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Rassegna del 1 novembre 2018
    

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Cosmetica, il decalogo per l’acquisto di prodotti eco-sostenibili. Ma c’è anche l’app che dà il via libera


Cosmetica, il decalogo per l’acquisto di prodotti eco-sostenibili. Ma c’è anche l’app che dà il via libera

A trattare il tema dei benefici di un prodotto dermo-compatibile ed ecologico un convegno organizzato a Milano dall'associazione internazionale di dermatologia ecologica che ha raccolto i consigli degli esperti in una serie di regole

Ogni giorno veniamo a contatto con almeno 500 sostanze presenti nei cosmetici: ce ne sono 31 in un balsamo per capelli, 45 in una crema da giorno, 28 in un bagnoschiuma, ben 40 in una lacca per capelli. Non ce ne rendiamo conto, eppure ogni singolo elemento influisce in maniera positiva, o negativa, sulla nostra pelle, l’organo più esteso del corpo umano, e sull’ambiente a noi circostante. Una relazione inevitabile e che ha al centro di tutto l’inquinamento.

Proprio di questo, di dermo-cosmesi, sostenibilità e inquinamento ha parlato il convegno organizzato a Milano dalla Skineco, l’associazione internazionale di Dermatologia e Ecologia guidata dalla dottoressa Pucci Romano. Un momento di incontro e di dialogo tra ricercatori, dermatologi, cosmetologi, chimici, farmacisti ed esperti del settore ambientale, culminato con l’assegnazione del premio Riccarda Serri, dottoressa e co-fondatrice dell’associazione prematuramente scomparsa, con il quale sono state riconosciute le personalità che si sono distinte in questa ricerca della sintesi tra ecologia e fruibilità del prodotto.

Cosmetico, qual è quello giusto? Orientarsi nell’acquisto di un cosmetico consapevole non è sempre semplice. La sicurezza di un prodotto, infatti, non c’è mai al 100% per questo è stato proposto un decalogo, una guida all’acquisto redatta da esperti del settore.

Oltre al principio dell’eco-dermo-compatibilità, per essere un buon prodotto il cosmetico deve, sottolineano gli esperti, “fare appello al principio di precauzione. Cioè, nel dubbio, non lo faccio”. Basti pensare, infatti, che molte sostanze che avevano il placet dell’Ue ieri, oggi sono state vietate, come l’ossido di zinco. Tra le regole anche l’attenzione all’uso di emulsionanti che spesso più che risolvere un problema, lo nascondono sotto uno strato di prodotto. Un buon cosmetico, poi, non deve avere conservanti allergenizzanti. Spesso questi compaiono in minime percentuali nei prodotti, eppure possono creare irritazioni, eczemi, prurito e dermatiti da contatto. La quinta “regola del buon cosmetico” è l’assenza di perturbatori endocrini, come parabeni, benzofenone e cinnamati. Sostanze che devono ancora essere studiate ma che, in sostanza, alterano il sistema endocrino e quindi con possibili effetti dannosi sull’organismo.

Sesto dictat: tenere sotto controllo la presenza di Dea, ossia le sostanze usate per controllare la viscosità del prodotto. Questi sono elementi consentiti dalla legge, se nel prodotto però sono presenti sostanze che hanno effetto cancerogeno, spiegano gli esperti Skineco. Tra le regole del decalogo anche l’attenzione agli “ecofurbetti”. Un prodotto infatti può essere ‘sano’ anche se non necessariamente ‘naturale’. Fatta eccezione per gli oli vegetali puri, infatti, non esistono i cosmetici 100% naturali che in molti sponsorizzano. Ottava regola: il prodotto deve essere formulato con la chimica “amica”, ovvero non deve solo contenere elementi “buoni” ma anche essere assemblato con componenti di sintesi che rispettino le strutture della pelle. Penultimo dictat, il prodotto deve essere “sostenibile”, cioè, spiega il dottor Tamburella, “capace di avvantaggiare il consumatore nell’uso”. Infine il cosmetico deve essere sistemico: non può prescindere cioè da tutta una serie di altri prodotti eco-dermo-compatibili, come i tessuti dei vestiti o delle lenzuola in cui dormiamo.

Ma non solo una serie di regole. Il convegno ha lanciato un “dizionario della biocosmesi“, consultabile tramite una app, chiamata EcoBio Control, in cui è sufficiente inserire il nome Inci di una sostanza, quello, per intenderci, che si legge nell’etichetta degli ingredienti di un prodotto, per testarne la qualità. Un semaforo, rosso, giallo, verde e nero, indicherà il grado di “rischio” di una componente, dandone anche delle caratteristiche. Un modo semplice e veloce per orientarsi nell’acquisto spesso difficile. L’applicazione, gratuita e scaricabile su ogni dispositivo, conta già 21mila sostanze, ma è in continuo aggiornamento.

Il binomio ambiente – pelle. E proprio il legame indissolubile tra ambiente e pelle è stato il filo conduttore della giornata. “L’inquinamento che produciamo con la cosmesi fa male tanto all’ambiente quanto alla nostra stessa pelle”, ha detto la dottoressa Romano, sottolineando, appunto, questa duplice valenza del prodotto sostenibile. Un cosmetico, quindi, che deve essere sia ecologico, cioè ‘amico’ dell’ambiente, che dermo-compatibile, cioè ‘giusto’ per il nostro tipo di pelle.

Ma perché i cosmetici sono dannosi per l’ambiente? Ad inquinare non sono solo i packaging, cioè gli imballaggi dei prodotti, ma soprattutto le micro-plastiche presenti al loro interno. Le stesse che con una direttiva di pochi giorni fa l’Unione europea vuole bannare entro il 2021. “Le microplastiche derivanti da cosmesi rappresentano ancora una minima percentuale di quelle presenti in mare (tra lo 0,01 e l’1,5%) – ha spiegato Mikol Bettella, membro del Green remedies scientific board – eppure sono ugualmente pericolose”. Una pericolosità che oggi, dopo anni di battaglie ‘green’, viene riconosciuta in molti settori. “Anche nell’edilizia ci sono microplastiche di cui neanche ci accorgiamo – ha detto Daniela Ducato, referente della produzione circolare ‘La casa verde C02.0’, il più grande polo produttivo italiano della bio-edilizia – Pensate solo a quelle che si trovano nelle colle con cui ad esempio vengono fatti i parquet, ma che per legge nessuna azienda deve dichiarare”.

Fondamentale quindi essere sostenibili, in tutto. “Essere sostenibili per un’azienda non vuol dire solo produrre in maniera sostenibile. Vuol dire innanzi tutto essere credibili sul mercato e resilienti, cioè capaci di rispondere alle avversità future”, ha spiegato Francesco Tamburella, imprenditore e responsabile di Consumer lab, centro studi che promuove la cultura della sostenibilità. Essere quindi pro-ambiente non dev’essere una scelta solo delle industrie di cosmesi, ma di tutte le aziende. Una scelta che, ha sostenuto durante il convegno la giornalista Cristina Gabetti, da sempre impegnata nelle tematiche ambientali, deve essere soprattutto “consapevole” più che “sostenibile”.

 

Fonte e photo credits: Il Fatto Quotidiano




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