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focus.it

Non che ce ne fosse bisogno, ma uno studio pubblicato su Nature Sustainability ha aggiunto un nuovo motivo per impegnarsi a raggiungere zero emissioni nette e contrastare i cambiamenti climatici: se la temperatura globale salirà di 2 °C sopra i livelli preindustriali (un'ipotesi niente affatto remota), nel 2050 il numero di persone che vivrà in condizioni di calore estremo sarà più che doppio rispetto a ora.
Lo studio è il più dettagliato condotto fino ad oggi su modi e tempi in cui diverse regioni del mondo dovranno fare i conti con le temperature estreme. Tramite simulazioni al computer gli scienziati hanno tracciato una mappa delle aree che verranno maggiormente colpite, stimando quanti giorni di caldo estremo in più dovranno sopportare ogni anno.
Nello studio si parla di heating degree days (HDD) e cooling degree days (CDD). Queste misure indicano di quanti gradi è più freddo (HDD) o caldo (CDD) un luogo rispetto a una temperatura di riferimento, fissata a 18°C. Più alto è il valore, maggiore è il fabbisogno di riscaldamento o raffreddamento. I ricercatori parlano di caldo estremo quando la temperatura supera i 3.000 CDD annuali, ovvero quando l'aria condizionata è necessaria per gran parte dell'anno.
Quasi metà del mondo sciolto dal caldo
A percepire la differenza maggiore rispetto ad oggi saranno i Paesi del nord, per nulla abituati al caldo estremo e dunque con infrastrutture non preparate a combatterlo: rispetto al decennio 2006-2016, durante il quale la temperatura globale ha sforato i +1 °C sui livelli preindustriali, un aumento di + 2°C farebbe raddoppiare i giorni bollenti in Austria e Canada, e segnerebbe un +150% in Regno Unito, Svezia e Finlandia, un +200% in Norvegia e un + 230% in Irlanda. Nel complesso, nel mondo le persone colpite da caldo estremo passerebbero da 1,54 miliardi a 3,79 miliardi (pari al 41% della popolazione globale stimata per il 2050).
Agire subito
Le simulazioni hanno anche rilevato che il cambiamento maggiore avverrà attorno ai +1,5 °C, ovvero il punto in cui ci troviamo ora: «Dobbiamo intervenire molto prima, rafforzando le misure di adattamento e mitigazione», sottolinea Radhika Khosla, una degli autori. «I nostri risultati dovrebbero essere un campanello d'allarme: superare 1,5 °C di riscaldamento avrà effetti senza precedenti su tutto, dall'istruzione e la salute alla migrazione e all'agricoltura».
Chiara Guzzonato
Photo: freepik.com
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Rassegna del 13 Febbraio, 2026 |
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