La Newsletter di ESO
ISSUE 434

Efficienza energetica, quanto siamo distanti dall’obiettivo 2030?

Nel processo di transizione energetica, l’efficienza energetica riveste un ruolo chiave, ma gli sforzi messi in campo non ne sfruttano ancora le piene potenzialità.

rinnovabili.it

Efficienza energetica, quanto siamo distanti dall’obiettivo 2030?

Nel 2023, durante la 28esima Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (COP28 di Dubai), quasi 200 Paesi hanno raggiunto un accordo storico: collaborare e raddoppiare collettivamente il tasso medio annuo globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030. Per quello che ancora oggi molti definiscono lo “Sleeping Giant” della transizione si è trattato del più grande riconoscimento mai ottenuto da parte dei governi. E del primo passo ufficiale per una maggiore ambizione nazionale e un’azione accelerata nel campo.

 

Un tema di estrema importanza che, non a caso, rappresenta uno dei pilastri di KEY – The Energy Transition Expo, la fiera internazionale sulla transizione energetica di IEG (Italian Exhibition Group). Dal 4 al 6 marzo 2026 l’evento tornerà, tra le altre cose, a puntare i riflettori su tecnologie, sistemi e soluzioni per un uso intelligente delle risorse energetiche, coinvolgendo in un dibattito aperto Associazioni, Istituzioni, Pubbliche Amministrazioni e tutti gli stakeholder del comparto industriale. Un momento essenziale se si considera il grande gap che ancora oggi esiste tra potenzialità e risultati in questo settore.

 

Gli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia – IEA evidenziano, infatti, progressi traballanti. Nel dettaglio, negli ultimi due anni il tasso di variazione dell’intensità energetica primaria – misura dell’avanzamento dell’efficienza – è cresciuto complessivamente solo dell’1% l’anno. Circa la metà del tasso medio del periodo 2010-2019 e del 2022.

 

Ben inteso, non si tratta di un trend omogeneo. Il rallentamento è apparso evidente soprattutto nelle economie avanzate, mentre i progressi in molte economie emergenti e in via di sviluppo, infatti, sono rimasti stabili o sono leggermente aumentati.

 

In ogni caso, perché sia utile alla lettura della transizione, il dato va inserito in un quadro più complesso che tenga conto di diversi fattori, come ad esempio il tasso di elettrificazione. Definito come la variazione percentuale annua del rapporto tra elettricità e consumo finale totale di energia, questo tasso è aumentato di circa il 2% nel 2024, rispetto a una media a lungo termine dell’1% annuo nell’ultimo decennio. Ciò ha contribuito ad aumentare la quota globale di elettricità nella domanda energetica totale da circa il 17% nel 2010 al 21% nel 2024.

 

Cresce la domanda elettrica

 

Contrariamente a quanto si possa pensare, però, l’elettrificazione degli usi finali non è stata la sola responsabile dell’impennata dei consumi elettrici nel 2024. La forte crescita della domanda di elettricità dello scorso anno – circa il 4% – è influenzata anche dalle temperature più elevate, che stanno spingendo sempre più persone a utilizzare l’aria condizionata. Al punto che l’aumento del consumo di elettricità è stato quasi dell’1% più rapido rispetto all’incremento annuo previsto anche nello scenario a zero emissioni della IEA (caratterizzato da una rapida elettrificazione dei consumi).

 

A livello globale lo scorso anno, oltre 40 paesi che rappresentano quasi il 70% della domanda globale di elettricità, tra cui Brasile, Cina, India, Messico e Stati Uniti, hanno raggiunto nuovi record di picco della domanda di energia durante le ondate di calore. Altri ancora hanno subito gravi interruzioni di corrente e blackout a rotazione. 

 

Si tratta di un problema che coinvolge direttamente anche l’Europa e l’Italia. Nell’ultimo rapporto sul sistema elettrico nazionale, pubblicato a luglio 2025, Terna ha sottolineato come negli ultimi anni si stia osservando un progressivo cambiamento del comportamento dei consumatori in risposta a temperature elevate. “Il fabbisogno di energia, durante i periodi estivi, cresce con l’aumentare della temperatura per le necessità di raffrescamento, e recentemente tale correlazione sta aumentando. Oggi, quando la temperatura media supera i 27 gradi, si registra una crescita di oltre 2.000 MW per ciascun grado centigrado aggiuntivo“.

 

Efficienza energetica, i progressi dell’Unione Europea

 

Vale la pena, dunque, osservare da vicino l’impegno e i risultati dell’Unione Europea in questo contesto. Il Blocco ha approvato l’obiettivo comunitario vincolante di ridurre il consumo di energia dell’11,7 % entro il 2030  rispetto alle previsioni del 2020 (direttiva sull’Efficienza energetica rivista 2023/1791). E, grazie agli sforzi messi in campo, al momento la domanda energetica dell’UE è sempre più vicina ai target 2030, ossia contenere i consumi di energia finale e primaria rispettivamente a 763 Mtep e 992,5 Mtep.

