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ISSUE 443

Glifosato: cos’è e come danneggia le persone e l’ambiente

greenpeace.org

Glifosato: cos’è e come danneggia le persone e l’ambiente

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo. Da oltre 50 anni viene impiegato in agricoltura, nelle foreste e persino nei nostri giardini per eliminare le cosiddette “erbe infestanti”. Ma dietro la sua diffusione su larga scala si nascondono dei seri pericoli: sempre più studi, infatti, evidenziano rischi per la salute umana, la biodiversità e gli ecosistemi. Eppure, il suo uso continua a essere autorizzato in Europa.

 

Ma cos’è il glifosato? Come agisce sull’ambiente e sulla salute umana? E perché è diventato uno degli erbicidi più discussi degli ultimi anni? Vediamolo insieme.

 

 

Cos’è il glifosato e a cosa serve

 

Il glifosato è l’erbicida più usato a livello mondiale per eliminare le piante indesiderate in agricoltura e non solo: è impiegato dai seminativi ai frutteti, dagli orti al diserbo di strade e ferrovie. Brevettato negli anni Settanta da Monsanto e oggi commercializzato da aziende come Bayer, è usato in agricoltura da oltre 50 anni. Il suo impiego è però aumentato notevolmente con la diffusione delle colture OGM, come per esempio la soia Roundup Ready di Monsanto-Bayer, che sono state modificate geneticamente per resistere a questo erbicida.

 

 

I danni per la biodiversità e gli ecosistemi

 

Il glifosato agisce ad ampio spettro, aggredendo tutte le parti verdi delle piante con cui entra in contatto. Insieme ai suoi prodotti di degradazione, si accumula inoltre nel terreno, danneggiando gli organismi che vivono nel suolo e compromettendo l’assorbimento di micronutrienti utili a difendere le piante dalle malattie. Ma non solo: in Italia questo erbicida è una delle principali cause di contaminazione delle acque e interferisce con l’equilibrio ecologico di fiumi e laghi1.

 

 

Gli effetti del glifosato sulle api e sulla fauna selvatica

 

Il glifosato non danneggia solo le erbe infestanti, ma tutto l’ambiente circostante, compresa la fauna selvatica: uccelli, anfibi, insetti e lombrichi. Diversi studi avvertono che, alle concentrazioni che spesso si trovano nell’ambiente, questo erbicida può interagire con il microbiota intestinale delle api, rendendole più vulnerabili alle malattie, nonché influire sul loro sistema nervoso e sulla riproduzione2.

 

 

Quanto è pericoloso il glifosato per le persone

 

Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per gli esseri umani» 3. Studi più recenti hanno evidenziato che il glifosato potrebbe danneggiare il sistema nervoso ed essere correlato a malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, oltre a influire negativamente sul sistema ormonale 4. L’esposizione delle persone al glifosato avviene sia attraverso la sua presenza nell’ambiente, sia attraverso i residui negli alimenti, con rischi più elevati per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che maneggiamo direttamente l’erbicida.

 

 

Le alternative al glifosato esistono

 

Coltivare senza fare uso di erbicidi di sintesi è già possibile e l’agricoltura biologica ne è un esempio. È possibile limitare l’uso di pesticidi ai casi di stretta necessità, anche con una gestione integrata delle piante infestanti, Integrated Weed Management, IWM, cioè integrando le pratiche agricole fisiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche con la vasta conoscenza ormai a disposizione sulle piante coltivate e sulle infestanti. Un’agricoltura senza pesticidi evita di aumentare la resistenza nelle specie infestanti, riduce l’erosione del suolo e protegge la biodiversità.

 

 

Malgrado i rischi, nel 2023 l’uso del glifosato è stato autorizzato per altri 10 anni

 

Nel 2023 gli Stati dell’Unione Europea, Italia compresa, sono stati chiamati a decidere se il glifosato potesse essere ancora usato in Europa o vietato una volta per tutte.

 

Fin da subito noi di Greenpeace Italia ci siamo schierati contro il rinnovo del suo utilizzo: per fare pressione sul Governo e l’Unione Europea abbiamo organizzato una mobilitazione straordinaria, raccogliendo in pochi mesi oltre 100 mila firme.

 

Il 16 novembre 2023, durante la votazione svoltasi a Bruxelles, non è stata raggiunta una maggioranza né a favore né contro il rinnovo all’uso del glifosato. L’Italia, che il 13 ottobre aveva addirittura votato a favore del rinnovo, ha scelto di astenersi, insieme ad altri sei Paesi, tra cui Francia e Germania.

 

Poi, la doccia fredda: a dicembre 2023 la Commissione UE ha deciso di prolungare l’autorizzazione all’uso del glifosato per altri 10 anni.

 

Nonostante a gennaio 2024 decine di ONG abbiano presentato la richiesta di sospensione dell’uso del glifosato, l’epilogo è stato amaro. La richiesta è stata respinta a settembre 2024 con motivazioni che lasciano davvero increduli: le valutazioni del rischio dell’UE del 2017 e del 2023 hanno concluso che il glifosato non presenta rischi significativi per la salute.

 

Una decisione che ignora del tutto gli studi scientifici che dicono l’esatto contrario.

 

La pericolosità del glifosato, infatti, è ormai nota e innegabile: basti pensare che a dicembre 2025, a distanza di 25 anni dalla sua pubblicazione, è stato ritirato uno studio che dichiarava l’innocuità del glifosato perché giudicato incompleto e poco trasparente.

 

 

Ora L’Unione Europea vuole anche indebolire le leggi sui pesticidi

 

Malgrado i rischi legati a sostanze come il glifosato, l’UE ora sta puntando a ridurre le revisioni periodiche sui pesticidi consentiti e ad allungare le autorizzazioni.

 

È questo l’obiettivo del Pacchetto Omnibus, la proposta di riforma delle norme che – se approvata – andrà a favorire l’uso dei pesticidi tossici, rendendo più facile mantenere sul mercato sostanze pericolose come il glifosato: un regalo per le multinazionali come la Bayer, che commercializza il glifosato ricavandone profitti miliardari.

 

 

Chiediamo leggi più severe contro il glifosato!

 

Il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato in Europa dimostra quanto sia ancora difficile mettere la tutela della salute e dell’ambiente davanti al profitto.

 

Eppure le alternative al glifosato esistono già: pratiche agricole sostenibili permetterebbero di ridurre la nostra dipendenza dai pesticidi, mettendo al sicuro l’ambiente e la salute delle persone.

 

L’uso del glifosato può e deve essere messo al bando. È tempo che l’Unione Europea riveda la sua posizione e si schieri contro l’uso del glifosato e di altre sostanze pericolose: noi di Greenpeace non smetteremo di fare pressione affinché questo avvenga e tu puoi unire la tua voce alla nostra!

 

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