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ISSUE 434

L’Italia paga 888 milioni d’euro l’anno in multe europee per le infrazioni sull’ambiente

Solo per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico sono quattro le procedure d’infrazione aperte da parte della Commissione Ue

greenreport.it

L’Italia paga 888 milioni d’euro l’anno in multe europee per le infrazioni sull’ambiente

A causa del mancato rispetto dei limiti europei sulla qualità dell’aria stabiliti dalla direttiva 2008/50/CE, l’Italia è stata oggetto di tre procedure di infrazione da parte della Commissione europea, tutte legate al superamento dei valori limite degli inquinanti atmosferici. La prima procedura riguarda il PM10 e ha già portato, il 10 novembre 2020, a una sentenza di condanna della Corte di giustizia dell’UE, che ha accertato il superamento sistematico e prolungato dei limiti giornalieri e annuali dal 2008 in numerose Regioni italiane. L’Italia non ha adottato misure adeguate per rientrare nei limiti e, per questo, è stata condannata anche alle spese. Nel marzo 2024 la Commissione ha inviato una nuova lettera di messa in mora, segnalando il persistere delle criticità. La seconda procedura riguarda il biossido di azoto (NO₂). Nel 2019 l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia per il superamento continuato dei valori limite, che avrebbero dovuto essere rispettati già dal 2010. Con sentenza del 12 maggio 2022, la Corte ha riconosciuto l’inadempimento italiano e ha condannato lo Stato alle spese.

 

La terza procedura, avviata nel 2020, concerne il superamento dei limiti di PM2,5, in particolare in diverse aree della valle del Po. La Commissione europea ha ritenuto insufficienti le misure adottate dall’Italia, sia nel ridurre i livelli di inquinamento sia nel garantire che i periodi di superamento siano il più brevi possibile. A queste si aggiungono la recente (febbraio 2026) messa in mora da parte della Commissione Europea per il mancato aggiornamento del programma nazionale di controllo per l’inquinamento atmosferico da anidride solforosa, ossidi di azoto, comporti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine, come prescritto dalla direttiva NEC 2016. Non avendo risposto ai solleciti della Commissione, l’Italia ha ricevuto la relativa notifica di infrazione. Una condotta mediocre, per un paese dove la Pianura Padana costituisce una delle aree più a rischio per la salute e per l’ambiente del continente.

 

Queste messe in mora gravano sulle precedenti, ma soprattutto sui cittadini: nel 2024 l’Italia ha pagato € 888 Mln. solo per le procedure europee di infrazione in materia ambientale.

 

a cura di Legambiente – Mal’aria di città 2026

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