamo fatto a ridurre il nostro impatto ambientale in maniera così drastica negli ultimi anni. Penso che questa componente pedagogica sia un qualcosa di fondamentale e materno che io in quanto donna sento di dover portare avanti attraverso il mio lavoro.

Una delle critiche ambientaliste alla moda è il fatto che non produca beni necessari. Perché la moda è invece per te un qualcosa la cui continua produzione è necessaria?

Beh, penso che la moda sia una forma di cultura, materiale certo, ma pur sempre di cultura si tratta. La gente ha da sempre usato la moda come mezzo per trasmettere degli ideali politici, oltre che estetici; ideali che portassero a un miglioramento della società attraverso i capi. Basti pensare all'impatto politico che ebbe il primo smoking da donna creato da Yves Saint Laurent. Inoltre la moda permette di preservare un certo tipo di artigianalità, un rapporto materico con il mondo dei più raffinati a mio avviso.

Come vedi il futuro del fast fashion?

Trovo che anche l'industria del fast fashion stia capendo come la sostenibilità non sia più una scelta; penso anche però che sia responsabilità del consumatore capire quanto possa durare ciò che acquista e fare scelte di conseguenza sempre più consapevoli: il futuro della moda in termini ambientali è una responsabilità collettiva. Non solo di chi la moda, come noi, la produce.

 

 




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