 

Non solo. In totale, 15 Stati membri hanno innalzato le loro ambizioni in materia di efficienza energetica per il consumo di energia finale rispetto alle proposte di Piani nazionali Energia e Clima.

 

In particolare, nove Stati membri hanno allineato i loro contributi nazionali all’obiettivo di efficienza energetica dell’UE per il 2030. Inoltre Paesi come l’Irlanda e l’Austria hanno fissato target nazionali più ambiziosi rispetto alle loro proiezioni, dimostrando un impegno a ridurre ulteriormente il consumo di energia finale.

 

Peccato che nel complesso persista un ritardo nel perseguimento degli obiettivi dell’UE in materia di efficienza energetica per il 2030. 

 

Stando alle proiezioni i contributi aggregati si traducono in un consumo di energia finale di 794,1 Mtep entro il 2030. Sebbene il divario dall’obiettivo sia stato ridotto di 20 Mtep rispetto alle proposte di aggiornamento dei PNIEC, i contributi finali continuano a essere 47,3 Mtep al di sopra dell’obiettivo di consumo di energia primaria e 31,1 Mtep al di sopra dell’obiettivo di consumo di energia finale. Il che si traduce in una riduzione di solo l’8,1% rispetto all’11,7% preventivato. Si tratta di un divario significativo, pari al consumo di energia finale annuo del Belgio.

 

Il contesto Italiano

 

In questo contesto l’Italia non brilla di ambizione. Il PNIEC riporta un contributo nazionale al consumo energetico finale pari a 101,70 Mtep, decisamente non è in linea con il contributo di 93,05 Mtep presentato dalla Commissione europea. Lo stesso Esecutivo UE lamenta che il Piano nazionale pur avendo definito politiche e misure complete per raggiungere i contributi nazionali in materia di efficienza energetica, non abbia quantificato i risparmi energetici attesi né il contributo per ciascuna delle misure segnalate. E che non abbia presentato una valutazione completa del riscaldamento e del raffreddamento, né abbia descritto a sufficienza il collegamento tra misure e finanziamenti dedicati alla riqualificazione edilizia e i tassi di efficientemento ottenibili.

 

Ma qual è la situazione attuale? Per il 2023 – ultimo anno per cui sono disponibili dati certi e ufficiali – l’ENEA riporta una riduzione dei consumi di energia finale di oltre 3,6 Mtep attraverso misure messe in campo per ottemperare agli obblighi della Direttiva UE. L’Agenzia sottolinea il peso crescente dei Certificati Bianchi: solo attraverso questo strumento il Belpaese ha risparmiato 0,05 Mtep/anno di energia primaria. Nello stesso anno si è osservato un deciso incremento nei risparmi energetici derivanti dai progetti agevolati e dalle campagne di sensibilizzazione (oltre 0,7 Mtep), più un piccolo contributo da parte del Conto termico. Una mano è arrivata ovviamente anche dai bonus fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici. Gli interventi soggetti a detrazione effettuati nel 2023 hanno generato risparmi di energia finale pari a 0,676 Mtep. “Sommando a questi i risparmi prodotti nel medesimo anno da interventi realizzati dal 2021, il totale ammonta a 2,039 Mtep, pari al 92% del risparmio atteso secondo le traiettorie fissate dal PNIEC 2024”, scrive l’ENEA nel suo report annuale sull’efficienza energetica.

 

Dieci principi strategici

 

Nel complesso quello che emerge è la necessità di aumentare ambizione e impegno, sia a livello nazionale e globale, per sfruttare appieno i vantaggi del settore. Le misure di efficienza energetica, infatti, riducono la quantità di energia necessaria per alimentare e far crescere le economie, contribuendo anche a migliorare la vita delle persone e aumentando l’accesso a servizi energetici aggiuntivi. Ecco perché oggi appare essenziale migliorare l’uso dell’energia e il tasso di intensità energetica. 

 

Ogni paese dovrebbe avere una ricetta a sé ma nella X conferenza annuale dell’IEA sull’efficienza energetica, gli analisti della Agenzia e gli esperti della Commissione Europea hanno definito dei principi strategici di base: 10 azioni che possono aiutare i decisori politici a migliorare ed espandere le loro politiche e i loro programmi di efficientamento energetico, accelerando i guadagni.

 

I principi sono:

 

  • Dare priorità alle azioni trasversali di efficienza energetica per i loro benefici economici, sociali e ambientali.

  • Agire per liberare il potenziale di creazione di posti di lavoro offerto dall’efficienza.

  • Creare una maggiore domanda di soluzioni per l’efficienza energetica.

  • Concentrarsi sulla finanza nel contesto più ampio dell’ampliamento dell’azione.

  • Sfruttare l’innovazione digitale per migliorare l’efficienza dell’intero sistema.

  • Dare il buon esempio nel settore pubblico.

  • Coinvolgere tutte le componenti della società.

  • Sfruttare le informazioni comportamentali per politiche più efficaci.

  • Rafforzare la collaborazione internazionale.

 

Articolo rinnovabili.it in collaborazione con KEY – The Energy Transition Expo

 

Photo: rinnovabili.it

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