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ISSUE
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greenreport.it

Gli italiani sostengono la transizione energetica basata sulle fonti rinnovabili e si oppongono con forza al nucleare. È quanto emerge dallo studio intitolato Public Preferences for Energy Sources in Italy, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Energy Economics, che ha analizzato nel dettaglio le preferenze della popolazione italiana riguardo al mix energetico.
La ricerca è stata condotta da un team internazionale di accademici composto da Peio Alcorta e Petr Mariel del Department of Quantitative Methods dell’University of the Basque Country di Bilbao, in Spagna; Jürgen Meyerhoff del Department of Business and Economics della Hochschule für Wirtschaft und Recht di Berlino, in Germania; Giovanni Signorello del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania; e Maria De Salvo del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina.
Lo studio si è posto due domande molto semplici: gli italiani sono favorevoli a questa trasformazione? E quanto sono disposti a sostenerne i costi?
Come è noto, l’Italia sta affrontando una delle trasformazioni più importanti della sua storia energetica. Per raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni e contrasto ai cambiamenti climatici dovrà aumentare in modo significativo la produzione di energia da fonti rinnovabili, riducendo progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili.
Comprendere se le preferenze della società e la reale disponibilità a pagare siano allineate con gli sforzi economici richiesti dal piano nazionale è cruciale per garantire l’accettazione sociale e la sostenibilità delle riforme.
In Europa, la transizione verso le fonti di energia rinnovabile non è soltanto una priorità ambientale, ma anche un imperativo politico ed economico. Tuttavia, questa trasformazione richiede investimenti massicci, le cui implicazioni finanziarie e sociali sono oggi al centro di un intenso dibattito.
I Piani nazionali integrati per l’energia e il clima, Pniec, sono gli strumenti fondamentali attraverso cui i Paesi dell’Unione europea delineano le proprie politiche per raggiungere i traguardi di decarbonizzazione entro il 2030.
«Per rispondere ai due quesiti – spiega il professor Giovanni Signorello – abbiamo coinvolto oltre 800 cittadini italiani nel marzo 2024, chiedendo loro di scegliere tra diversi scenari alternativi di produzione elettrica, caratterizzati da differenti combinazioni di fonti energetiche, affidabilità del servizio e costo della bolletta. La ricerca nasce proprio da questo: la transizione energetica richiede investimenti enormi e decisioni che influenzeranno il Paese per molti anni. Abbiamo voluto capire se le preferenze dei cittadini siano coerenti con gli obiettivi della politica energetica italiana».
Dalla ricerca emergono alcuni risultati molto chiari.
«Il primo è che gli italiani sostengono la transizione energetica basata sulle fonti rinnovabili – spiega il docente dell’ateneo catanese –. Esiste quindi un consenso sociale piuttosto forte in favore della decarbonizzazione del sistema elettrico. Le fonti più apprezzate sono l’energia idroelettrica, quella solare e quella eolica. Al contrario, vi è una netta contrarietà verso il carbone e, più in generale, verso i combustibili fossili. Il carbone e gli altri combustibili fossili godono di un consenso molto basso».
Il secondo risultato riguarda il nucleare.
«Il risultato è molto netto – spiega il professor Signorello –. Nel complesso prevale una forte contrarietà alla sua reintroduzione. È vero, però, che una parte della popolazione mostra un atteggiamento favorevole. Questo significa che il dibattito è aperto e che esistono visioni molto diverse. Il quadro, infatti, non è uniforme: una minoranza di cittadini è favorevole al nucleare, mentre un’altra parte della popolazione vi si oppone con decisione. Ciò dimostra che sul tema esistono sensibilità molto diverse».
Dalla ricerca emerge anche che gli italiani sono disposti a pagare di più per la transizione energetica.
«Sì, ma entro certi limiti – sottolinea il docente –. Le persone riconoscono il valore della transizione ecologica, ma sono anche attente all’impatto che può avere sulle bollette e sul bilancio familiare. Gli italiani vogliono investire sulla transizione energetica e ne condividono la direzione, ma il problema riguarda il ritmo e il peso economico degli investimenti».
