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ISSUE
436
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economiacircolare.com

Carmelo Marangi, a gennaio scorso anche in Puglia, come in alcuni comuni di Sicilia e Sardegna, la gestione dei rifiuti urbani in plastica ha subito i contraccolpi della crisi europea e italiana del riciclo. Ci aggiorni sulla situazione e ci racconti cosa è accaduto il 22 gennaio, quando una pec inviata dalla Recsel avvisa i comuni e le imprese che partecipano alla filiera della raccolta dei rifiuti che l’azienda non avrebbe più accettato i rifiuti in plastica della raccolta urbana.
Partiamo col dire che in questo momento la situazione è migliorata tantissimo rispetto a quel periodo.
Quello che gestisco è uno degli impianti di stoccaggio e selezione cosiddetti “Centri Comprensoriali” (cosiddetti CC): sono l’anello di congiunzione tra la raccolta differenziata della plastica fatta dai comuni e i CSS, i centri di selezione spinta. I centri comprensoriali fanno la preselezione della plastica raccolta in città, che, come sapete, contiene molta frazione estranea, molti materiali non riciclabili.
Dai centri comprensoriali esce un materiale abbastanza pulito e composto di imballaggi preselezionati, che prendono la strada dei centri di selezione spinta, sotto la supervisione di Corepla, dove le plastiche vengono separate per polimero e per colore, ottenendo un materiale che poi viene messo all’asta. A queste aste partecipano gli impianti di riciclo meccanico. E arriviamo a gennaio, perché è da questi impianti parte il problema.
Siamo in un periodo, a ridosso di fine anno, in cui gli impianti di riciclo meccanico diminuiscono le scorte, per la rendicontazione di fine anno. Siamo quindi in una situazione in cui gli impianti di riciclo non acquistano più i materiali plastici dai CSS: le aste Corepla insomma vanno deserte. Il materiale che arriva dalla raccolta cittadini continua così ad accumularsi nei CCS, che hanno limiti autorizzativi di capienza e ad un certo punto non sono più in grado di ritirare i materiali dai centri comprensoriali. A quel punto anche i CC saturano i loro piazzali, visto che anche loro hanno dei limiti autorizzativi. Per questo motivo, ad un certo punto, a gennaio, Recsel non era più nelle condizioni di accogliere altra plastica. Abbiamo così avvertito i comuni, la prefettura e, dopo i numerosissimi solleciti, abbiamo avvertito nuovamente Corepla. Che però è stata molto sollecita nel recepire la criticità della situazione: da quel momento abbiamo assistito a miglioramenti progressivi.
E non eravamo soltanto noi di Recsel a Taranto ad avere problemi: la situazione di crisi si è presentata anche in provincia di Lecce, in provincia di Bari.
E poi?
Dopo la lettera ci sono stati dei miglioramenti.
Grazie a cosa? Come spiega i miglioramenti?
Non saprei dire. Ma il materiale dei CCS ha due opzioni di trattamento: riciclo o termovalorizzazione. Quindi non ho contezza di cosa abbia permesso di superare quel momento di crisi, ma la situazione internazionale che ha causato la crisi permane.
Qualcuno ha suggerito di mettere a disposizione nuovi spazi per lo stoccaggio, in questa fase di emergenza.
Anche noi abbiamo suggerito la realizzazione di stoccaggi a norma in cui poter raccogliere non già la raccolta differenziata ma i prodotti selezionati dai CSS. Sarebbe stato possibile creare dei polmoni di stoccaggio, dei buffer per dare sfogo ai CCS. Non so se questa sia la strategia che Corepla è riuscita a mettere in campo, ma abbiamo visto che la situazione dei CSS è migliorata progressivamente, e oggi gli svuotamenti sono regolari.
Lei è vicepresidente di Unirima, che riunisce gli impianti che trattano macero. Il suo impianto, quindi, è uno di quelli in cui la gestione della carta e dalla plastica sono affiancate. I problemi sulla plastica hanno contagiato anche la carta?
No, assolutamente no. Abbiamo due linee separate: per noi il problema a carta non è esistito, le cartiere hanno continuato e continuano a ritirare regolarmente le balle di carta e di cartone.
Tornando alla plastica, oggi i Puglia la situazione è fluida, non ci sono problemi, giusto?
Sì, anche se le motivazioni che stanno alla base di questa situazione permangono. E temo che se non vengono risolte in maniera strutturale, da un momento all’altro quello che è successo a gennaio potrebbe verificarsi di nuovo.
Come si potrebbe intervenire sulle cause della crisi?
Una prima soluzione potrebbe essere obbligare i produttori di plastiche a utilizzare una certa percentuale di granulo riciclato. Chiaramente granulo prodotto in Europa.
Daniele Di Stefano
Foto: Recsel
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Rassegna del 13 Marzo, 2026 |
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