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ISSUE 445

Gli stock di materiali: preziose miniere per l’economia circolare

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Gli stock di materiali: preziose miniere per l’economia circolare

Ogni europeo porta idealmente sulle spalle 344 tonnellate di materiale: le case e gli uffici in cui abita e lavora, le strade, le automobili, il computer e il cellulare.

 

Prodotti e infrastrutture che accumulano e conservano al loro interno materie prime. Sono gli stock di materiali, che continuiamo a estrarre in misura crescente e che, per come sono ancora progettati e costruiti prodotti ed edifici, difficilmente torneranno nell’economia sotto forma di materie prime seconde.

 

Un recente report dell’Agenzia europea dell’ambiente, EEA, intitolato Material Stocks in a Circular Economy, mette per la prima volta a sistema i dati sull’enorme accumulo di materia che sta alla base dell’economia europea.

 

 

Gli stock di materiali: un giacimento nascosto sotto i nostri piedi

 

Nel 2022 gli stock di materiali nell’Unione europea ammontavano a 154 miliardi di tonnellate, l’11% del totale mondiale, in un’area che ospita soltanto il 5,5% della popolazione globale.

 

Tra il 1970 e il 2022 questi stock sono quasi triplicati, passando da 117 a 344 tonnellate pro capite, seguendo da vicino la crescita del Pil europeo, ma a un ritmo ben superiore all’aumento demografico.

 

Di cosa sono fatti questi stock? Per il 93% da materiali da costruzione, soprattutto calcestruzzo e aggregati; il 4% è costituito da ferro e acciaio, il 2% da legno e soltanto l’1% restante comprende vetro, plastiche, metalli non ferrosi e minerali non metallici.

 

Una quota esigua in termini di peso, ma di grande rilevanza strategica: qui si trovano anche i materiali critici, come litio, cobalto e terre rare, essenziali per la transizione energetica.

 

Il 98,5% degli stock è concentrato in quattro categorie: strade, altre infrastrutture civili, come ponti, gallerie, reti idriche e porti, edifici residenziali ed edifici non residenziali.

 

Soltanto il restante 1,5%, pari a 2,3 miliardi di tonnellate, è rappresentato da prodotti come macchinari, automobili, dispositivi elettronici e tessili.

 

 

Aumentano i consumi

 

La crescita continua degli stock è uno dei principali ostacoli alla transizione verso un’economia circolare.

 

Ogni anno nell’Unione europea vengono infatti impiegate ulteriori 6,2 tonnellate di materiali pro capite per ingrandire, mantenere o sostituire gli stock esistenti.

 

Da questo punto di vista, i dati sui consumi individuali sono molto eloquenti. Tra il 2011 e il 2020 la superficie abitativa media per persona nell’Unione europea è passata da 35,9 a 38,4 metri quadrati.

 

Le automobili per famiglia sono aumentate e i nuovi veicoli sono diventati più pesanti: nel 2023 la massa media di un’auto nuova era pari a 1.545 chilogrammi, il 20,7% in più rispetto al 2001.

 

Anche ipotizzando un riciclo teorico del 100%, non si riuscirebbe comunque a soddisfare tutta la domanda di risorse finché gli stock continueranno a crescere.

 

 

L’opportunità: trasformare gli stock in miniere urbane

 

Secondo l’EEA, gli stock di materiali accumulati possono diventare una fonte preziosa di materie prime secondarie, riducendo la dipendenza europea dalle importazioni.

 

La concentrazione di oro nei rifiuti elettronici, per esempio, può essere cento volte superiore a quella presente nel minerale grezzo.

 

Il rapporto individua alcune leve fondamentali affinché questo potenziale possa realizzarsi.

 

La progettazione deve avere come obiettivo la longevità e la riparabilità, in modo da ridurre la domanda di materiali nel lungo periodo.

 

Il design finalizzato al riciclo, attraverso la scelta di componenti facilmente separabili e l’eliminazione delle leghe complesse, facilita invece il recupero dei materiali a fine vita.

 

I passaporti digitali dei prodotti consentono inoltre di non perdere informazioni preziose sulla composizione dei materiali nel corso della loro lunga vita utile.

 

Il rapporto accoglie quindi con favore alcune iniziative recenti: il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, la normativa sulle materie prime critiche e il futuro Circular Economy Act.

 

Sottolinea tuttavia che sarà necessaria un’attuazione rapida per sbloccare il prima possibile il mercato delle materie prime seconde, ancora poco competitive rispetto a quelle vergini.

 

 

Una questione di sicurezza, oltre che di ambiente

 

In un contesto geopolitico in cui l’accesso alle materie prime è sempre più conteso, imparare a leggere il territorio europeo come un giacimento diffuso, composto da cemento, metalli e minerali già estratti e lavorati, è una sfida che riguarda la competitività e la resilienza dell’intera Europa.

 

L’economia circolare, in questo senso, non è soltanto una questione ecologica: è una strategia per smettere di dipendere dall’estero e cominciare a valorizzare ciò che, da decenni, costruiamo e accumuliamo sotto i nostri piedi.

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