La Newsletter di ESO
ISSUE 435

Il bosco che "fabbrica" l’acqua: perché la salute delle sorgenti inizia dalle radici

Quando pensiamo all’acqua minerale, la nostra mente corre subito alla profondità della terra, dove la roccia filtra e arricchisce il liquido prezioso. Ma per proteggere ciò che accade nel sottosuolo, dobbiamo prima guardare verso l’alto: al bosco.

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Il bosco che

MILANO - Esiste un legame indissolubile tra la salute delle foreste e la qualità dell'acqua che beviamo. Questo legame si traduce nel concetto di "servizi ecosistemici": i benefici gratuiti che la natura ci offre, come la filtrazione dell'acqua, la cattura della CO2 e la protezione del suolo. 

La salute delle foreste è in generale degli ambienti naturali è quindi direttamente proporzionale alla qualità dell'acqua grazie a servizi ecosistemici fondamentali: radici e suolo forestale agiscono da filtri naturali, trattenendo sedimenti e inquinanti, mentre la vegetazione regola il ciclo idrologico, garantendo filtrazione, ricarica delle falde e prevenzione dell'erosione. 
Il ruolo di foreste e alberi nel ciclo idrologico

Le foreste agiscono come una complessa infrastruttura naturale che regola e purifica l'intero ciclo idrologico. Attraverso le chiome e lo strato di lettiera, le foreste intercettano le piogge riducendo l'impatto diretto delle gocce sul suolo, prevenendo così l'erosione e favorendo l'infiltrazione lenta dell'acqua nel sottosuolo, che va a ricaricare le falde acquifere. 

Inoltre, grazie al processo di evapotraspirazione, gli alberi rilasciano umidità nell'atmosfera, contribuendo alla formazione delle nuvole e influenzando i regimi delle precipitazioni anche a grande distanza (le cosiddette "pompe biotiche"). 

Infine, le foreste funzionano come un filtro biologico naturale, trattenendo sedimenti e sostanze inquinanti, garantendo così la fornitura di acqua dolce di alta qualità per i bacini idrografici a valle.

L’impegno del Gruppo Sanpellegrino per gli ecosistemi

In tal senso, il Gruppo Sanpellegrino ha scelto di non essere un semplice spettatore, ma un attore attivo di questi ecosistemi attraverso progetti concreti in Alta Valtellina e in Toscana.
La "spugna" naturale: il progetto in Alta Valtellina

In Alta Valtellina, dove nasce l’acqua Levissima, il Gruppo ha avviato una collaborazione scientifica con l'Università degli Studi di Milano per monitorare e rigenerare il patrimonio forestale. Un bosco curato e in salute agisce come una vera e propria spugna naturale.

Dopo eventi climatici estremi come la tempesta Vaia del 2018, i residui di alberi abbattuti possono diventare un rischio per la biodiversità e la stabilità del terreno. La ricerca condotta ha dimostrato che la rimozione controllata di questi residui e la riforestazione strategica non servono solo a prevenire incendi o dissesti idrogeologici, ma sono fondamentali per garantire il ciclo naturale dell'acqua. Le radici degli alberi, infatti, rendono il terreno permeabile, permettendo all'acqua piovana e alla neve fusa di infiltrarsi lentamente, purificandosi attraverso gli strati del suolo prima di raggiungere la falda.
Biodiversità e purezza: l’Oasi di Villa Panna

Spostandoci nel cuore del Mugello, l'impegno del Gruppo si estende alla tutela della biodiversità nell'Oasi di Villa Panna. Qui, la gestione di oltre 800 ettari di territorio non riguarda solo l'acqua, ma l'intero habitat.

In collaborazione con Federparchi e con la Scula Sant’Anna di Pisa, il progetto ha evidenziato come la presenza di una flora e una fauna diversificate sia il miglior indicatore di un ambiente incontaminato. Proteggere le specie locali e monitorare lo stato di salute dei boschi toscani significa creare uno "scudo naturale" che preserva l'integrità del bacino idrogeologico di Acqua Panna. Un ecosistema ricco di biodiversità è più resiliente ai cambiamenti climatici e garantisce che il processo di mineralizzazione dell'acqua avvenga in un ambiente protetto da qualsiasi interferenza esterna.
Dalla foresta al bicchiere: l'azienda come custode

La gestione responsabile dell'acqua oggi non passa più solo dall'efficienza industriale, ma dalla rigenerazione della natura. Investire nella pulizia dei boschi, nella piantumazione di specie autoctone e nello studio scientifico del territorio significa garantire all’acqua un futuro di qualità. Il Gruppo Sanpellegrino, agendo su questi fronti, dimostra che la bottiglia non è che l'ultimo anello di una catena che inizia tra le radici di un albero e le vette delle montagne.

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