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I grafici evidenziano una crescita vertiginosa che Science ha deciso di riconoscere come il risultato più importante del 2025 perché questo enorme aumento ha abbassato i prezzi rendendo l’energia solare la più conveniente nel panorama mondiale.
Alla fine di ogni anno è consuetudine che le riviste scientifiche stilino una lista dei risultati più importanti che sono stati ottenuti oppure delle personalità che hanno primeggiato nel panorama scientifico. Mentre Nature si concentra sulle persone, Science si focalizza sui risultati e sceglie il breakthrough of the year, cioè il risultato più innovativo in grado di “sfondare” lo status quo.
Quest’anno Science ha cambiato il suo approccio premiando il risultato dell’applicazione su grandissima scala di una tecnologia vecchia di 70 anni. Stiamo parlando dell’energia solare che, nel 2025, ha superato il carbone per la produzione di energia elettrica.
I grafici evidenziano una crescita vertiginosa che Science ha deciso di riconoscere come il risultato più importante del 2025 perché questo enorme aumento ha abbassato i prezzi rendendo l’energia solare la più conveniente nel panorama mondiale. In effetti, Science parla di ascesa inarrestabile delle energie rinnovabili perché non è solo il solare che cresce.
Nello scenario energetico mondiale aumenta anche la produzione di elettricità da pale eoliche. In entrambi i casi si tratta di fonti di energia discontinue che, per poter fornire energia elettrica con continuità, hanno bisogno di batterie ricaricabili dove immagazzinare l’energia nei momenti di massima produzione per poi poterla erogare quando il sole non c’è oppure il vento è calato. Lo sviluppo delle tecnologie relative all’energia solare, a quella eolica ed alle batterie offrono degli interessanti esempi di come ricerche di base svolte (quindi finanziate) in una nazione vengano poi sfruttate da un’altra che ne trae immensi vantaggi commerciali e geopolitici.
La storia dei pannelli solari inizia negli Stati Uniti dove, nel maggio 1954, viene pubblicato l’articolo che descrive come utilizzare la giunzione p-n tra due strati di silicio opportunamente “drogati” per convertire la radiazione solare in energia elettrica. Si tratta di un pezzo di fisica dei semiconduttori, sviluppata da ricercatori dei Bell Telephone Laboratories, che ha cambiato il modo di sfruttare la radiazione solare. Mentre prima si convertivano i raggi del Sole in calore, che poi doveva essere trasformato in energia elettrica, il silicio semplifica il processo promettendo rese migliori. I primi pannelli solari, ovviamente costosi, hanno trovato applicazione nello spazio e hanno dato potenza al satellite americano Vanguard lanciato nel 1958.
Non tutti hanno accolto la nuova tecnologia: Von Braun non deve essere stato convinto dai pannelli solari visto che non vennero usati per le missioni Apollo la cui potenza proveniva da celle a combustibile (che causarono l’incidente di Apollo 13). Per fare decollare la tecnologia sulla Terra occorreva aumentare la resa e abbassare i costi.
Una lunga strada che ha visto l’ingresso e l’affermazione dell’industria cinese che oggi domina incontrastata il mercato mondiale dei pannelli. Seguendo lo stesso schema di sviluppo industriale, la Cina è leader mondiale nella produzione di pale eoliche e delle batterie al litio ricaricabili. Mentre l’idea di utilizzare il vento è vecchia di millenni, vale la pena di ricordare che fu uno scozzese a pensare come ricavarne energia elettrica nel 1887 e che il primo parco eolico venne installato nel 1980 nel New Hampshire. Per contro, le batterie al litio sono state sviluppate grazie ad una serie di scoperte fatte tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone che sono state premiate con il Nobel per la Chimica nel 2019.
Le basi della batteria agli ioni di litio furono gettate durante la crisi petrolifera degli anni ’70 quando Stanley Whittingham, che lavorava per la Exxon, sviluppò una tecnologia in grado di immagazzinare energia nelle batterie ricaricabili, semplicemente sfruttando il litio. Purtroppo, l’instabilità del litio causava un alto rischio di esplosione. Tutto cambiò con l’arrivo di John Goodenough che, dall’università di Oxford, dimostrò che l’ossido di cobalto con ioni di litio intercalati può permettere di realizzare batterie molto più potenti e di Akira Yoshino, in forza all’industria chimica Asahi Kasei, che usò i risultati di Goodenough per costruire una batteria a ioni di litio ricaricabile centinaia di volte. Nel 1991 nasceva la prima batteria al Litio della Sony. Oggi le batterie al litio sono utilizzate ovunque, dai laptop ai telefoni cellulari, dai veicoli elettrici alle centrali solari ed eoliche.
È straordinario come la Cina abbia sfruttato ricerche condotte altrove per costruire il suo impero delle rinnovabili che copre il 70% della richiesta mondiale di pale eoliche e batterie al Litio mentre arriva all’80% per i pannelli solari. La Cina è prima di tutto cliente di sé stessa, perché sta impiantando enormi centrali solari nei suoi vasti deserti per poi portare l’energia dove serve, nelle città della costa.
Questo non significa che la Cina abbia dismesso le sue centrali a carbone che continuano la loro produzione ma il loro tasso di crescita è decisamente minore di quello delle energie rinnovabili permettendo al Dragone di produrre più energia senza aumentare l’emissione di anidride carbonica. Questo fa sperare che ci si stia avvicinando al massimo dell’emissione di gas serra cinese, massimo che, giocoforza, sarà seguito da una diminuzione. In questo panorama delle rinnovabili in crescita colpisce l’involuzione della politica energetica americana sancita il 20 gennaio 2025 quando il Presidente Trump ha firmato l’ordine esecutivo Unleashing American Energy dove le energia rinnovabili non sono mai menzionate.
La sua posizione è ben riassunta in una delle risposte date alle telefonate di Natale durante il programma dove il NORAD traccia gli spostamenti della slitta di babbo Natale. Alla bimba che dice di avere paura di ricevere carbone il Presidente risponde che non deve affatto preoccuparsi perché il carbone è bello e pulito. E aggiunge, per buona misura, non devi mai dimenticarlo. Peccato che il resto del pianeta lo abbia già fatto.
Patrizia Caraveo
Photo: user6702303 on freepik.com
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