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ISSUE 436

Energy Transfer contro Greenpeace: storia di un attacco alla libertà di protesta

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Energy Transfer contro Greenpeace: storia di un attacco alla libertà di protesta

Sembra la trama di un film distopico, invece è la realtà. Le grandi compagnie petrolifere, giorno dopo giorno, stanno affinando nuove strategie per mettere a tacere chiunque osi sfidare il loro potere. Tra queste c’è un’arma legale silenziosa ma potentissima: sono le SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation) – ovvero cause legali strategiche che le aziende usano sempre più spesso per sopprimere la libertà di parola e di protesta, spegnendo ogni forma di dissenso. 

 

L’obiettivo è semplice: intimidire e logorare economicamente chiunque cerchi di opporsi ai loro interessi.

 

Tra gli esempi più clamorosi di SLAPP c’è lei: la denuncia milionaria che Energy Transfer, gigante del settore petrolifero, ha intentato contro Greenpeace International e Greenpeace negli USA. Il motivo? Riscrivere la storia della protesta guidata dalle tribù Sioux nel 2016 contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access, nella riserva di Standing Rock. L’accusa – del tutto infondata – è che sia stata Greenpeace ad orchestrare le proteste delle tribù.

 

Questa è la storia di come un gigante del petrolio stia cercando di riscrivere il significato di un atto di resistenza collettiva. Ripercorriamo insieme le origini della protesta di Standing Rock, la risposta di Energy Transfer e le conseguenze di una sentenza che rischia di zittire per sempre la libertà di protesta.

 

Dove tutto è iniziato: la protesta di Standing Rock

 

Nel 2016, la tribù Sioux di Standing Rock è diventata il cuore pulsante di una delle più potenti mobilitazioni ambientaliste della storia recente. L’obiettivo della protesta era semplice: fermare la costruzione del Dakota Access Pipeline, un oleodotto progettato dalla compagnia Energy Transfer per trasportare petrolio greggio dal Nord Dakota all’Illinois. Ma le tribù Sioux non ci stanno: l’oleodotto avrebbe attraversato i loro territori e minacciato la loro principale fonte d’acqua, il fiume Missouri. La posta in gioco è altissima e la tribù decidono di agire.

 

La risposta è immediata. Migliaia di attivisti, compresi i rappresentanti di oltre 300 nazioni tribali, si uniscono al movimento di protesta. Mentre la costruzione del “Black Snake” si avvicina sempre di più al fiume Missouri, tra l’estate e l’autunno del 2016 le crescenti proteste anti-oleodotto richiamano l’attenzione nazionale e poi globale. Il mondo intero guarda a Standing Rock.

 

Nonostante l’amministrazione Obama avesse inizialmente bloccato il progetto, l’elezione di Donald Trump nel 2016 cambia le carte in tavola. Tra i primi atti del nuovo presidente c’è proprio l’approvazione dell’oleodotto. L’amministratore delegato di Energy Transfer, Kelcy Warren, aveva da poco donato 250.000 dollari per sostenere la cerimonia di insediamento del neo-presidente, e in seguito avrebbe donato altri 10 milioni per finanziare la campagna elettorale di Trump per la corsa alle presidenziali del 2020. 

 

Nel giugno 2017, il “Black Snake” entra in funzione, ma la resistenza continua. Nel 2020, un giudice federale ordina una nuova valutazione ambientale. Nonostante questo, l’oleodotto non viene fermato. 

 

L’attacco legale: perché Energy Transfer ha fatto causa a Greenpeace

 

Colpita nel vivo dal successo della protesta anti-oleodotto, Energy Transfer ha deciso di passare al contrattacco legale. 

 

Nel 2017, ha intentato una causa federale da 300 milioni di dollari accusando Greenpeace di aver orchestrato le proteste attraverso una “campagna di disinformazione” e di essere il centro di una “impresa criminale” – un’accusa basata sulla legge RICO, usata originariamente contro la mafia. 

 

Fortunatamente, nel 2019 un giudice federale ha respinto queste deboli argomentazioni, insieme all’accusa di associazione a delinquere. Tuttavia, il giudice non si è mai pronunciato sulle richieste di risarcimento danni, e molte di queste argomentazioni infondate sono riemerse quando Energy Transfer ha ripresentato la causa presso il tribunale statale del North Dakota.

 

L’appello e la condanna

 

A marzo 2025 una giuria del Nord Dakota ha dichiarato Greenpeace International e Greenpeace negli USA colpevoli delle accuse rivolte loro da Energy Transfer, condannandoli a pagare oltre 660 milioni di dollari di risarcimento, più del doppio della cifra inizialmente richiesta. 

 

Infine, il 28 febbraio 2026, è arrivata la sentenza: un tribunale distrettuale del North Dakota ha condannato Greenpeace International e Greenpeace negli USA e a pagare 345 milioni di dollari di danni all’azienda statunitense.

 

La sentenza ha respinto alcune parti del verdetto pronunciato dalla giuria della Contea di Morton, in Nord Dakota, nel marzo 2025, ma ha assegnato comunque centinaia di milioni di dollari a Energy Transfer senza un solido fondamento giuridico.

 

Greenpeace non ha organizzato le proteste di Standing Rock e non ha diretto nessuna delle attività che vi si sono svolte

 

La verità è che uno dei movimenti di protesta più potenti della storia recente è stato organizzato da attivisti nativi che da secoli si trovano ad affrontare politiche governative volte ad appropriarsi delle loro terre, cercando di cancellare la loro cultura. 

 

Sostenere che le proteste di Standing Rock siano state orchestrate da Greenpeace è un tentativo subdolo di depotenziare la potenza del messaggio delle tribù Sioux, riducendolo a una semplice contestazione causata da quella che Energy Transfer sta cercando di far passare come una mera “campagna di disinformazione” – cosa che non è.

 

 

Foto: greenpeace.org

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