I risultati della ricerca indicano che, in Italia, la transizione energetica dovrebbe essere accompagnata da politiche che distribuiscano i costi nel tempo e riducano l’impatto immediato sulle famiglie.
«Una buona politica energetica deve essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico e sociale».
«Un altro elemento importante è la qualità del servizio – aggiunge il professor Signorello –. I cittadini attribuiscono un elevato valore alla continuità della fornitura elettrica: vogliono una rete affidabile e sono poco propensi ad accettare interruzioni della fornitura. Il messaggio forse più interessante per i decisori pubblici è che gli italiani sostengono gli obiettivi della transizione energetica, ma sono molto più cauti quando devono sostenere direttamente i relativi costi».
Lo studio mostra infatti che il beneficio economico percepito dalle famiglie è inferiore agli enormi investimenti previsti dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.
«Questo non significa che gli italiani siano contrari alla transizione energetica. Significa piuttosto che una distribuzione più graduale degli investimenti potrebbe rendere più equilibrato il rapporto tra i costi sostenuti oggi e i benefici percepiti dai cittadini».
Dalla ricerca emerge anche una significativa differenza nelle preferenze della popolazione.
«La popolazione non è omogenea – spiega il professor Signorello –. Esistono gruppi con preferenze molto diverse: alcuni sono fortemente orientati verso le rinnovabili, altri sono più aperti al nucleare, mentre altri ancora guardano soprattutto ai costi della bolletta. Questa eterogeneità suggerisce che le politiche pubbliche debbano tenere conto delle diverse sensibilità presenti nella società».
«La transizione energetica non è solo una questione tecnologica. È anche una questione sociale. Le politiche hanno maggiori probabilità di successo quando tengono conto delle preferenze e delle aspettative dei cittadini. Gli italiani, dunque, sostengono la transizione energetica e le fonti rinnovabili, ma chiedono che il percorso sia economicamente sostenibile e socialmente equilibrato», conclude il professor Giovanni Signorello.
Benefici percepiti e investimenti necessari
Il punto di maggiore interesse per i decisori pubblici emerge dal calcolo del surplus complessivo del consumatore derivante dal passaggio dal modello attuale, lo status quo, allo scenario programmato dal Pniec per il 2030.
Considerando i circa 26 milioni di nuclei familiari presenti in Italia, i ricercatori hanno calcolato che il beneficio economico percepito collettivamente dalla società civile oscilla in un intervallo compreso tra 5,97 e 6,23 miliardi di euro all’anno.
Di contro, i dati ufficiali del Pniec aggiornato al 2023 stimano che, per il periodo 2024-2030, gli investimenti cumulativi necessari per la sola nuova capacità rinnovabile, solare ed eolica, ammonteranno a circa 80 miliardi di euro. A questi si aggiungono altri 30 miliardi destinati all’adeguamento e all’ammodernamento delle reti di trasmissione e distribuzione.
Questo confronto evidenzia un divario macroscopico: i benefici immediati percepiti e monetizzati dalle famiglie italiane attraverso la loro disponibilità a pagare sono significativamente inferiori rispetto all’entità degli investimenti di capitale richiesti per attuare la transizione nei tempi stabiliti.
Gli autori sottolineano che questa discrepanza finanziaria non deve essere interpretata come un rifiuto ideologico della transizione ecologica, dato che il sostegno verso le energie pulite rimane solido e diffuso.
Piuttosto, i dati suggeriscono che il ritmo serrato imposto dagli obiettivi europei e nazionali al 2030 comporta costi di finanziamento a breve termine superiori ai benefici percepiti nell’immediato dai cittadini.
La principale raccomandazione dello studio è quella di valutare una rimodulazione della linea temporale degli investimenti pubblici e privati.
Dilazionare la traiettoria di installazione della nuova capacità su un orizzonte temporale più ampio permetterebbe di distribuire i costi di capitale, riducendo il fabbisogno di finanziamento annuo e portando i costi immediati in un migliore equilibrio con i benefici percepiti dalle famiglie.
Come è stato condotto il sondaggio
Per stimare il valore che i cittadini attribuiscono ai diversi scenari energetici, i ricercatori hanno condotto un sondaggio online su un campione di circa 800 partecipanti in Italia nel marzo 2024.
