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ISSUE
351
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themeditelegraph.com
I disastri degli ultimi anni, l’innalzamento delle acque, il cambio delle correnti e l’intensificarsi dei fenomeni (oltre che l’attenzione sempre più evidente su questo fronte da parte della finanza) impensierisce anche scafati lupi di mare come gli imprenditori nautici.
I disastri degli ultimi anni, l’innalzamento delle acque, il cambio delle correnti e l’intensificarsi dei fenomeni (oltre che l’attenzione sempre più evidente su questo fronte da parte della finanza) impensierisce anche scafati lupi di mare come gli imprenditori nautici. Non è un caso quindi che ieri al Salone di Genova due istituzioni economiche come Carige e Deloitte (la multinazionale tra l’altro è una novità alla kermesse), abbiano deciso di fare il punto in momenti separati sul fronte sostenibilità: "Abbiamo una grande produzione normativa per le navi, con convenzioni internazionali e una disciplina che incentiva o impone al settore di dotarsi di strumenti sempre più sostenibili - ragiona Francesco Munari, partner di Deloitte Legal -. Nel diporto non è ancora così: questa è una sfida e un’opportunità, perché si può lavorare in modo autonomo sulle regole invece di farcele imporre da qualcuno che può anche avere interessi in competizione con quelli italiani".
Porti e shipping, nel mirino per l’inquinamento prodotto, sono sottoposti da anni a una tabella di marcia per la decarbonizzazione, che ha il principale traguardo nel taglio entro il 2050 della metà delle emissioni prodotte (anno di riferimento il 2008). Munari non fa esempi espliciti, ma è noto che specie sulle normative comunitarie l’industria marittima mediterranea è spesso subalterna alla grande portualità del Nord Europa: "Proviamo a lavorarci con le istituzioni - propone - deve essere l’intero sistema italiano a rispondere, sviluppando dal basso best practice, ragionando su come guadagnare sostenibilità nell’industria cantieristica nautica italiana".
Esempi: "Criteri per assegnare concessioni, rendere più sostenibile la gestione delle marine o la manovre degli yacht". Il tema è caldo per le aziende del settore, sottolinea il vicepresidente della Confindustria Nautica Andrea Razeto, perché "il cliente chiede sempre più prodotti sostenibili". I cantieri nautici lo stanno dimostrando, con la ricerca di propulsioni green per barche e yacht, materiali innovativi e più facilmente riciclabili, come le bioresine portate a esempio sul palco della Carige da Barbara Amerio, consigliere delegato alla Sostenibilità della Confindustria Nautica.
Ospite d’onore della banca ligure - che insieme ad Arca ha presentato il nuovo fondo Blue Leaders - era Felix Leinemann, capo unità della Blue Economy alla Commissione europea: "Parlare oggi di sostenibilità ha ancora più senso - spiega - anche perché con la guerra, che ci sta facendo consumare più fonti fossili e non meno, abbiamo capito quanto sia necessario raggiungere l’indipendenza energetica. Noi facciamo la nostra parte con un fondo da mezzo miliardo, il BlueInvest, con risorse a disposizione da quest’anno al 2026, ma che è solo una goccia se non c’è anche l’impegno da parte dei privati. I temi sono molti, dall’acquacoltura che serve a ridurre la pressione dell’allevamento su terra, allo smaltimento degli scafi. Ogni anno sono 80 mila le unità che arrivano a scadenza tecnica e si disperdono in piazzali, porti, depositi. Va studiato uno smaltimento sistematico, anche considerato che ad esempio le pale eoliche sono composte degli stessi materiali, e anche loro hanno una scadenza". Considerato che l’Ue vuole quintuplicare entro il 2030 la propria produzione di energia dal vento, il tema è ancora più di attualità.
Alberto Quarati
Photo: Daniel Barabas
Rassegna del 30 Settembre, 2022 |
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