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ISSUE 445

Dal 19 luglio cambia tutto: perché l’Europa non vuole più prodotti usa e getta

nonsoloambiente.it

Dal 19 luglio cambia tutto: perché l’Europa non vuole più prodotti usa e getta

Per anni le politiche ambientali europee si sono concentrate soprattutto su ciò che accadeva alla fine del ciclo di vita di un prodotto: raccolta differenziata, riciclo e gestione dei rifiuti.

 

Oggi l’approccio è cambiato. L’Unione Europea vuole intervenire molto prima, nel momento in cui un prodotto viene progettato.

 

È questa la filosofia dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), il regolamento che punta a rendere i prodotti più durevoli, riparabili, riciclabili e trasparenti lungo tutto il loro ciclo di vita. A partire dal 19 luglio 2026, alcune delle sue disposizioni inizieranno a produrre effetti concreti per le imprese, segnando un passaggio decisivo verso un’economia sempre più circolare.

 

 

Non è solo una norma sull’ambiente

 

L’ESPR non riguarda esclusivamente la sostenibilità. È una normativa industriale che cambia il modo in cui prodotti e filiere vengono progettati e gestiti.

 

Tra gli obiettivi principali del regolamento ci sono:

  • aumentare la durabilità dei prodotti;
  • favorire riparazione e riutilizzo;
  • migliorare riciclabilità e contenuto di materiale riciclato;
  • ridurre la distruzione di beni nuovi invenduti;
  • rafforzare la trasparenza attraverso il futuro Digital Product Passport.

 

 

Dal 19 luglio stop alla distruzione dei prodotti invenduti

 

Una delle novità più significative riguarda il divieto, per le grandi imprese, di distruggere prodotti tessili e calzature nuovi rimasti invenduti.

 

L’obiettivo è contrastare uno spreco che negli ultimi anni è diventato simbolo dei limiti del modello “produci-consuma-getta”.

 

Le aziende dovranno privilegiare soluzioni come riutilizzo, donazione, riparazione o riciclo, documentando anche la gestione degli invenduti. Le imprese saranno inoltre chiamate a rendere pubbliche informazioni sulla quantità di prodotti scartati e sulle motivazioni.

 

 

Arriva il Digital Product Passport

 

L’ESPR introduce anche uno degli strumenti destinati a cambiare profondamente il mercato europeo: il Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport).

 

Non sarà un semplice QR Code. Conterrà informazioni standardizzate su materiali, riparabilità, riciclabilità, componenti e conformità del prodotto, rendendo più semplice il lavoro di consumatori, riparatori, riciclatori e autorità di controllo.

 

L’introduzione sarà graduale e seguirà specifici atti delegati per le diverse categorie di prodotti, ma il quadro normativo è ormai definito.

 

 

Un cambiamento che riguarda tutta la filiera

 

L’impatto dell’ESPR non si limiterà ai produttori. Coinvolgerà importatori, distributori, marketplace, fornitori e operatori della logistica.

 

Per essere conformi non basterà più rispettare requisiti tecnici. Sarà necessario raccogliere dati, garantire la tracciabilità delle informazioni e dimostrare la conformità lungo tutta la catena del valore.

 

Per molte imprese questo significa investire in sistemi digitali, gestione documentale e collaborazione con i fornitori.

 

 

La sostenibilità diventa progettazione

 

Il messaggio dell’Unione Europea è chiaro.

 

La sostenibilità non può essere aggiunta alla fine del processo produttivo. Deve nascere nella fase di progettazione.

 

Un prodotto più durevole richiede meno materie prime, un prodotto facilmente riparabile produce meno rifiuti, un prodotto progettato per essere riciclato mantiene più a lungo il valore dei materiali.

 

È questa la logica dell’ecodesign: prevenire gli sprechi invece di gestirli quando è troppo tardi.

 

 

Le imprese hanno ancora tempo, ma non molto

 

L’ESPR è una normativa quadro e molte disposizioni saranno introdotte progressivamente attraverso atti delegati dedicati alle diverse categorie di prodotto.

 

Tuttavia, il 2026 rappresenta già un anno decisivo.

 

Le aziende che inizieranno ora a rivedere progettazione, tracciabilità e gestione dei dati saranno nelle condizioni migliori per affrontare i prossimi obblighi senza rincorrere le scadenze. Perché la vera novità dell’ESPR non è il divieto di distruggere gli invenduti, ma il cambio di paradigma.

 

L’Europa non vuole più prodotti pensati per essere sostituiti rapidamente, ma beni progettati per durare, essere riparati e continuare a generare valore.

 

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