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ISSUE 443

L’82% degli italiani teme gli effetti negativi della dipendenza dalle fonti fossili e il 73% vede nelle rinnovabili la soluzione

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L’82% degli italiani teme gli effetti negativi della dipendenza dalle fonti fossili e il 73% vede nelle rinnovabili la soluzione

Gli appuntamenti e gli approfondimenti messi in campo da Anev e da Wind Europe in occasione della Giornata mondiale del vento. L’associazione di settore europea lancia un chiaro messaggio: l’energia eolica può esprimere il massimo del potenziale quando c’è una stretta collaborazione con i territori ospitanti e turbine, ma le nuove normative europee attualmente in discussione rischiano di frenare questa sinergia.

 

Uno sguardo limitato ai confini del nostro Paese, innanzitutto: l’82% degli italiani teme gli effetti negativi della dipendenza dalle fossili e il 73% vede nelle rinnovabili la soluzione. A rivelarlo è un sondaggio realizzato nella seconda metà di maggio e illustrato da Anev lo scorso 15 giugno in occasione della Giornata mondiale del vento. E poi uno sguardo allargato ai confini dell’Europa, prendendo a riferimento un messaggio lanciato da Wind Europe: l’energia eolica può esprimere il massimo del potenziale quando c’è una stretta collaborazione con i territori ospitanti e turbine, ma le nuove normative europee attualmente in discussione rischiano di frenare questa sinergia tra nuove tecnologie e amministrazioni locali.

 

La principale associazione europea che promuove l’eolico nel Vecchio continente ha acceso un faro sull’importanza cruciale del legame tra lo sviluppo di questo settore e il coinvolgimento diretto delle comunità locali, ponendo l’accento sia sui successi ottenuti che sulle nuove sfide normative. Il messaggio cardine che emerge dall’analisi di Wind Europe è che la transizione energetica può avere successo solo se i parchi eolici vengono percepiti dai territori ospitanti come una reale opportunità di crescita e non come un’imposizione dall’alto. Quando i cittadini partecipano attivamente alla pianificazione o beneficiano dei frutti economici generati dal vento, l’accettazione sociale dei progetti aumenta drasticamente, creando un circolo virtuoso che accelera la decarbonizzazione.

 

Spiega l’amministratore delegato di Wind Europe, Tinne Van der Straeten: «Le comunità di tutta Europa traggono beneficio dai progetti di energia eolica attraverso fondi comunitari, proprietà condivisa, investimenti nelle infrastrutture e riqualificazione degli spazi pubblici. Questi modelli di partecipazione funzionano. Non regolamentiamoli eccessivamente! Non esiste una soluzione valida per tutti. Gli sviluppatori di parchi eolici devono essere incoraggiati a comprendere le esigenze locali e a fornire soluzioni su misura per il contesto locale. Questa flessibilità garantisce risultati migliori rispetto a norme eccessivamente rigide o complesse».

 

Tra i benefici più concreti legati a questa sinergia si annoverano la riduzione dei costi in bolletta, la creazione di posti di lavoro specializzati e l'istituzione di fondi di sviluppo comunitario che finanziano servizi pubblici essenziali. Attualmente, l’industria eolica versa circa 2,3 miliardi di euro all’anno in tasse locali, una cifra monumentale che per molti piccoli comuni rurali rappresenta la principale fonte di sostentamento per il bilancio municipale, traducendosi nella manutenzione di strade, scuole e strutture sanitarie.

 

Il documento dell’associazione di settore europea cita casi virtuosi come quello di Celado Fusión in Spagna, dove i ricavi del parco eolico hanno permesso di finanziare centri per anziani e impianti sportivi, offrendo alle famiglie un motivo concreto per restare e contrastando così il drammatico fenomeno dello spopolamento delle aree interne. Un altro esempio emblematico si trova ad Andilly Les Marais, in Francia, dove ben 380 residenti si sono uniti per investire direttamente un milione e duecentomila euro, diventando così comproprietari di un terzo dell'impianto locale e dimostrando come l'azionariato popolare possa cambiare la percezione pubblica delle rinnovabili. Questo modello di successo diffuso è tuttavia minacciato da alcune recenti tendenze legislative a livello continentale che preoccupano fortemente gli operatori del settore.

