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Rassegna del 8 Agosto 2019
    

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Cambiamento climatico, quando la disinformazione passa da Youtube


Cambiamento climatico, quando la disinformazione passa da Youtube

Dove va a sbattere un internauta che esplora YouTube in cerca di lumi sui cambiamenti climatici? Che cosa appare sullo schermo usando parole chiave come “cambiamento climatico”, “riscaldamento globale”, “ingegneria del clima”? Meglio in inglese – climate change, global warming, climate engineering – se aspira a una visione globale. Un recente studio pubblicato su Frontiers in Communication porge una risposta inquietante: più della metà dei video sostengono opinioni opposte al consenso scientifico sul cambiamento climatico. Ho fatto la prova. E uno dei primi video apparsi digitando “climate change”, filtrato dal numero di visualizzazioni, è un dibattito in cui Dan PeñaThe 50 billion Dollar Man, fondatore di Quantum Leap Advantage – battezza senza fronzoli il cambiamento climatico come “la più grande frode della storia”. Lo hanno visto quasi due milioni di persone: 39mila lo hanno gratificato con un like, contro soli 9mila dislike.

Oggi i libri influenzano l’opinione pubblica assai meno degli audiovisivi e dei social. Quasi due miliardi di utenti registrati su YouTube in tutto il mondo accedono ogni mese alla piattaforma. La diffusione del sapere avviene sempre meno tramite i libri divulgativi, che gli studiosi scrivono in ossequio alla terza missione di un accademico, e sempre più tramite la rete. Il libro forse più venduto nel mondo in tema di cambiamenti climatici – The Uninhabitable Earth: Life After Warming di David Wallace-Wells – ha venduto poco più di 50mila copie. Il video con cui il tycoon arringa la folla con esagerato trasporto per comunicare il suo negazionismo ha avvicinato due milioni di persone.

Per numero di visualizzazioni, i video di consenso sul clima (esclusi i dibattiti) battono quelli negazionisti e cospirativi per un soffio: circa 2.300 visualizzazioni in più sugli oltre 34 milioni contati dal campione analizzato nello studio. Chi decide quali video compaiono in una ricerca? YouTube stessa, che probabilmente ottimizza il profitto pubblicitario. A sua volta, YouTube potrebbe però svolgere un ruolo positivo nel contenere la disinformazione. Da parte loro, gli studiosi che comunicano al pubblico i risultati scientifici potrebbero lavorare meglio in questa direzione. Molti docenti utilizzano già i video di YouTube come ausilio alla didattica e c’è perfino una università che utilizza YouTube come vettore principale delle lezioni: la Khan Academy che porto a esempio di possibile archetipo di università del futuro nel mio libro Morte e resurrezione delle Università (Amazon, 2018).


Nello stesso tempo, questo studio dimostra come YouTube possa diventare uno strumento di autoeducazione, completamente disgiunto da qualunque competenza sul tema che viene trattato.Quando scrissi un libro divulgativo d’insuccesso all’inizio degli anni 90, fui deriso da autorevoli critici che dominavano la divulgazione scientifica dell’epoca: tema obsoleto, moda estemporanea, scienza senza futuro.All’epoca, le emissioni di CO2 erano la metà rispetto a quelle di oggi. Già da allora avremmo potuto sviluppare piani di adattamento a medio e lungo termine senza il panico che, a breve, potremmo essere costretti a sperimentare. Il sottotitolo del libro era “Istruzioni per l’uso”. Ma chi legge le istruzioni per l’uso del proprio smartphone nuovo, un opuscolo talmente inutile che non viene più inserito nella scatola? Perciò ho inserito un breve video su YouTube, intitolato Il clima cambia: cambia il clima, è cambiato; e cambierà.




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