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ISSUE 436

Il modello Belgio, il piano per obbligare i produttori a ridurre gli imballaggi e investire nel riuso

I produttori devono assumersi le le proprie responsabilità, e questo implica non solo occuparsi della gestione di raccolta e riciclo ma anche finanziare pratiche di riuso. Sembra un'utopia?

economiacircolare.com

Il modello Belgio, il piano per obbligare i produttori a ridurre gli imballaggi e investire nel riuso

Circular Economy, l’Europa si trova a un bivio. Se, da un lato, l’ambizione di un’economia realmente circolare è al centro delle agende politiche, dall’altro i dati mostrano un tasso di circolarità che fatica a decollare. Per superare questa fase di stallo e dare una spinta decisiva alla parte più nobile della gerarchia dei rifiuti – la prevenzione e il riuso – è necessario un cambio di paradigma. In questo contesto, la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) si conferma uno strumento cruciale, ma solo se evoluto e potenziato. Come proposto dall’organizzazione ambientalista Zero Waste Europe, non basta più che i produttori finanzino la gestione dei rifiuti a fine vita, ma devono diventare motori attivi della loro riduzione alla fonte. L’idea è quella di sdoppiare i contributi EPR: una parte per la gestione tradizionale (raccolta e riciclo) e una parte, vincolata, per finanziare la transizione verso modelli di business circolari come il riuso e la riparazione. Un’utopia? Non proprio. In Belgio, un modello innovativo sta già tracciando la strada dimostrando che obbligare i produttori a fare di più è possibile e porta risultati concreti. A parlare della best practice è proprio ZWE nel documento “Extended Producer Responsibility for waste reduction”. Vediamo insieme i punti salienti.

 

Riduzione degli imballaggi: un obiettivo vincolante per tutti

 

Il cuore del modello belga risiede nell’accordo di accreditamento 2024-2028 di Fost Plus, il principale consorzio (PRO – Producer Responsibility Organisation) per gli imballaggi domestici. Questo documento non è una semplice dichiarazione di intenti, ma un contratto con obiettivi precisi e vincolanti. Il primo – e forse il più rivoluzionario – è l’ambizione di ridurre, entro la fine del 2028, la quantità assoluta di imballaggi monouso immessi sul mercato di almeno il 5% rispetto ai volumi del 2023.

 

La forza di questa misura sta in due dettagli fondamentali. Innanzitutto l’obiettivo si applica a tutti i membri del consorzio, senza eccezioni. Secondariamente, Fost Plus deve dimostrare che la riduzione non è ottenuta tramite la semplice sostituzione di un materiale con un altro (ad esempio, passando da plastica a carta), ma attraverso un’effettiva prevenzione della generazione di rifiuti. Si tratta di un colpo diretto alla radice del problema che spinge le aziende a ripensare il packaging in un’ottica di efficienza e minimalismo, invece di limitarsi a cercare alternative monouso apparentemente più “verdi”.

 

Più riuso, meno monouso: l’impegno per il packaging riutilizzabile

 

Parallelamente alla riduzione, il modello belga aggredisce l’egemonia dei prodotti monouso promuovendo attivamente il riutilizzo. L’accordo con Fost Plus prevede che il consorzio, insieme ai suoi membri, presenti un programma d’azione ambizioso per incoraggiare l’adozione di imballaggi riutilizzabili. L’obiettivo è chiaro: aumentare la quota di mercato del packaging riutilizzabile di almeno il 5% entro la fine del periodo di accreditamento.

 

Anche in questo caso, la visione è ampia: il testo specifica che le misure proposte non devono limitarsi ai soli contenitori per bevande in vetro – un settore dove il riuso ha una tradizione consolidata – ma devono esplorare e stimolare soluzioni innovative in diverse categorie merceologiche. Tutto ciò potrà incentivare la creazione di nuovi sistemi di deposito con cauzione (DRS), logistica inversa e standardizzazione dei formati, elementi essenziali per rendere il riuso un’opzione conveniente e scalabile sia per le imprese che per i consumatori.

 

Un budget per il cambiamento: come si finanzia la transizione

 

Le buone intenzioni, si sa, non bastano. Per trasformare gli obiettivi in realtà servono risorse. Il modello Fost Plus lo riconosce esplicitamente, istituendo un vero e proprio “budget per il cambiamento”. L’articolo 34 dell’accordo stabilisce che, per ogni anno di validità, Fost Plus deve investire almeno il 2% del suo budget totale nell’implementazione del programma d’azione per la prevenzione e la riduzione degli imballaggi.

 

Il fondo dedicato rappresenta l’applicazione pratica del principio “chi inquina paga” che viene evoluto in “chi immette sul mercato, finanzia la transizione”. È il motore economico che alimenta studi, progetti pilota, investimenti in infrastrutture per il riuso e campagne di comunicazione. Sebbene la percentuale (2%) sia inferiore a quella auspicata da alcune organizzazioni ambientaliste (che propongono un minimo decisamente più alto a livello europeo), tale caso rappresenta un primo, importantissimo, passo per internalizzare i costi della transizione circolare direttamente nei bilanci dei produttori, alleggerendo la pressione sulle finanze pubbliche.

 

Responsabilità e sanzioni: chi non rispetta le regole, paga

 

L’ultimo pilastro – quello che garantisce la tenuta dell’intero sistema – è l’accountability.Cosa succede se gli obiettivi non vengono raggiunti? La revisione in corso della regolamentazione interregionale belga sugli imballaggi sta introducendo un principio fondamentale: la responsabilità del raggiungimento dei target di riduzione, imposti dalla normativa europea (PPWR), ricade direttamente sui produttori. Il consorzio Fost Plus dovrà dimostrare che i suoi membri, collettivamente, hanno centrato gli obiettivi.

 

In caso di fallimento, scattano delle sanzioni economiche, che saranno coperte direttamente dal consorzio (e quindi, indirettamente, dai produttori stessi). Le penali sono modulate per evitare la sostituzione dei materiali e sono già state quantificate: nel periodo 2030-2034, ad esempio, si parla di 50 euro per ogni tonnellata di scostamento rispetto al target di riduzione fissato per il 2030. 

 

Il meccanismo di sanzioni rende gli obiettivi non solo auspicabili, ma economicamente convenienti da raggiungere, creando un incentivo ad innovare e a rispettare gli impegni presi. 

 

Letizia Palmisano

 

Foto: economiacircolare.com

 

 

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