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ISSUE 434

Carne & co.: dovremmo pagare una tassa per i danni ambientali causati dal cibo?

Un adeguamento dell'IVA sulla carne o un prezzo aggiuntivo per la CO2 prodotta col cibo darebbero ragione dell'impatto della dieta sugli ecosistemi.

focus.it

Carne & co.: dovremmo pagare una tassa per i danni ambientali causati dal cibo?

I prezzi del cibo che consumiamo dovrebbero riflettere l'impatto degli alimenti sull'ambiente? La domanda richiede risposte celeri: i sistemi alimentari globali sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni mondiali di gas serra di origine antropica e, se consideriamo altri generi di impatti (come l'erosione della biodiversità, il consumo di suolo e acqua e l'apporto eccessivo di fosforo e azoto derivanti dai fertilizzanti nell'ambiente), il cibo che consumiamo è forse il singolo fattore più determinante dell'impatto che come individui abbiamo sugli ecosistemi.

 

Una ricerca pubblicata su Nature Food ha provato a calcolare quale segnale di prezzo si potrebbe dare, a livello politico, per contrastare l'impronta ambientale di alimenti particolarmente difficili da sostenere, per il sistema Terra, come la carne. Gli autori della ricerca sono partiti da indagini rappresentive delle spese delle famiglie dei 27 Stati membri della UE per elaborare due scenari di adeguamento dei prezzi all'impronta ecologica degli alimenti, il primo dei quali più facilmente implementabile.

 

L'IVA sulla carne

 

Teoricamente, se si decidesse di adeguare i prezzi degli alimenti al loro impatto ambientale, il costo del cibo dovrebbe aumentare insieme alla CO2 emessa. «Tuttavia, adottare un sistema così graduato per l'enorme varietà di prodotti alimentari è molto complicato e poco praticabile, almeno nel breve termine. Per questo motivo, inizialmente esaminiamo un'opzione semplice che è attualmente al vaglio politico: l'eliminazione delle agevolazioni fiscali sui prodotti a base di carne» spiega Charlotte Plinke, ricercatrice in politiche economiche per la mitigazione dei cambiamenti climatici dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico, in Germania.

 

La produzione di prodotti di origine animale come la carne è responsabile del 60% del totale delle emissioni di gas serra del settore alimentare, eppure, 22 dei 27 Stati membri dell'Unione Europea, inclusa l'Italia, applicano un'aliquota fiscale ridotta anche a questo alimento, come ad altri alimenti di base. Secondo il modello proposto da Plinke e colleghi, se si applicasse alla carne l'IVA standard e non un'aliquota agevolata, il suo impatto ambientale si ridurrebbe dal 3,48 al 5,7%, a seconda del settore danneggiato dalla sua produzione, con un costo annuo aggiuntivo medio di 26 euro per famiglia.

 

Una tassa sulla CO2 emessa

 

Se invece si riuscisse ad arrivare a un livello di dettaglio tale da definire un'imposta ambientale differenziata sui prodotti alimentari, tarata sulle emissioni di gas serra associate a ciascun tipo di prodotto, un sovrappezzo di circa 52 euro per ogni tonnellata di CO2 equivalente permetterebbe di evitare la stessa quantità di emissioni rispetto all'intervento precedente, ossia l'eliminazione della riduzione dell'aliquota IVA sulla carne.

 

Questo sovrapprezzo dovrebbe essere accompagnato, come nello scenario prima descritto, da compensazioni per i consumatori attraverso rimborsi fiscali. In questo modo, la spesa aggiuntiva netta per famiglia dovuta alla tassa ambientale sul cibo sarebbe di circa 12 euro all'anno.

 

Elisabetta Intini

 

 

Photo: freepik.com

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