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ISSUE 442

Etichette commestibili, il bollino per frutta e verdura da mangiare

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Etichette commestibili, il bollino per frutta e verdura da mangiare

Il Politecnico di Milano e altri 7 partner scientifici e industriali sviluppano il progetto APPEAL, da cui nasce una nuova generazione di etichette commestibili, ottenute attraverso bioprodotti della lavorazione delle mele.

 

Le etichette commestibili nascono dagli scarti delle mele permettendo un compostaggio “pulito”, superando al tempo stesso i rischi legati all’ingestione involontaria.

 

Il bollino che abitualmente si trova sulle mele sembra innocuo e facile da gestire. Semplice il procedimento: basta staccarlo e riporlo nel giusto compostaggio.

 

Invece, nella maggior parte delle volte resta attaccato al bordo del lavello, sul tagliere, e alcune volte finisce nell’umido insieme alle bucce. Ma molto spesso resta sulla frutta, con il rischio di ingestione.

 

Oggi invece esiste un’etichetta commestibile e compostabile capace di ridurre l’impatto ambientale del packaging agroalimentare, migliorare la gestione dei rifiuti organici e offrire nuove garanzie di sicurezza e tracciabilità lungo la filiera.

 

 

Etichette commestibili: il progetto APPEAL

 

Non si tratta di un esperimento di laboratorio senza alcun futuro, ma del risultato ottenuto da APPEAL – Agrifood Protected by Printable Edible Authenticating Label, il progetto finanziato dal Fondo Italiano per le Scienze Applicate, FISA, del Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dal Politecnico di Milano, insieme a sette partner scientifici e industriali, tra cui il Consorzio Melinda.

 

I risultati sono stati presentati a metà maggio durante il webinar “Oltre l’etichetta: ricerca, sostenibilità e innovazione”, organizzato dall’ateneo milanese.

 

Un appuntamento che ha acceso i riflettori su un settore in forte espansione: il mercato globale dell’etichettatura che, tra crescita dell’e-commerce, sviluppo della grande distribuzione e crescente necessità di tracciabilità digitale, vale oggi circa 50 miliardi di dollari ed è destinato a crescere di oltre il 5% annuo nel prossimo decennio.

 

L’etichetta edibile, in questo scenario, rappresenta una risposta concreta alle grandi sfide ambientali del nostro tempo: cambiamento climatico, aumento dei rifiuti e necessità di accelerare la transizione verso modelli produttivi circolari.

 

Uno degli obiettivi principali è fornire una risposta efficace alla contaminazione della frazione organica destinata al compostaggio, la cui raccolta in Italia, certificano i dati ISPRA ricordati durante il webinar, è più che triplicata negli ultimi vent’anni, superando i 7,5 milioni di tonnellate.

 

L’innovazione sviluppata da APPEAL apre inoltre nuove prospettive per la bioeconomia circolare, un comparto che in Europa vale circa 3mila miliardi di euro e vede l’Italia tra i Paesi leader, con oltre 400 miliardi di valore generato e più di 2 milioni di occupati.

 

Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano ha realizzato una nuova generazione di bollini commestibili ottenuti da ingredienti vegetali e matrici a base di polisaccaridi e pectina, recuperata anche dai sottoprodotti della lavorazione delle mele.

 

Grande attenzione è stata dedicata allo sviluppo di film edibili, colle alimentari a base acqua e inchiostri compatibili con la stampa food-grade, progettati per garantire sicurezza, stabilità e leggibilità delle informazioni.

 

“L’obiettivo era progettare un’etichetta non solo edibile e sicura, ma anche pronta a rispondere alle nuove esigenze normative e industriali”, spiega Andrea Macrelli, ricercatore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano. “I prototipi sviluppati sono già conformi agli obiettivi previsti dal PPWR, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi che entrerà in vigore ad agosto e innalzerà significativamente i target di riciclo e gli obblighi di compostabilità di alcuni imballaggi, tra cui le etichette alimentari. Inoltre, la soluzione è pensata per essere facilmente scalabile a livello industriale e adattabile alle diverse applicazioni ortofrutticole”.

 

Consorzio Melinda, determinante con il suo contributo, è leader dell’ortofrutta italiana con oltre 400mila tonnellate di mele prodotte ogni anno, pari a circa il 20% della produzione nazionale. Forte di una lunga esperienza nell’economia circolare e nell’innovazione agroalimentare, Melinda ha testato le etichette ottenendo risultati particolarmente incoraggianti.

 

“I bollini edibili hanno mostrato una buona resistenza meccanica e un’elevata capacità adesiva anche in condizioni critiche di umidità, oltre a performance promettenti sul fronte della biodegradabilità e compostabilità”, sottolinea Nicola Vighi, esperto della divisione Ricerca e Sviluppo del Consorzio.

 

 

Etichette commestibili, cosa succede se ingerite

 

Il progetto, accanto ai benefici ambientali, evidenzia anche importanti ricadute sanitarie. L’ingestione accidentale di etichette tradizionali è infatti un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi: secondo le stime, gli italiani ne ingerirebbero inconsapevolmente tra i 9 e i 22 milioni ogni anno.

 

Per questo le nuove etichette APPEAL sono state sottoposte a rigorosi test biologici in vitro, che hanno valutato citotossicità, risposta infiammatoria, stress ossidativo ed eventuali effetti sul DNA.

 

“I risultati hanno evidenziato un’elevata biocompatibilità e l’assenza di segnali di danno cellulare, genotossicità o immunotossicità”, spiega Ilaria Vitali, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara. “Anche dopo digestione simulata secondo protocollo INFOGEST, i campioni si sono dimostrati sicuri per i modelli intestinali ed epatici analizzati”.

 

L’etichetta è inoltre progettata su tre livelli di sicurezza, con accesso differenziato alle informazioni lungo tutta la filiera: i dati pubblici possono essere letti tramite smartphone dai consumatori, che possono inoltre verificare l’autenticità dell’etichetta utilizzando semplici torce UV e sfruttando le funzionalità dell’applicazione mobile, mentre le informazioni avanzate e riservate sono accessibili agli operatori attraverso strumenti ottici dedicati. Una soluzione che rafforza autenticità, tracciabilità e contrasto alle contraffazioni.

 

“Con APPEAL abbiamo voluto trasformare un problema ambientale in un’opportunità concreta di innovazione”, conclude Carlo Spartaco Casari, ordinario di Fisica della Materia al Politecnico di Milano e Principal Investigator del progetto. “Queste etichette sicure, edibili e industrialmente scalabili possono ridurre l’impatto dei materiali plastici e introdurre nuove funzioni per l’autenticazione dei prodotti agroalimentari. Il prossimo passo sarà lavorare insieme ai partner per portare questa tecnologia sul mercato”.

 

 

Di Germana Ferrante

Photo: Flickr

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