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ISSUE 443

L’Europa scopre il condizionatore: così l’ondata di caldo record cambia le abitudini e fa volare il mercato

Nel Vecchio Continente solo il 20% delle abitazioni ha l'aria condizionata, contro il 90% degli Stati Uniti

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L’Europa scopre il condizionatore: così l’ondata di caldo record cambia le abitudini e fa volare il mercato

C’è una tecnologia che più di ogni altra sta facendo crescere il consumo di elettricità a livello mondiale. Non è l’intelligenza artificiale e nemmeno le auto elettriche, ma l’aria condizionata. Le ondate di calore, rese più frequenti e più intense dai cambiamenti climatici, stanno spingendo i cittadini di diverse parti del mondo a installare un condizionatore a casa, anche laddove finora non se n’era avvertita la necessità. Non fa eccezione l’Europa, colpita da un’ondata di caldo record che ha fatto raggiungere temperature mai registrate prima in Francia e nel Regno Unito.

 

 

Lo scarto tra Europa e Stati Uniti

 

Storicamente, l’Europa non è un continente che ama l’aria condizionata, specialmente se si fa un paragone con chi sta dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. Negli Stati Uniti, il 90% delle abitazioni è dotato di condizionatori, mentre nel Vecchio Continente la percentuale non supera il 20 per cento. Dietro questo scarto c’è innanzitutto una ragione culturale. Ben prima che la General Electric inventasse i primi impianti di refrigerazione, gli europei già costruivano edifici progettati proprio per resistere al caldo: dalle pareti bianche ai cortili ombreggiati, fino alle persiane.

 

 

Il primato dell’Italia sull’aria condizionata

 

L’Italia è storicamente il Paese europeo che più ricorre all’aria condizionata. Secondo i dati diffusi da Eurostat nel 2025, un terzo di tutta l’energia elettrica utilizzata per l’aria condizionata nei 27 Paesi Ue viene consumata proprio dall’Italia. In termini assoluti, si tratta di circa 23mila terajoule su un totale di poco più di 60mila. Seguono Grecia, con 8mila terajoule, Francia (7.850 terajoule), Spagna (6.140) e Germania (4.540). Se si guarda alle abitazioni, in Italia circa il 56% è dotato di aria condizionata. Una percentuale che scende al 41% nel caso della Spagna, al 20-25% in Francia e che crolla sotto il 10% in Germania.

 

 

Anche nel Nord Europa prende piede l’aria condizionata

 

In alcune parti del Nord Europa, inoltre, non si è mai sentito un particolare bisogno di aria condizionata, almeno fino a qualche decennio fa. Complice l’aumento delle temperature causato dal riscaldamento globale, le ondate di calore hanno portato a giornate di caldo record anche in Scandinavia e nel Regno Unito. Nei giorni scorsi, Londra ha raggiunto i 37 gradi, spingendo l’Nhs – il servizio sanitario nazionale – a dichiarare uno stato di emergenza generalizzato.

 

Ad oggi, infatti, soltanto il 7% delle case inglesi è dotato di aria condizionata. Non solo: molti degli edifici più recenti sono stati costruiti senza pensare che sarebbero state raggiunte temperature simili. È il caso del New London Vernacular, un particolare stile di abitazioni con facciate a vetro e grandi finestre. «Dall’alba al tramonto, il nostro appartamento viene letteralmente bombardato dai raggi solari. È un calore davvero insopportabile», ha raccontato l’inquilino di un nuovissimo edificio londinese a Bloomberg.

 

 

Il dibattito in Francia: l’aria condizionata fa male al clima?

 

Oltre a ragioni storiche e culturali, c’è almeno un altro elemento che convince molti europei a tenersi alla larga dall’aria condizionata: l’impatto sul clima. In realtà, spiega un lungo articolo di The Economist, gli europei «dovrebbero imparare ad amare il condizionatore». Innanzitutto, perché l’impatto sulle emissioni di gas serra in atmosfera è relativo. D’estate, quando la produzione di energia da fotovoltaico è generalmente alta, la domanda di elettricità è coperta in buona parte da fonti rinnovabili e ha quindi un impatto minore di quanto avvenga in quei Paesi – come gli Stati Uniti – dove la transizione energetica procede più a rilento.

 

In Francia, è nata una vera e propria polemica politica su questo tema. L’estrema destra di Marine Le Pen ha proposto un piano di sussidi pubblici per dotare di aria condizionata tutte le abitazioni del Paese. Una prospettiva che non viene vista di buon occhio dai partiti ecologisti. Innanzitutto, perché il calore delle case viene semplicemente scaricato all’esterno, contribuendo al cosiddetto «effetto isola di calore» nelle città. E poi perché non risolve in alcun modo il problema dei cambiamenti climatici, anzi.

 

Eppure, Marine Tondelier, a capo del partito Les Écologistes, ha aperto all’ipotesi di un piano per dotare di aria condizionata luoghi pubblici come scuole e ospedali. «Ci sono alcuni luoghi dove semplicemente non ne possiamo fare a meno», ha osservato. Tra le soluzioni alternative più citate dai partiti ecologisti ci sono la piantumazioni di alberi e l’isolamento degli edifici, che da solo contribuisce ad abbassare la temperatura in casa di diversi gradi. Questa visione corrisponde anche a quella del governo francese, che nelle nuove normative edilizie si concentra proprio sull’efficientamento energetico e sull’importanza del verde. L’obiettivo? Rendere superfluo l’uso dell’aria condizionata.

 

 

Le azioni del settore volano in Borsa

 

Mentre l’Europa soffoca sotto l’ultima ondata di calore, a sorridere sono proprio le aziende che producono condizionatori. Negli ultimi giorni, riporta il Financial Times, gli investitori si sono riversati in massa sulle azioni del settore, aspettandosi un forte aumento della domanda nei prossimi mesi. Carrier Global, una società quotata a New York che ricava la maggior parte dei suoi introiti dalla climatizzazione residenziale, ha aumentato di un terzo la sua capitalizzazione di mercato dall’inizio dell’anno, raggiungendo i 60 miliardi di dollari. Secondo le ultime stime, il mercato europeo dell’aria condizionata è destinato a crescere da circa 30 miliardi di dollari nel 2022 a 56,3 miliardi nel 2032.

 

 

 

 

Di Gianluca Brambilla

Photo: Pixabay

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