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ISSUE 443

Le città del futuro non saranno quelle con più tecnologia, ma quelle che sprecheranno meno risorse

nonsoloambiente.it

Le città del futuro non saranno quelle con più tecnologia, ma quelle che sprecheranno meno risorse

Quando si parla di città intelligenti, l'immaginario collettivo corre spesso a semafori connessi, auto a guida autonoma, telecamere, sensori e intelligenza artificiale.

 

La tecnologia è certamente una componente fondamentale delle cosiddette smart city. Ma il vero obiettivo non è rendere le città più digitali: è renderle più efficienti.

 

Nel prossimo futuro, infatti, la sfida non sarà installare più dispositivi tecnologici, bensì utilizzare i dati raccolti per ridurre gli sprechi di energia, acqua, materie prime e suolo. In altre parole, la trasformazione digitale avrà senso solo se saprà tradursi in benefici ambientali, economici e sociali.

 

 

Le città consumano oltre il 75% delle risorse mondiali

 

Oggi oltre il 57% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane, una percentuale destinata a superare il 68% entro il 2050, secondo le stime delle Nazioni Unite.

 

Le città occupano meno del 3% della superficie terrestre, ma sono responsabili di circa il 75% del consumo di risorse naturali, del 70% delle emissioni globali di CO₂ legate all'energia e di oltre il 60% dei consumi energetici mondiali.

 

Questo significa che il futuro della sostenibilità si giocherà soprattutto nei contesti urbani.

 

 

La tecnologia non è il fine ma il mezzo

 

Negli ultimi anni migliaia di città hanno investito in sensori, Internet of Things (IoT), reti intelligenti, sistemi di monitoraggio ambientale e piattaforme digitali.

 

L'obiettivo non è raccogliere più dati ma prendere decisioni migliori.

 

Un sensore installato lungo una rete idrica, ad esempio, può individuare una perdita prima che diventi una rottura importante. Un sistema intelligente di illuminazione pubblica può accendere i lampioni solo quando necessario, riducendo consumi energetici ed emissioni.

 

I dati, quindi, non producono sostenibilità da soli, la rendono possibile.

 

 

L'acqua insegna quanto la digitalizzazione possa fare la differenza

 

Secondo ISTAT, in Italia le perdite delle reti di distribuzione raggiungono ancora circa il 42% dell'acqua immessa negli acquedotti. Significa che quasi un litro d'acqua su due viene disperso prima di arrivare nelle case.

 

Le tecnologie digitali possono contribuire a ridurre queste perdite attraverso sensori, monitoraggio continuo e manutenzione predittiva.

 

La trasformazione digitale, in questo caso, non rappresenta un costo aggiuntivo. È uno strumento per utilizzare meglio una risorsa sempre più preziosa.

 

 

Energia: il paradosso della digitalizzazione

 

È vero: la trasformazione digitale richiede energia. Cloud, reti di telecomunicazione, sensori, piattaforme digitali e data center consumano quantità sempre maggiori di elettricità.

 

Secondo l'International Energy Agency (IEA), la domanda energetica dei data center continuerà a crescere nei prossimi anni, anche per effetto dell'intelligenza artificiale.

 

Ma la stessa IEA sottolinea che le tecnologie digitali possono generare risparmi energetici molto superiori ai consumi necessari per farle funzionare, se utilizzate per migliorare l'efficienza degli edifici, delle reti e dei sistemi produttivi.

 

La questione, quindi, non è scegliere tra digitale e sostenibilità. È far sì che il digitale renda possibile una sostenibilità più efficace.

 

 

Dati per respirare meglio

 

La digitalizzazione può migliorare anche la qualità dell'aria.

 

Molte città europee utilizzano reti di sensori per monitorare in tempo reale gli inquinanti atmosferici, analizzare i flussi di traffico e individuare le aree più critiche.

 

Queste informazioni permettono alle amministrazioni di intervenire con maggiore rapidità, pianificare la mobilità e adottare politiche più efficaci.

 

Secondo la Commissione Europea, la cosiddetta "Twin Transition" - la transizione verde e quella digitale - rappresenta uno dei pilastri della competitività europea nei prossimi decenni.

 

Le due trasformazioni non devono procedere separatamente: devono rafforzarsi a vicenda.

 

 

La vera smart city è quella che spreca meno

 

Per molto tempo abbiamo associato il concetto di città intelligente all'innovazione tecnologica. Oggi quella definizione non basta più.

 

Una città può essere piena di sensori, reti ultraveloci e piattaforme digitali. Ma se continua a perdere acqua, sprecare energia, congestionare il traffico e consumare suolo, difficilmente potrà essere considerata sostenibile.

 

La vera innovazione consiste nell'utilizzare la tecnologia per migliorare la gestione delle risorse. Non per moltiplicare gli strumenti.

 

 

Una sfida di governance

 

La trasformazione digitale pone anche una questione di governance. Servono competenze, pianificazione e capacità di integrare dati provenienti da sistemi diversi.

 

Non basta acquistare nuove tecnologie. Occorre costruire modelli di gestione capaci di trasformare le informazioni in decisioni.

 

In questo senso, la sostenibilità non dipende soltanto dall'innovazione tecnologica. Dipende dalla qualità delle politiche pubbliche e dalla collaborazione tra amministrazioni, imprese e cittadini.

 

 

Il futuro delle città

 

Le città del futuro saranno inevitabilmente più digitali ma non saranno ricordate per il numero di sensori installati o per la velocità delle loro reti.

 

Saranno giudicate per la loro capacità di consumare meno risorse, ridurre gli sprechi, migliorare la qualità della vita e adattarsi ai cambiamenti climatici.

 

La tecnologia rappresenta una straordinaria opportunità ma, da sola, non renderà sostenibili le nostre città. La differenza la farà il modo in cui sceglieremo di utilizzarla.

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