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Rassegna del 6 Febbraio, 2020
    

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Il Tevere non è più così sporco


Il Tevere non è più così sporco

Non è più così sporco e potrebbe diventare il 26esimo parco nazionale italiano

Sorpresa: a dispetto di quanto si pensi, il Tevere non è più così sporco. E rispetto a due decenni fa, oggi è sempre più vivo e lo dimostra il fatto che alla foce spesso si ritrovino anche i delfini. A rivelarlo è “Tevere Nostrum”, il libro edito da Polistampa e curato dal segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Italia Centrale, Erasmo D’Angelis.

Una 'biografia' del fiume leggendo la quale si scopre che se il paesaggio fluviale è ancora in parte condizionato dal trasporto delle acque di piena degli affluenti nei periodi dei nubifragi (non tutti con una depurazione efficiente e sufficiente), si è però chiusa definitivamente la stagione nella quale Tevere e Aniene fungevano da collettori fognari della Capitale e dei Comuni dell’area metropolitana, grazie al lavoro di Acea, iniziato con l’amministrazione di Francesco Rutelli sindaco.

Un lavoro che ha trasferito gli scarichi di circa 4 milioni di persone, che si riversavano nelle acque del Tevere e poi in mare anche attraverso l’Aniene, nei 25.200 km di rete fognaria gestita da Acea Ato2 e dai collettori nei grandi impianti di depurazione di Roma e nei 170 impianti minori di depurazione dell’area metropolitana. Che oggi trattano, come meritano, circa 500 milioni di metri cubi di acqua all’anno, calcolando anche l’acqua piovana che confluisce nel sistema fognario.

E così, il Tevere si candida a diventare il 26esimo parco nazionale italiano, l’idrovia ecologica vitale che attraversa per 405 km tutto il centro Italia, da proteggere e valorizzare collegando le 18 aree protette esistenti tra parchi fluviali, oasi e aree naturalistiche delle regioni attraversate.

A rilanciare la proposta è lo stesso D’Angelis: "Quanti fiumi al mondo possono vantare un intreccio così profondo e fecondo tra storia, natura, cultura e un legame così intenso con le terre che attraversano rendendole fertili? Basterebbe rispondere a questa domanda per capire che è il tempo di un Tevere più sicuro, pulito, da vivere”, spiega l'autore del volume.

A raccontare l'operazione di 'pulizia' del Tevere è Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato di Acea: "Il lavoro e l’impegno dell’azienda negli ultimi anni - spiega - hanno contribuito a rendere il fiume più vivo e più pulito, con un livello sempre maggiore di efficienza per quanto riguarda i controlli ambientali e la qualità delle acque. Il sistema impiantistico depurativo, per esempio, è in continua evoluzione tecnologica e oggi a Roma operano quattro principali impianti di depurazione Acea al servizio di oltre 3 milioni di abitanti".

Acea, si è inoltre adoperata per eliminare gli scarichi non a norma e ha sviluppato un sistema di telecontrollo che permette di monitorare in tempo reale tutti gli impianti e le reti del servizio idrico integrato.

“Tevere Nostrum” è un libro fotografico che unisce storia, natura, ecologia e cultura dedicato al fiume fondativo di Roma e della nostra civiltà, un ecosistema fluviale di 405 chilometri che attraversa i territori di 56 Comuni in quattro regioni: Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio. Una 'biografia' del Tevere che inizia cinque millenni fa e attraversa ogni epoca storica; comprende l’epopea degli acquedotti romani e l’età dei mulini spinti dalla sua energia e i 42 affluenti.

Le 380 pagine sono arricchite da oltre 700 tra immagini scattate da fotografi naturalisti come Andrea Barghi, documenti scientifici, dipinti dei più grandi artisti e vedutisti di ogni epoca (con vere rarità come i bagni senza vestiti nel fiume nel Settecento oggetto di un editto papale), cartografie, documenti e mappe, ricostruzioni dei porti e delle aree fluviali della Roma antica.

Il volume è suddiviso in sei capitoli: “In viaggio con il Tevere dalla sorgente alla foce”; “Regina Aquarum” con la storia degli antichi acquedotti romani fino alle moderne fonti del Peschiera; “Le fontane da mille e una notte” con il ritorno della grandeur dell’acqua nel Seicento; “I ponti sul Tevere”, che sono 155, per la prima volta elencati dalla sorgente al mare con le tipologie costruttive; “Mar Tevere” con la navigazione sulla via d’acqua dell’antichità e fino all’Ottocento e sull’unico fiume-mare italiano con una Capitaneria di Porto a Fiumicino; “Il Tevere odi et amo”, 5mila anni di storia dai primi insediamenti ad oggi e l’elenco delle 196 grandi piene dal 414 a.C. al 2014.





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