La Newsletter di ESO
ISSUE 439

In Germania e Gran Bretagna è boom di pannelli solari plug-in da balcone, ma attenzione ai rischi

L'impennata dei prezzi del combustibile ha fatto scattare un grande interesse globale verso le energie rinnovabili, solare in testa

repubblica.it

In Germania e Gran Bretagna è boom di pannelli solari plug-in da balcone, ma attenzione ai rischi

Ogni crisi può essere un'opportunità di cambiamento. L'aumento del costo dei combustibili fossili provocato dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz, sta spostando l'interesse globale verso la produzione di energia rinnovabile. E se fosse possibile produrla in casa, mettendo dei pannelli sul balcone? È quanto sta accadendo in altri Paesi, come la Germania e da ultimo nel Regno Unito, dove il governo ha annunciato che normerà i cosiddetti kit plug-in; cioè pannelli solari facilmente installabili che saranno disponibili anche nei negozi e nei supermercati. In Italia esistono già, si chiamano pannelli da balcone, proprio perché si possono installare sul proprio balcone o terrazzo iniziando da subito a produrre e consumare energia solare che (a certe condizioni) può anche essere stoccata nelle batterie.

Secondo un articolo del giornale New Scientist però, questi sistemi plug-in pur avendo dei vantaggi economici, pongono rischi per la sicurezza. Anzitutto questi kit di pannelli solari non richiedono un'installazione professionale, ma il proprietario dell'abitazione o l'affittuario può montarli in autonomia sul balcone o in giardino e inserire la spina in una normale presa di corrente per immettere energia direttamente nella rete domestica. L'articolo in questione, si concentra in particolare su alcune preoccupazioni sollevate dagli esperti dell'Institution of Engineering and Technology (IET), l'ente britannico per l'ingegneria e la tecnologia.

Uno dei rischi più sottovalutati è rappresentato dal surriscaldamento dei cavi domestici; se il sistema immette energia mentre molti elettrodomestici sono in funzione sullo stesso circuito, la corrente totale potrebbe superare la capacità per cui il circuito è stato progettato, quindi portare eccessivo calore critico.

 

Un'altra possibile problematica riguarda la corrente continua prodotta dai pannelli che secondo la fonte citata dall'articolo in questione, potrebbe interferire con il corretto funzionamento dei salvavita, impedendo di scattare in caso di guasto e quindi di prevenire incidenti potenzialmente mortali.

Infine, questi sistemi devono spegnersi se manca la corrente per non folgorare chi lavora sulla rete, ma esiste il timore che, in caso di blackout, i pannelli continuino a immettere energia nella rete locale, mettendo a rischio l'eventuale presenza di tecnici (anche se i moderni inverter dovrebbero spegnersi automaticamente). Sicuramente si tratta di un'analisi tecnica attenta da parte dello IET che non deve essere sottovalutata, quando si decide per un'installazione fai-da-te. In questi casi, infatti, è sempre una buona regola quella di chiedere una consulenza ad esperti del fotovoltaico per sciogliere dubbi e ricevere le corrette indicazioni per scongiurare ogni possibile rischio.

 

L'altro punto dibattuto dall'articolo è la questione dei costi. Si stanno moltiplicando le ricerche di soluzioni più economiche al caro combustibile provocato dalla crisi mediorientale, e il pannello da balcone potrebbe essere una soluzione. Ma quanto incide realmente sulla bolletta? Anzitutto il costo dell'impianto è di qualche centinaia di euro, rispetto ad un impianto vero e proprio da migliaia di euro, ma che garantisce una produzione energetica di ben altro livello, per cui il costo è rapportato al beneficio complessivo. In alcuni Paesi, come la Germania, i kit plug-in sono venduti anche in catene di supermercati molto popolari.

Veniamo al capitolo del risparmio in bolletta: pur non potendo alimentare un'intera casa, possono coprire un carico di base: frigorifero, router Wi-Fi, dispositivi in standby, riducendo i costi energetici diurni. Sono ideali per chi vive in affitto o in appartamento, poiché possono essere smontati e portati con sé in caso di trasloco. Insomma la Gran Bretagna, come ha già fatto la Germania, sta spingendo verso questo modello democratico di produzione energetica.

Ma qual è la situazione in Italia? Nel 2026, il quadro normativo è diventato ancora più chiaro grazie al Testo Unico Rinnovabili, che ha semplificato ulteriormente le procedure. Ci sono due categorie principali: il Plug & Play fino a 350 W installabile da soli e senza l'intervento di un tecnico per il collegamento, a patto che la presa sia dedicata e visibile. E poi c'è il mini-fotovoltaico fino a 800 W che se si installa sul balcone, richiede obbligatoriamente il certificato di corretta installazione rilasciato da un tecnico abilitato.

 

Non si rendono necessari permessi comunali, ma si deve inviare una Comunicazione Unica al proprio distributore di rete, e non serve l'autorizzazione dell'assemblea, ma è obbligatorio informare l'amministratore del condominio prima dell'installazione. Nel caso del mini fotovoltaico, tutto quello che si produce e non si consuma istantaneamente viene ceduto al distributore, motivo per cui conviene sfruttarlo di giorno per coprire il carico base. Il risparmio stimato, in base alla “grandezza” dell'impianto, all'orientamento e altri fattori, è tra i 100 e 150 euro l'anno, intorno al 10% della spesa totale annuale in bolletta. Ovviamente si tratta di stime.

 

Di Paolo Travisi
Foto repubblica.it

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