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ISSUE 437

Più boschi, meno gestione: il nodo irrisolto della risorsa forestale in Italia

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Più boschi, meno gestione: il nodo irrisolto della risorsa forestale in Italia

In occasione della Giornata mondiale delle foreste, una fotografia sulla crescita delle superfici forestali italiane evidenzia criticità strutturali nella gestione e nella valorizzazione economica della risorsa legnosa


Nel quadro delle iniziative promosse per la Giornata mondiale delle foreste, che ricorre il 21 marzo, l’attenzione si concentra su un patrimonio naturale che in Italia ha conosciuto un’espansione significativa, ma non sempre accompagnata da una gestione adeguata e da una valorizzazione economica coerente. 


Negli ultimi cinquant’anni, spiegano da Aiel – Associazione Italiana Energie Agroforestali – la superficie forestale nazionale ha registrato un incremento rilevante, arrivando a raddoppiare (+100%) e segnando un ulteriore aumento del 5% nell’ultimo decennio. Attualmente, i boschi coprono circa 11 milioni di ettari, pari a quasi il 40% del territorio complessivo. 


Un dato che, in apparenza, suggerirebbe un rafforzamento della capacità ecosistemica del Paese, ma che richiede una lettura più articolata. L’espansione forestale, infatti, non è il risultato di politiche strutturate di pianificazione ambientale, bensì la conseguenza diretta del progressivo abbandono delle aree interne e montane. 


La contrazione delle attività agricole, zootecniche e selvicolturali ha determinato una naturale ricolonizzazione dei terreni da parte del bosco. Tale dinamica, pur contribuendo all’aumento della copertura forestale, ha comportato una perdita di presidio territoriale e di competenze locali. 


Lo sviluppo di attività legate alla gestione sostenibile del bosco potrebbe generare ricadute economiche e occupazionali rilevanti, oltre a contribuire alla manutenzione del territorio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.

 


Gestione forestale: un ritardo strutturale 

 

Nonostante l’ampiezza della superficie forestale, solo il 15% dei boschi italiani è attualmente interessato da piani di gestione forestale. Si tratta di un elemento critico, che evidenzia un ritardo sistemico nella governance della risorsa. 


Il livello di prelievo legnoso si mantiene infatti contenuto: la media annua si attesta intorno ai 15,4 milioni di metri cubi, di cui circa 10,8 milioni destinati a uso energetico sotto forma di legna da ardere, pari al 70% del totale. 


Il tasso di utilizzo delle foreste in Italia oscilla tra il 18% e il 37%, valori significativamente inferiori rispetto alla media europea, che raggiunge circa il 73%.


“Le foreste italiane rappresentano una ricchezza ambientale, economica e sociale fondamentale per il nostro Paese. La filiera legno-energia nasce dal bosco e dalla sua pianificazione: attraverso una gestione forestale sostenibile è possibile valorizzare il patrimonio forestale, prevenire incendi e dissesto idrogeologico e generare occupazione nelle aree montane – afferma Marco Bussone, presidente Aiel – Scegliere filiere legnose locali, sostenibili e tracciate significa prendersi cura dei nostri boschi, mantenerli sani, più resilienti ai cambiamenti climatici e capaci di continuare a garantire benefici ambientali e sociali alle generazioni future“. 


Una nota positiva riguarda la gestione forestale responsabile, che in Italia nel 2025 ha segnato un incremento del 35%. Secondo i datidiffusi dalla Ong Forest Stewardship Council, infatti, gli ettari certificati secondo lo standard di Gestione Forestale, nel 2025 hanno raggiunto quota 155.750,59, distribuiti in 10 regioni, con un incremento del 35% rispetto al 2024. Aumentato anche il numero dei certificati di gestione forestale attivi, che passa da 32 a 37 (+12% ). 


Tra questi, 8 sono certificazioni di gruppo che coinvolgono complessivamente 93 membri, contribuendo alla diffusione di pratiche di gestione responsabile anche nei contesti forestali più frammentati. 


Se guardiamo ai dati su base territoriale, la regione con il maggior numero di ettari certificati rimane la Toscana (34,6%), seguita dalla Lombardia (17,4%) e dalla Provincia autonoma di Trento. Dal punto di vista della proprietà, circa il 40% delle aree certificate risulta di natura privata, mentre il restante 60% ricade in proprietà pubblica.

 

Foto: freepik.com

 

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