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I materiali residui, derivanti da processi agricoli o industriali, conservano un valore funzionale e possono essere riutilizzati anche come materie prime per biomateriali destinati alla salute. Ne parliamo con Barbara Zavan, professoressa di Tecnologie Biomediche all’Università di Ferrara
Quando incontriamo la professoressa Zavan, durante l’evento degli Stati generali delle Proteine alternative, ci si accende una lampadina: “I sottoprodotti animali e vegetali sono serbatoi di molecole che la natura ha già progettato per essere biocompatibili ed è da questo che deriva il loro potenziale nel campo biomedico“.
È così che ci viene la voglia di portare avanti un approfondimento in tema di sottoprodotti e biomateriali destinati alla salute.
Quantità e potenzialità dei sottoprodotti alimentari
L’approccio scientifico ai sottoprodotti non mira alla sostituzione totale, bensì all’integrazione di nuove soluzioni per ridurre la pressione antropica sul Pianeta e aumentare l’efficienza delle filiere.
Secondo dati rilasciati dal Consiglio europeo di informazione sull’alimentazione (Eufic), ogni anno nell’Unione europea vengono generati oltre 58 milioni di tonnellate di sprechi alimentari, pari a circa 131-132 kg pro capite.
La stessa grandezza di questi valori dà chiara indicazione della rilevanza del problema che una nuova visione dei sottoprodotti alimentari – quali scarti vegetali e animali che contengono proteine strutturali, polisaccaridi, fibre e composti bioattivi – può trasformare, secondo la stessa Zavan, in una risorsa: “La vera valorizzazione consiste nel passare da rifiuto a matrice funzionale utilizzando tecniche di estrazione che preservino la bioattività dei materiali“.
Infatti, questa massa di cibo sprecato rappresenta non solo un costo economico, ma anche un impatto ambientale significativo: circa il 16% delle emissioni di gas serra del sistema alimentare dell’Ue sono attribuibili ai soli sprechi alimentari.
In questo contesto, la ricerca sui sottoprodotti non è un esercizio marginale, ma una delle risposte più concrete per riutilizzare materiali già prodotti, riducendo gli sprechi alla fonte.
Sono ancora parole di Zavan quelle relative a un esempio molto concreto: “prendiamo gli scarti della mela, come bucce, torsoli e polpa residua. Da questi materiali possiamo estrarre pectine e fibre che trovano applicazione come membrane protettive per tessuti in rigenerazione, scaffold morbidi per la crescita cellulare o veicoli per il rilascio locale di molecole bioattive“.
Sicurezza, regolazione e standardizzazione
L’uso degli scarti in ambito medico, però, richiede criteri rigorosi. “Nel caso dei sottoprodotti vegetali è fondamentale garantire l’assenza di contaminanti e la standardizzazione della materia prima” avverte Zavan.
Le criticità aumentano quando si lavora con materiali di origine animale. Anche la regolazione è un nodo centrale. “Non sempre è chiaro come classificare il prodotto finale, e ciò incide sugli studi richiesti, sui costi e sui tempi di approvazione“, aggiunge la professoressa, sottolineando l’importanza di integrare la materia regolatoria fin dalle prime fasi di sviluppo.
One Health: il ponte tra ambiente, cibo e salute
Il paradigma One Health offre una chiave di lettura efficace. “Ridurre gli scarti significa ridurre l’impatto ambientale della filiera – spiega la professoressa – ma anche creare soluzioni che migliorano la salute umana e animale“.
Trasformare un residuo alimentare in biomateriale significa, quindi, agire contemporaneamente sull’ambiente, sulla salute e sulla sostenibilità economica, rafforzando l’accettazione sociale delle biosoluzioni.
Secondo Zavan, la ricerca italiana ha un vantaggio competitivo. “Disponiamo di una filiera agroalimentare ricca e diversificata e di competenze avanzate in biomateriali e medicina rigenerativa – prosegue la docente – L’Italia può diventare un laboratorio pilota di bioeconomia circolare applicata alla salute, dimostrando che ciò che oggi consideriamo scarto può diventare una risorsa strategica per il benessere umano“.
Laura Franceschi
Photo: Tedx Ferrara
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Rassegna del 09 Gennaio, 2026 |
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