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ISSUE 434

L’inquinamento da Pfas ci potrebbe costare fino a 1.700 miliardi di euro

Secondo uno studio commissionato dalla Commissione europea, senza interventi strutturali i Pfas ci costeranno 1.700 miliardi euro di qui al 2050

valori.it

L’inquinamento da Pfas ci potrebbe costare fino a 1.700 miliardi di euro

I Pfas potrebbero arrivare a costare 1.700 miliardi di euro alla società europea. La stima emerge da uno studio commissionato dalla Commissione europea e pubblicato oggi, giovedì 29 gennaio , che prova a quantificare in modo sistematico e aggiornato il peso economico complessivo dell’inquinamento da sostanze per- e polifluoroalchiliche (Pfas) sulla collettività.

 

Quattro scenari ipotizzati: in ogni caso i costi saranno esorbitanti

 

Lo studio ipotizza diversi scenari di intervento per i casi di contaminazione da Pfas. Applicando gli standard ambientali più stringenti si raggiunge la cifra da capogiro di 1.700 miliardi di euro. Ordine di grandezza che rende l’idea della portata della questione e inquadra la vicenda non soltanto come un problema sanitario e ambientale, ma come un’enorme partita economica. Che non sembra destinata a essere pagata da chi l’ha aperta.

 

Lo studio The cost of Pfas pollution for our society, commissionato dalla Direzione generale Ambiente della Commissione europea, analizza i costi sociali dell’inquinamento da Pfas nell’area economica europea nel periodo 2024–2050, costruendo appunto quattro scenari ipotetici di esposizione e di risposta normativa.

 

Un conto salato, calcolato perfino al ribasso

 

La cifra di 1.700 miliardi di euro è una stima più che prudente, visto che si riferisce ai costi sanitari di soli quattro Pfas: Pfoa, Pfos, PFHxS e Pfna. Sono le molecole, cioè, per le quali abbiamo maggiori evidenze scientifiche sui loro impatti sulla salute. Secondo lo studio, nel solo 2024 l’esposizione umana a questi quattro composti ha comportato costi sanitari annuali stimati in 39,5 miliardi di euro.

 

Quali sono le voci di spesa? Morti premature, anni di vita persi in buona salute e aumento di specifiche patologie. E la stima tiene conto anche del calo progressivo della concentrazione dei Pfas storici grazie alle restrizioni già in vigore.

 

Non ci sono però solo i costi sanitari. Lo studio stima anche circa 3,8 miliardi di euro l’anno ncessari per la bonifica dei suoli e il trattamento delle acque contaminate. Anche qui, il conto è destinato a salire con l’aumento dei siti contaminati.

 

La cifra di 1.700 miliardi di euro emerge ipotizzando la piena applicazione degli Environmental Quality Standards (EQS) proposti dalla Commissione europea per le acque superficiali e sotterranee. Lo scenario prevede limiti molto stringenti sulle concentrazioni di Pfas nelle acque e, di conseguenza, una drastica riduzione dell’esposizione umana. L’ipotesi auspica l’azzeramento dei costi sanitari entro il 2040, al prezzo di enormi cifre impiegate per bonifiche e trattamento di acque reflue. Il rispetto di questo standard, scrivono gli autori, costerebbe 75-80 miliardi di euro ogni anno: 1.700 miliardi di euro dal 2024 al 2050, appunto.

 

La sola soluzione economicamente efficace è smettere di produrre e utilizzare Pfas

 

Lo studio analizza anche scenari al ribasso. Col “business as usual” o applicando la sola Direttiva sulle acque potabili (e quindi non risolvendo alla radice il problema), i costi si abbassano, ma restano comunque altissimi: tra 400 e 450 miliardi di euro. Risparmi appunto solo apparenti, visto che resterebbero i costi sanitari, salirebbe il numero di siti contaminati e crescerebbe l’esposizione complessiva della popolazione, visto che la produzione e l’utilizzo di Pfas per i prossimi decenni sono destinati ad aumentare.

 

Il dato lampante evidenziato dallo studio è che la soluzione economicamente meno onerosa è proprio lo stop totale alla produzione e all’utilizzo di Pfas. In questo caso, pur considerando l’eredità dell’inquinamento passato e la persistenza delle sostanze nell’ambiente e nel corpo umano, i costi sanitari scenderebbero progressivamente fino ad azzerarsi entro il 2050. I costi di bonifica resterebbero, ma non crescerebbero ulteriormente. La quantificazione dello scenario di stop totale è di 330 miliardi di euro.

 

Gli stessi autori dello studio sottolineano che le stime riportate sono, appunto, solo stime: una soglia minima dei costi reali, che però non tiene conto di una serie di elementi. I danni sanitari associati a tutti i Pfas non considerati dallo studio; alcune vie di esposizione come l’aria e le polveri indoor; i costi associati alla perdita di servizi ecosistemici, potenzialmente equivalenti a diversi miliardi di euro. Insomma, siamo su stime molto più che caute. E che, senza un intervento politico radicale e orientato all’efficacia, continueranno a salire, spostando in avanti il problema e rendendolo, anno dopo anno, più costoso.

 

Rita Cantalino

 

 

Photo: aleksandarlittlewolf

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