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ISSUE
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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM 30 gennaio 2026: il nuovo modello sostituisce quello del 2025 e, a causa della pubblicazione oltre il termine del 1° marzo, slitta il termine per la presentazione.
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 marzo 2026, n. 53, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 gennaio 2026 che approva il nuovo Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) per l’anno 2026, da utilizzare per le dichiarazioni riferite ai dati dell’anno 2025.
Il provvedimento sostituisce integralmente il modello precedente, approvato con il DPCM 29 gennaio 2025, che aveva disciplinato le dichiarazioni relative all’anno 2024.
Il nuovo modello, insieme alle relative istruzioni, rappresenta quindi il riferimento aggiornato per gli adempimenti dichiarativi previsti dalla normativa ambientale sulla gestione dei rifiuti.
MUD 2026: il nuovo modello in Gazzetta Ufficiale
Il decreto approva il nuovo modello e stabilisce che gli allegati tecnici, che ne costituiscono parte integrante, siano resi disponibili dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE).
Come avviene ogni anno, il MUD viene aggiornato per consentire la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alla produzione, alla gestione e al trattamento dei rifiuti da parte delle diverse categorie di operatori economici e degli enti pubblici.
Il provvedimento richiama inoltre il quadro normativo di riferimento in materia di gestione dei rifiuti, a partire dal d.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) e dalle più recenti disposizioni europee e nazionali in materia di economia circolare, tracciabilità e gestione degli imballaggi.
Termine di presentazione: scatta la proroga a 120 giorni
In via ordinaria, il MUD deve essere presentato entro il 30 aprile di ogni anno, con riferimento ai dati relativi all’anno precedente.
Tuttavia, la Legge 25 gennaio 1994, n. 70, all’art. 6, comma 2-bis, prevede una disciplina specifica nel caso in cui il modello venga modificato o aggiornato con un decreto pubblicato dopo il 1° marzo. In questa ipotesi, il termine di presentazione non resta quello ordinario del 30 aprile, ma viene posticipato a 120 giorni dalla data di pubblicazione del decreto.
Poiché il DPCM 30 gennaio 2026 è stato pubblicato il 5 marzo 2026, il termine per la presentazione del MUD 2026 slitta quindi al 3 luglio 2026.
Cos’è il MUD e a cosa serve
Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) è previsto dalla Legge n. 70/1994 e rappresenta lo strumento con cui imprese, enti e amministrazioni comunicano annualmente alle autorità competenti i dati relativi alla gestione dei rifiuti.
La dichiarazione consente allo Stato di raccogliere informazioni utili per:
monitorare la produzione dei rifiuti;
verificare le attività di recupero e smaltimento;
supportare le politiche pubbliche in materia di tutela ambientale.
Chi è obbligato a presentare il MUD
L’obbligo di presentazione riguarda, tra gli altri:
le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
i produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da attività industriali e artigianali con più di dieci dipendenti;
i Comuni, con riferimento alla gestione dei rifiuti urbani;
i soggetti coinvolti nella gestione di veicoli fuori uso (VFU), pile e accumulatori esausti e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).
La dichiarazione deve essere presentata in modalità telematica, attraverso i sistemi messi a disposizione dal sistema camerale.
La mancata presentazione del MUD entro il termine previsto comporta l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal d.Lgs. n. 152/2006, che per i soggetti obbligati possono arrivare fino a 15.600 euro.
Modalità di presentazione
Restano invariate le modalità di presentazione della dichiarazione: il MUD dovrà essere trasmesso esclusivamente per via telematica, attraverso i portali gestiti dal sistema delle Camere di Commercio, secondo le procedure informatiche ormai consolidate.
Va infine segnalato che l’attività di compilazione di quest’anno si inserisce in un contesto di progressiva digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti. Molte imprese, infatti, hanno già dovuto confrontarsi con il passaggio dai tradizionali registri di carico e scarico cartacei ai nuovi registri digitali, operativi dal 13 febbraio dello scorso anno per numerosi operatori iscritti al Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti (RENTRi).
Un cambiamento che incide direttamente sull’organizzazione dei dati e sulle modalità con cui le imprese raccolgono le informazioni necessarie alla predisposizione della dichiarazione annuale.
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Rassegna del 27 Marzo, 2026 |
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