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ISSUE 442

Caldo fuori stagione e allarme ozono: l’Italia entra nell’estate climatica con settimane di anticipo

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Caldo fuori stagione e allarme ozono: l’Italia entra nell’estate climatica con settimane di anticipo

Non ci sarebbe bisogno di scriverlo: il caldo anomalo lo stiamo percependo tutti. Ma vogliamo attenzionare gli aspetti per affrontare al meglio la situazione che porta a possibili problematiche di malessere. A cominciare dagli aspetti negativi dell’ozono.

 

L’estate meteorologica non è ancora iniziata ufficialmente, ma sull’Italia è già arrivata una fase di caldo estremo che ricorda le settimane più torride di luglio e agosto. In molte città della Penisola, le temperature stanno registrando valori superiori di 10-15 gradi centigradi rispetto alle medie stagionali, mentre cresce anche la preoccupazione per l’aumento dell’ozono troposferico, uno degli inquinanti più pericolosi per la salute durante le ondate di calore.

 

Secondo i dati del centro di ricerca internazionale Climate Central, in queste giornate di fine maggio, ampie aree del territorio italiano potrebbero registrare anomalie termiche comprese tra +10 e +14 gradi rispetto alle medie del periodo. Una situazione che riguarda in particolare il Centro-Nord, dove il Climate Shift Index, Csi, ha raggiunto il livello 5, il valore massimo della scala.

 

Va detto che il Csi misura quanto il cambiamento climatico influenzi la probabilità che si verifichino eventi meteorologici estremi. Un livello 5 indica che temperature di questo tipo sarebbero almeno cinque volte meno probabili in assenza del riscaldamento globale causato dalle attività umane.

 

Non si tratta quindi di una semplice parentesi di bel tempo primaverile, ma di un segnale sempre più evidente dell’accelerazione della crisi climatica. Gli scienziati sottolineano da anni come le ondate di calore stiano diventando più frequenti, più intense e più durature nel bacino del Mediterraneo, una delle aree considerate più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

 

 

L’impatto sulla salute

 

Il caldo estremo rappresenta un rischio crescente soprattutto per le persone più fragili: anziani, bambini, malati cronici, lavoratori esposti all’aperto e persone senza dimora.

 

“Le temperature estreme non sono solo un dato meteorologico: sono un rischio per la salute delle persone, soprattutto le più vulnerabili, come anziani e bambini, chi fa lavori all’aperto e le persone senza dimora”, allerta Simona Abbate, della campagna Clima di Greenpeace Italia.

 

Le alte temperature possono provocare colpi di calore, disidratazione, aggravamento di patologie cardiovascolari e respiratorie e un aumento della mortalità, soprattutto nelle grandi città dove il fenomeno delle isole di calore urbane amplifica ulteriormente gli effetti del caldo.

 

A peggiorare il quadro c’è anche il problema dell’ozono troposferico, un inquinante che si forma quando l’intensa radiazione solare reagisce con altri agenti inquinanti prodotti principalmente dal traffico e dalle attività industriali.

 

 

Ozono: l’inquinante invisibile che cresce con il caldo

 

L’ozono presente negli strati alti dell’atmosfera protegge la Terra dai raggi ultravioletti, ma a livello del suolo diventa un gas nocivo. Durante le giornate molto calde e soleggiate le concentrazioni di ozono possono aumentare rapidamente, superando le soglie di sicurezza stabilite dalle autorità sanitarie.

 

L’esposizione a elevati livelli di ozono può causare irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie, difficoltà respiratorie, tosse e peggioramento di asma e bronchiti. I soggetti più a rischio sono bambini, anziani e persone con patologie respiratorie.

 

Le ondate di calore favoriscono quindi una doppia emergenza: da un lato l’aumento diretto delle temperature, dall’altro il peggioramento della qualità dell’aria. Una combinazione che secondo gli esperti potrebbe diventare sempre più frequente nei prossimi anni.

 

 

Le accuse al governo e il nodo fossili

 

Secondo Greenpeace Italia, il caldo eccezionale di questi giorni dovrebbe imporre una accelerazione delle politiche di transizione energetica.

 

“Continuare a ignorare la crisi climatica, come fa il governo Meloni, significa esporre milioni di persone ai gravi impatti degli eventi meteorologici estremi”, afferma ancora Simona Abbate. “Mentre il governo continua a difendere una strategia energetica ancora basata su gas e petrolio, le aziende dei combustibili fossili come Eni accumulano profitti enormi, anche grazie alla crisi geopolitica internazionale. È inaccettabile che a pagare il prezzo più alto siano proprio le persone più vulnerabili e meno responsabili del riscaldamento globale”.

 

Nei giorni scorsi Greenpeace Italia, insieme a Legambiente, Wwf Italia, Rete Italiana Pace Disarmo e Sbilanciamoci, ha inviato una lettera congiunta alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo di tassare gli extraprofitti delle aziende dei combustibili fossili.

 

Secondo le associazioni ambientaliste, le risorse raccolte dovrebbero essere utilizzate per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico, considerate indispensabili per affrontare sia la crisi climatica sia quella energetica.

 

 

Un Mediterraneo sempre più caldo

 

Il Mediterraneo è indicato dagli scienziati come uno degli hotspot climatici mondiali. Negli ultimi decenni la regione si è riscaldata più velocemente rispetto alla media globale, con effetti evidenti su siccità, incendi, eventi meteorologici estremi e disponibilità idrica.

 

Le temperature anomale registrate già a fine primavera rappresentano dunque un ulteriore campanello d’allarme. Se questo andamento dovesse proseguire anche nei mesi estivi, il rischio è quello di affrontare una stagione segnata da nuove emergenze sanitarie, stress per le reti energetiche, difficoltà per l’agricoltura e un aumento dell’inquinamento atmosferico.

 

L’impressione sempre più diffusa è che le stagioni stiano cambiando volto. E che il caldo eccezionale che fino a pochi anni fa appariva straordinario stia diventando la nuova normalità climatica italiana.

 

 

Di Camilla Galli Macricé

Photo: Depositphotos

 

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