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ISSUE 437

Meno burocrazia ambientale: così l’UE prova il rilancio

La Commissione UE lancia una consultazione pubblica per semplificare e snellire i requisiti amministrativi connessi all'ambiente nei settori dei rifiuti, dei prodotti e delle emissioni industriali.

economiacircolare.com

Meno burocrazia ambientale: così l’UE prova il rilancio

Semplificare per una competitività sostenibile: con questo slogan la Commissione UE ha lanciato una nuova consultazione pubblica, ancora una volta incentrata sulla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese e delle autorità pubbliche dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Dopo i vari pacchetti Omnibus – di cui uno, l’ottavo, incentrato esclusivamente sugli aspetti ambientali – la nuova iniziativa, secondo quanto annunciato dalla Commissione, semplificherà e snellirà i requisiti amministrativi connessi all’ambiente nei settori dei rifiuti, dei prodotti e delle emissioni industriali.

 

C’è tempo fino al 7 maggio per presentare le proprie osservazioni. Talmente alta è l’attenzione su questo tema che la Commissione ha allargato il periodo dedicato all’invio di feedback: di solito è di 4 settimane, questa volta è stato raddoppiato a 8. Tutti i feedback ricevuti saranno sintetizzati dalla Commissione europea e presentati al Parlamento europeo e al Consiglio con l’obiettivo di alimentare il dibattito legislativo. La Commissione si impegna sin da ora a fare in modo che la nuova revisione sarà svolta “senza pregiudicare gli obiettivi politici perseguiti dalla legislazione attuale”.

 

Sarà davvero così?

 

Come rendere più efficace il diritto ambientale dell’UE?

 

Davvero c’era bisogno dell’ennesima semplificazione normativa a livello UE, a tutto vantaggio delle imprese (e in parte per gli enti pubblici degli Stati membri)? Per la Commissione non sembrano esserci alternative, se si vuole perseguire il mantra della competitività. “La relazione sul futuro della competitività europea ha evidenziato che la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, efficiente sotto il profilo delle risorse e circolare sarà fondamentale per garantire la prosperità economica, la resilienza e la competitività a lungo termine dell’UE” si legge nella proposta di modifica. “Con la bussola per la competitività dell’UE, la Commissione ha presentato la sua strategia per i prossimi cinque anni intesa a sfruttare appieno il potenziale di tale transizione. Da allora la Commissione ha inoltre rafforzato gli obiettivi di riduzione dei costi amministrativi per le imprese (insieme alle autorità pubbliche) e le piccole e medie imprese, rispettivamente del 25% e del 35%”.

 

Eppure oggi l’Unione Europea può vantare “un corpus solido di diritto ambientale”, come riconosce la stessa Commissione. Allora perché cambiare? Per essere più efficaci. Governi, associazioni, consorzi e sindacati ripetono da anni che alcuni obblighi europei appaiono inutili vincoli, costosi doppioni, criteri troppo rigidi. Ecco perché, dopo un lungo periodo di confronto con un numero notevole di portatori di interesse, la Commissione ha elaborato alcune indicazioni che costituiscono la base di partenza di questa consultazione che mira a rafforzare la legislazione ambientale, asciugandola e integrandola.

 

“Tra le misure in grado di realizzare tale obiettivo – scrive la Commissione – si possono citare le seguenti:

 

– la razionalizzazione degli obblighi di comunicazione e notifica, ad esempio la soppressione della banca dati SCIP (sostanze che destano preoccupazione nei prodotti) ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti;

– l’armonizzazione delle disposizioni relative ai rappresentanti autorizzati per la responsabilità estesa del produttore in ciascuno Stato membro in cui un produttore vende un prodotto che rientra nell’ambito di applicazione delle norme relative alla responsabilità estesa del produttore e l’agevolazione della comunicazione in materia;

– la razionalizzazione degli obblighi di comunicazione, l’eliminazione dei doppi obblighi di comunicazione e la promozione di un’ulteriore digitalizzazione della comunicazione nel settore dell’economia circolare, delle emissioni industriali e della gestione dei rifiuti, rispettando nel contempo gli obiettivi strategici;

– soluzione delle problematiche riguardanti le autorizzazioni per quanto riguarda le valutazioni ambientali sulla base dell’esperienza recentemente acquisita, ad esempio nell’ambito della normativa sull’industria a zero emissioni nette”.

 


Quale potrà essere l’impatto della nuova semplificazione UE

 

Ridurre senza togliere: è l’apparente paradosso delle semplificazioni ambientali che il nuovo corso UE sta pervicacemente perseguendo. Più volte abbiamo raccontato dell’opposizione da parte della società civile. Negli scorsi giorni, ad esempio, 5 delle principali organizzazioni ambientaliste europee hanno esortato i capi di Stato e di governo dell’UE a fermare l’agenda di deregolamentazione in accelerazione, avvertendo che l’attuale pressione politica per tagliare la burocrazia rischia di indebolire le fondamenta del mercato unico e di minare la competitività, la sicurezza e la salute pubblica a lungo termine dell’Europa.

 

La lettera congiunta – emessa da BirdLife Europe, Climate Action Network Europe, European Environmental Bureau, Transport & Environment e WWF European Policy Office – segue una serie di crescenti preoccupazioni espresse dalla società civile per quanto riguarda i tentativi di indebolire la legislazione climatica e ambientale. Ma, come abbiamo visto con questa nuova consultazione, la Commissione europea ha scelto di andare avanti. Con l’obiettivo magari di allentare i controlli dal punto di vista amministrativo ma senza intaccare lo spirito della legislazione ambientale. Non è un caso, ad esempio, che la nuova consultazione si svolga senza neppure una valutazione d’impatto. Così tocca accontentarsi di definizioni vaghe e apodittiche.

 

“Le misure dovrebbero ridurre i costi di comunicazione, monitoraggio, notifica, audit e altri obblighi amministrativi, nonché ottimizzare le procedure amministrative – scrive ancora la Commissione –  Le misure strategiche dovrebbero consentire di raggiungere gli obiettivi ambientali delle normative UE in modo più efficace ed efficiente sotto il profilo dei costi, al fine di agevolare il rispetto delle politiche ambientali da parte dell’industria UE e di aumentarne l’efficacia. Esse dovrebbero inoltre ridurre gli oneri a carico delle autorità competenti degli Stati membri, consentendo una migliore applicazione e attuazione”.

 

Foto: Commissione europea / economiacircolare.com

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