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ISSUE 443

L’Italia ha il parco traghetti più inquinante d’Europa, ma il 76% può essere elettrificato (risparmiando)

Carlo Tritto (T&E): «Le città di porto tornerebbero ad avere un'aria respirabile, lo Stato conseguirebbe un importante taglio delle emissioni ai fini degli obiettivi di decarbonizzazione, mentre per gli armatori sono attesi risparmi economici consistenti»

greenreport.it

L’Italia ha il parco traghetti più inquinante d’Europa, ma il 76% può essere elettrificato (risparmiando)

L’Italia ha il comparto traghetti più inquinante d’Europa, ma anche uno dei maggiori potenziali di elettrificazione. Secondo una nuova analisi di Transport & Environment, presentata lo scorso 15 giugno a Portoferraio durante l’evento “Il Corridoio Blu”, entro il 2035 l’80% dei traghetti oggi alimentati da carburanti fossili potrebbe essere sostituito, dal punto di vista tecnologico, con unità full electric o ibride. E nel 76% dei casi questa scelta sarebbe anche la più conveniente per gli armatori lungo l’intero ciclo di vita dell’imbarcazione.

 

Il dato è particolarmente rilevante per l’Italia, dove la flotta traghetti ha un’età media di 33 anni, circa 7 in più rispetto alla media europea, e produce ogni anno circa 2,4 milioni di tonnellate di CO2: il 40% delle emissioni generate da tutti i traghetti nel Mediterraneo. A questo si aggiunge il peso degli inquinanti locali. Le imbarcazioni passano più di 800mila ore l’anno nelle vicinanze dei porti, anche da ferme, emettendo ossidi di zolfo, ossidi di azoto e particolato fine.

 

L’impatto sulle città portuali è significativo. Secondo l’analisi, Napoli registra i livelli più elevati di inquinamento da ossidi di zolfo causato dai traghetti in Italia, con un valore quattro volte superiore a quello prodotto complessivamente dalle oltre 500mila auto circolanti nel capoluogo campano. Nelle città portuali dello Stretto di Messina le emissioni di SOx dei traghetti risultano tra 10 e 170 volte superiori a quelle delle auto; a Portoferraio arrivano a circa 165 volte, a Piombino a circa 72 e a Livorno a 17 volte.

 

Nel caso di Livorno, l’analisi si inserisce però in un quadro più articolato. Il capoluogo labronico è già oggi l’unico capoluogo toscano in linea con la nuova direttiva europea al 2030 per Pm10 e NO2, ma per ridurre gli inquinanti legati al traffico navale diventa decisivo dare concretezza ai progetti di cold ironing, l’elettrificazione delle banchine. T&E segnala che il porto di Livorno è tra i pochi in Europa ad aver installato o appaltato più della metà dei lavori necessari, ma perché la misura sia davvero efficace e appetibile per gli armatori occorre alimentarla con energia rinnovabile.

 

Tornando ad allargare il quadro d’osservazione, la nuova area a controllo delle emissioni di zolfo (Seca) entrata in vigore nel Mediterraneo nel 2025 potrà ridurre sensibilmente l’inquinamento atmosferico, imponendo limiti più severi e spingendo gli operatori verso carburanti più puliti o scrubber. Ma, sottolinea T&E, solo l’elettrificazione consente di azzerare alla fonte la produzione di questi inquinanti durante la navigazione e le manovre.

 

Il passaggio all’elettrico avrebbe un triplo effetto: ridurre le emissioni climalteranti, migliorare la qualità dell’aria nelle città portuali e abbassare i costi operativi per le società di navigazione. La maggiore efficienza energetica della propulsione elettrica permette infatti di ridurre i consumi, sottrarsi almeno in parte alla volatilità dei prezzi fossili e azzerare i costi di adeguamento alle normative europee sulla decarbonizzazione del settore.

 

Secondo T&E, sostituire gli attuali traghetti con versioni elettriche e ibride consentirebbe di risparmiare circa 1,7 miliardi di euro in 30 anni rispetto alle alternative, pari a circa il 20% dei costi operativi. Risparmi che, secondo l’associazione, dovrebbero riflettersi anche sul costo dei biglietti, a beneficio di cittadini e viaggiatori.

 

Nel 2030 l’elettrificazione o l’ibridizzazione sarebbe già tecnicamente possibile nell’80% dei casi, anche se per il 22% delle rotte risulterebbe ancora più onerosa. Al 2035, invece, la sostituzione con mezzi elettrici diventerebbe l’opzione più economica in tre casi su quattro. Resterebbe fuori circa il 20% dei traghetti, costituito soprattutto da navi di stazza maggiore impegnate su rotte nazionali o internazionali di lunga percorrenza, come Civitavecchia-Barcellona o Ancona-Patrasso, dove l’elettrificazione diretta appare impraticabile.

 

«L’Italia ha il più evidente problema di inquinamento causato dai traghetti in Europa, ma ha anche il potenziale per risolverlo. I nostri traghetti utilizzano una tecnologia ormai superata; hanno decenni di vita, bruciano fonti fossili che inquinano l’aria e causano emissioni di CO2 e sono costosi da gestire. L'elettrificazione del comparto risolverebbe ognuno di questi problemi ed è un'opportunità che l'Italia non deve perdere», dichiara Carlo Tritto, Sustainable fuels manager di T&E Italia.

 

«Questa transizione sarebbe una vittoria per tutti: le città di porto tornerebbero ad avere un'aria respirabile, lo Stato conseguirebbe un importante taglio delle emissioni ai fini degli obiettivi di decarbonizzazione, mentre per gli armatori sono attesi risparmi economici consistenti», aggiunge Tritto.

 

L’analisi si conclude confrontando anche l’elettrificazione con l’uso crescente di biocarburanti miscelati ai combustibili fossili, una delle opzioni disponibili per rispettare gli obblighi europei. Secondo T&E, questa strada sarebbe più costosa e più emissiva: rispetto all’elettrificazione diretta o all’ibridizzazione, ricorrere ai biocarburanti comporterebbe circa 1,7 miliardi di euro di costi aggiuntivi in 30 anni e 8,7 milioni di tonnellate di CO2 in più, senza risolvere in modo strutturale il problema degli inquinanti locali prodotti dalla combustione.

 

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