 

Wind Europe ha infatti espresso un duro monito contro le nuove proposte normative attualmente in discussione presso la Commissione europea, giudicate eccessivamente rigide, centralizzate e prescrittive. Una eccessiva burocratizzazione centralizzata rischia di far lievitare i costi di sviluppo, minando la sostenibilità finanziaria dei progetti e paralizzando di fatto la messa a terra di nuovi impianti a causa dell’incertezza normativa. Per Wind Europe, la parola d’ordine deve rimanere invece la flessibilità, lasciando agli sviluppatori e alle amministrazioni locali la libertà di negoziare le soluzioni migliori e più adatte alle esigenze specifiche di ogni singola comunità.

 

Tornando invece a restringere lo sguardo entro i confini italiani, durante il convegno “Eolico: sicurezza energetica e obiettivi climatici nel rispetto della tutela del territorio”, promosso dall’Anev in occasione della Giornata mondiale del vento, è emerso con forza il ruolo strategico dell’energia eolica nel percorso di transizione energetica del Paese. I relatori hanno sottolineato come il conseguimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei richieda un’accelerazione degli investimenti nelle fonti rinnovabili, eolico in primis, accompagnata da strumenti di pianificazione efficaci e da procedure autorizzative più rapide e certe.

 

Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle aree idonee e alla necessità di una pianificazione coordinata che favorisca lo sviluppo degli impianti nel rispetto del territorio. Il confronto ha evidenziato l’esigenza di superare le attuali criticità normative attraverso una maggiore collaborazione tra istituzioni e stakeholder. All’incontro è emersa la centralità dell’eolico per la sicurezza energetica e il raggiungimento degli obiettivi climatici: servono rispetto delle tempistiche, certezza delle regole e coinvolgimento sano dei territori come elementi essenziali per accelerare la transizione energetica.

 

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato in un videomessaggio: «L’energia eolica può offrire un contributo determinante al rafforzamento del sistema delle energie rinnovabili nel nostro Paese. Il Governo è impegnato nel potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e nella definizione di un quadro normativo chiaro e uniforme, capace di favorire gli investimenti e accelerare la transizione energetica. È essenziale continuare il confronto con gli operatori del settore per costruire un percorso condiviso che dia il massimo impulso alla decarbonizzazione, alla sicurezza energetica e all’indipendenza del Paese».

 

Successivamente Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, ha presentato i risultati dell’indagine demoscopica realizzata per Anev sul rapporto tra gli italiani e l’energia dichiarando: «Questo sondaggio fotografa un Paese che percepisce l'energia eolica non più soltanto come una questione ambientale, ma come un tema di sicurezza economica e strategica. Oltre otto italiani su dieci temono una nuova crisi energetica e ritengono che gli effetti della tensione internazionale siano già oggi visibili nella vita quotidiana. Dalla ricerca emerge un messaggio molto chiaro: gli italiani chiedono maggiore indipendenza energetica. Due terzi degli intervistati ritengono che l'Italia non stia facendo abbastanza e guardano con favore soprattutto alle fonti rinnovabili come strumento per ridurre la dipendenza dall'estero e contenere i costi dell'energia».

 

Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Simone Togni, presidente Anev: «Lo sviluppo dell’eolico rappresenta una componente essenziale del percorso di transizione energetica del Paese. Pianificazione, certezza delle regole e coinvolgimento dei territori sono condizioni indispensabili per accelerarne la diffusione, rafforzando al contempo la sicurezza energetica nazionale e il raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Ancora una volta i sondaggi ci confermano che l’accettabilità sociale di questa tecnologia è altissima al contrario di quanto emerge dalla narrazione sulla stampa. Bisogna uscire dalla situazione attuale che vede il Paese schiavo delle dittature delle minoranze e garantire che dopo le dovute discussioni pubbliche si assumano le decisioni corrette sulla base delle evidenze amministrative».

 

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