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ISSUE 445

Per risparmiare e stare freschi il condizionatore va tenuto a 26 gradi

repubblica.it

Per risparmiare e stare freschi il condizionatore va tenuto a 26 gradi

Mantenere questa temperatura non fa impennare la bolletta e diminuisce il rischio di uno shock termico

Fa caldo, caldissimo, e accendere il condizionatore in casa è necessario per riposare la notte, lavorare in smart working nelle ore diurne, insomma per sopravvivere all’afa di queste estati non più anomale, ma ordinarie.

 

La domanda che si ripete come il ritornello di una canzone estiva in questo periodo è più o meno sempre la stessa: qual è la temperatura ideale da impostare sul condizionatore? La questione non è legata soltanto al contrasto termico tra interno ed esterno, ma anche al consumo energetico e, quindi, alla bolletta della luce.

 

C’è una regola che bisogna tenere a mente: il consumo di un condizionatore non dipende tanto da quanto fa freddo dentro casa, ma dalla differenza tra la temperatura esterna e quella interna, il cosiddetto Delta T.

 

Se fuori ci sono 34 °C, impostare il climatizzatore a 26 °C significa chiedere al compressore del condizionatore, cioè al motore, di coprire un salto di 8 °C. Si tratta di uno sforzo abbastanza moderato: il condizionatore raggiungerà rapidamente la temperatura e poi lavorerà al minimo per mantenerla, specialmente se dotato di tecnologia Inverter.

 

Portando la temperatura a 21 °C, lo scarto diventerebbe invece di 13 °C, costringendo il compressore a girare alla massima potenza per ore. Questo sforzo costante raddoppia o triplica i consumi energetici.

 

Più la temperatura interna si abbassa, più il calore tende a “rientrare” in casa attraverso pareti, finestre e fessure. Di conseguenza, lo sforzo richiesto alla macchina aumenta in modo esponenziale, non lineare.

 

Per questa ragione, gli studi di settore stimano che, per ogni grado in meno impostato sul termostato sotto i 26 °C, i consumi elettrici della macchina aumentino di circa il 6-8%. Passare da 26 a 22 °C può quindi gonfiare la bolletta della sola aria condizionata di quasi il 30%. Meglio evitare.

 

C’è poi il fattore umano da considerare, perché il nostro corpo non percepisce soltanto la temperatura reale, ma anche quella apparente, influenzata dall’umidità. Il condizionatore, per sua natura, non si limita a raffrescare, ma deumidifica l’aria.

 

Un ambiente a 26 °C probabilmente presenta un tasso di umidità relativa basso, intorno al 40-50%, e risulta fisiologicamente molto più gradevole di una stanza a 23 °C, ma fortemente umida. Impostando 26 °C si ottiene quel clima asciutto che elimina la sensazione di afa e sudore, spendendo poco.

 

Aiuta anche proteggere la propria abitazione, tenendo le finestre aperte soltanto nelle ore più fresche e chiuse quando fuori l’aria è caldissima.

 

A questo va aggiunta un’altra abitudine che risale ai decenni scorsi, quando l’aria condizionata era un miraggio per gran parte della popolazione: tenere le tapparelle abbassate nelle stanze esposte e chiudere le porte degli ambienti climatizzati.

 

Mangiare cibi freddi, senza accendere fornelli e gas, aiuta inoltre a non riscaldare ulteriormente la casa.

 

Infine, oltre alla bolletta, c’è un fattore ben più importante: la salute.

 

Le linee guida della sanità pubblica raccomandano che lo sbalzo termico non superi mai i 7-8 °C. Entrare in un ambiente a 20 °C quando fuori ce ne sono 33 espone infatti il corpo a uno shock termico che potrebbe causare bronchiti, torcicollo, sbalzi di pressione e mal di testa.

 

Anche in questo caso, i 26 °C rappresentano la barriera di sicurezza ideale non solo per il risparmio energetico ed economico, ma anche per mantenere in salute l’organismo.

 

Infine, un trucco: se la casa è già a 26 °C ma il caldo si fa ancora sentire, prima di abbassare il termostato si può attivare la funzione di sola ventilazione del condizionatore. Anche un piccolo ventilatore può fare il suo dovere.

 

Il ventilatore non raffredda l’aria, ma il suo movimento sulla pelle aumenta l’evaporazione del sudore, dando una percezione di fresco inferiore anche di due gradi centigradi, pur consumando soltanto i pochi watt necessari al funzionamento di una ventola.

 

 

Di Paolo Travisi

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