Agli intervistati sono stati presentati diversi scenari ipotetici di evoluzione del mix elettrico nazionale, definiti da tre macro-attributi:
I dati sono stati elaborati tramite un modello a classi latenti, Latent Class Model o Lcm, per identificare diversi profili di consumatori e mappare l’eterogeneità delle preferenze nella popolazione.
Dai risultati emerge che, in media, i cittadini italiani sono favorevoli alle fonti rinnovabili, mostrano una forte avversione ai combustibili fossili ed esprimono un netto rifiuto dell’utilizzo dell’energia nucleare.
Le fonti energetiche più apprezzate
L’energia idroelettrica è la fonte in assoluto più apprezzata dagli italiani, probabilmente per la sua storicità e maturità tecnologica, seguita dal solare fotovoltaico.
I cittadini tendono a preferire nettamente il solare rispetto all’eolico. Questo avviene perché il solare, spesso associato agli impianti installati sui tetti, è percepito come una tecnologia a basso impatto visivo e acustico, mentre le turbine eoliche generano maggiori preoccupazioni per il loro impatto paesaggistico.
Per quanto riguarda l’eolico, emerge comunque un sostegno generalmente positivo.
Le preferenze verso la bioenergia risultano invece frammentate ed eterogenee. Molti intervistati associano alle biomasse una scarsa familiarità oppure esprimono preoccupazioni per gli impatti locali, come l’inquinamento prodotto dai camion e i cattivi odori, oltre ai dubbi degli esperti sulla reale neutralità carbonica nel breve periodo.
Si registra una netta avversione all’aumento della capacità produttiva basata sui combustibili fossili, con un rifiuto particolarmente marcato nei confronti del carbone, percepito unanimemente come la fonte più inquinante.
Nonostante l’Italia importi stabilmente elettricità nucleare dai Paesi confinanti, l’ipotesi di reintrodurre centrali sul territorio nazionale incontra una fortissima opposizione.
Questo orientamento riflette la persistenza dei valori espressi nei referendum del 1987 e del 2011, che hanno consolidato una radicata avversione culturale verso questa tecnologia.
I quattro gruppi individuati dallo studio
L’applicazione del modello a classi latenti ha consentito di individuare quattro gruppi distinti di partecipanti, la cui probabilità di appartenenza varia significativamente in funzione di alcune caratteristiche socio-demografiche, in particolare l’età e il genere.
Classe 1 – 11,97% del campione
Comprende individui fortemente orientati verso una transizione energetica basata sulle fonti rinnovabili tradizionali. Questo gruppo si distingue per una marcata opposizione al nucleare e per una forte preferenza nei confronti delle bioenergie.
Classe 2 – 41,65% del campione
È il gruppo più numeroso. I suoi membri esprimono una netta contrarietà ai combustibili fossili e alle interruzioni della fornitura elettrica. Pur mostrando una moderata disponibilità a sostenere l’energia nucleare, si dichiarano contrari allo sviluppo delle biomasse.
Classe 3 – 16,75% del campione
Questo segmento è guidato quasi esclusivamente da considerazioni economiche. Gli individui appartenenti a questa classe attribuiscono scarsa importanza alla composizione del mix energetico e all’affidabilità della rete, concentrandosi principalmente sull’obiettivo di evitare aumenti dei costi in bolletta.
Classe 4 – 29,63% del campione
Rappresenta il gruppo dei sostenitori delle energie rinnovabili. Mostra una disponibilità significativa a pagare per incrementare la quota di energia idroelettrica, solare, eolica e da biomasse, accompagnata da una chiara opposizione all’energia nucleare.
La mappatura della popolazione in classi di preferenza offre una guida preziosa. Comprendere l’esistenza di segmenti vulnerabili e orientati principalmente al risparmio tariffario, come la Classe 3, consente di strutturare campagne informative mirate e, soprattutto, meccanismi di compensazione o incentivi fiscali capaci di tutelare il potere d’acquisto.
L’obiettivo è scongiurare il rischio di resistenze sociali e garantire una transizione energetica equa, stabile e duratura.
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Rassegna del 17 Luglio, 2026 |
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