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ISSUE 435

Ecologia La nostra lotta al buco dell'ozono ha un prezzo: abbiamo triplicato un tipo di PFAS

Per chiudere il buco dell'ozono abbiamo sostituito i vecchi gas nocivi con sostanze che, degradandosi, hanno triplicato i livelli di un tipo di PFAS.

focus.it

 Ecologia La nostra lotta al buco dell'ozono ha un prezzo: abbiamo triplicato un tipo di PFAS

Un PFAS onnipresente e in aumento

Le sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici (PFAS) sono composti chimici usati in moltissimi complessi industriali, connotati da una particolare stabilità termica, da proprietà idrorepellenti e oleorepellenti: requisiti che aumentano la loro resistenza alle alte temperature, all'acqua e ai grassi, ma che purtroppo fanno sì che abbiano una lunghissima persistenza nell'ambiente. Il TFA è il PFAS più abbondante nelle acque terrestri e anche quello che regolarmente emerge in quantità maggiore ovunque si cerchino PFAS (è stato trovato persino nel sangue umano, nell'acqua potabile e nella polvere domestica).

Studi che hanno indagato la presenza di TFA nelle carote di ghiaccio artico suggeriscono che la deposizione del composto sia aumentata fino a dieci volte dagli anni '70. Da tempo si sospetta che i sostituti dei clorofluorocarburi o CFC (i composti di cloro, fluoro e carbonio che producono una riduzione dell'ozono stratosferico e che pertanto sono stati banditi con il Protocollo di Montreal, in vigore dal 1989) siano una fonte importante di TFA, e il nuovo studio aiuta a capire meglio le dimensioni del problema.


Piovono PFAS

Gli scienziati dell'Università di Lancaster (nel Regno Unito) e della California a San Diego hanno scoperto che la quantità di TFA che dall'atmosfera si deposita al suolo attraverso vento e pioggia è cresciuta dalle 6.800 tonnellate all'anno nel 2000 a 21.800 tonnellate nel 2022.

I CFC, refrigeranti del passato, furono sostituiti alla fine degli anni '80 dagli idrofluorocarburi (HFC), che pur non danneggiando l'ozono sono però potenti gas serra e che si stanno pertanto gradualmente dismettendo. In atmosfera, gli HFC reagiscono con altri composti formando il TFA come prodotto di degradazione. Un'altra classe di sostanze usate in sostituzione degli HFC, i gas refrigeranti HFO, o idrofluoroolefine, si degradano in TFA a ritmi ancora più sostenuti.

Tra questi gas attenzionati c'è ne è uno, chiamato HFO-1234yf, ampiamente utilizzato nei condizionatori delle auto, che produce TFA a tassi 10 volte più elevati dei "vecchi" HFC. Anche pesticidi, altri composti industriali e prodotti farmaceutici possono degradarsi in TFA.


Analisi dei rischi

Gli effetti precisi del TFA sulla salute umana non sono noti, anche se l'Unione Europea lo considera dannoso per la vita acquatica e sta valutando se possa avere effetti dannosi per la fertilità e la riproduzione umana. La ricerca è un invito a considerare con maggiore attenzione e ampiezza di vedute le tante possibili conseguenze della dispersione di composti industriali negli ecosistemi, anche se - ovviamente - tornare ai CFC o ai successivi refrigeranti non è possibile né consigliabile.

L'abbandono delle sostanze lesive per l'ozono stratosferico ha incoraggiato l'uso di sostituti che hanno però un altro, meno evidente effetto nocivo sull'ambiente: la diffusione di un tipo particolare di PFAS, l'acido trifluoroacetico (TFA). In base a uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters, i livelli di questo "inquinante eterno" negli ecosistemi di tutto il mondo sono triplicati in 20 anni, in buona parte a causa della degradazione in atmosfera dei gas refrigeranti che ci stanno aiutando a richiudere il buco dell'ozono. 

La ricerca sottolinea la complessità degli equilibri su cui si regge il nostro Pianeta e invita a una riflessione su possibili alternative a HFC (idrofluorocarburi) e HFO (idrofluoroolefine), oggi largamente impiegati in sistemi di condizionamento, refrigerazione e schiume isolanti.


Un PFAS onnipresente e in aumento

Le sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici (PFAS) sono composti chimici usati in moltissimi complessi industriali, connotati da una particolare stabilità termica, da proprietà idrorepellenti e oleorepellenti: requisiti che aumentano la loro resistenza alle alte temperature, all'acqua e ai grassi, ma che purtroppo fanno sì che abbiano una lunghissima persistenza nell'ambiente. Il TFA è il PFAS più abbondante nelle acque terrestri e anche quello che regolarmente emerge in quantità maggiore ovunque si cerchino PFAS (è stato trovato persino nel sangue umano, nell'acqua potabile e nella polvere domestica).

Studi che hanno indagato la presenza di TFA nelle carote di ghiaccio artico suggeriscono che la deposizione del composto sia aumentata fino a dieci volte dagli anni '70. Da tempo si sospetta che i sostituti dei clorofluorocarburi o CFC (i composti di cloro, fluoro e carbonio che producono una riduzione dell'ozono stratosferico e che pertanto sono stati banditi con il Protocollo di Montreal, in vigore dal 1989) siano una fonte importante di TFA, e il nuovo studio aiuta a capire meglio le dimensioni del problema.


Piovono PFAS

Gli scienziati dell'Università di Lancaster (nel Regno Unito) e della California a San Diego hanno scoperto che la quantità di TFA che dall'atmosfera si deposita al suolo attraverso vento e pioggia è cresciuta dalle 6.800 tonnellate all'anno nel 2000 a 21.800 tonnellate nel 2022.

I CFC, refrigeranti del passato, furono sostituiti alla fine degli anni '80 dagli idrofluorocarburi (HFC), che pur non danneggiando l'ozono sono però potenti gas serra e che si stanno pertanto gradualmente dismettendo. In atmosfera, gli HFC reagiscono con altri composti formando il TFA come prodotto di degradazione. Un'altra classe di sostanze usate in sostituzione degli HFC, i gas refrigeranti HFO, o idrofluoroolefine, si degradano in TFA a ritmi ancora più sostenuti.

Tra questi gas attenzionati c'è ne è uno, chiamato HFO-1234yf, ampiamente utilizzato nei condizionatori delle auto, che produce TFA a tassi 10 volte più elevati dei "vecchi" HFC. Anche pesticidi, altri composti industriali e prodotti farmaceutici possono degradarsi in TFA.


Analisi dei rischi

Gli effetti precisi del TFA sulla salute umana non sono noti, anche se l'Unione Europea lo considera dannoso per la vita acquatica e sta valutando se possa avere effetti dannosi per la fertilità e la riproduzione umana. La ricerca è un invito a considerare con maggiore attenzione e ampiezza di vedute le tante possibili conseguenze della dispersione di composti industriali negli ecosistemi, anche se - ovviamente - tornare ai CFC o ai successivi refrigeranti non è possibile né consigliabile.

 

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