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ISSUE
434
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economiacircolare.com

Lo abbiamo visto raccontando i lavori per il tratto globale contro l’inquinamento da plastica, purtroppo arenatisi a causa della lobby delle industrie fossili e della plastica e dei paesi che ne ospitano la produzione. Ma anche riferendo della crisi dei PFAS: la chimica ha un ruolo cruciale nell’inquinamento, e anche nel consentire all’economia circolare di dispiegare tutte le proprie possibilità – è ad esempio il tema delle sostanze problematiche che si trovano nei polimeri e che il riciclo trasmette alle nuove materie prime.
È per questo che Zero Waste Europe (ZWE) ha pubblicato recentemente un report in cui sostiene la necessità “di includere misure più severe in materia di politica chimica nella futura legge europea sull’economia circolare (Circular Economy Act-CEA) della Commissione europea, al fine di evitare una futura crisi sanitaria pubblica”. Il briefing avverte che “ignorare la politica in materia di sostanze chimiche nell’ambito della CEA comporterà costi sanitari ed economici significativi”.
“È difficile capire perché, dopo decenni di prove crescenti sulla nostra esposizione a sostanze chimiche altamente pericolose e sul loro impatto sulla nostra salute, siano state intraprese così poche azioni”, ha detto Dorota Napierska, responsabile delle politiche per un’economia circolare priva di sostanze tossiche di ZWE. “Sostanze chimiche più sicure e un alto livello di trasparenza dovrebbero essere automaticamente integrati nelle nuove normative politiche, a beneficio della nostra salute e della nostra sicurezza economica. Non possiamo costruire un’economia circolare a prova di futuro, danneggiando allo stesso tempo la società”.
Mancanza di scelta
Si legge in apertura del documento, intitolato “Costruire un’economia circolare sana: integrare sostanze chimiche, prodotti e rifiuti nell’ambito della legge sull’economia circolare“: “La nostra salute è determinata non solo dalle scelte di stile di vita, come l’alimentazione e l’esercizio fisico, ma anche dall’esposizione ambientale che spesso non possiamo scegliere. È proprio questa mancanza di scelta che conta. La società è continuamente, e spesso inconsapevolmente, esposta a una miscela a basso livello di sostanze chimiche nocive, un problema che rimane sottovalutato e in gran parte irrisolto. Gli effetti negativi sulla salute documentati includono, ma non si limitano a, alterazioni dello sviluppo neurologico e sessuale, riduzione della fertilità, nonché aumento dei rischi di asma, obesità, diabete, malattie cardiovascolari, disturbi neurologici e cancro”.
Ma l’inquinamento è prevenibile, afferma ZWE, e abbiamo “l’opportunità unica di utilizzare la circolarità e la competitività per prevenire una futura crisi sanitaria pubblica”. In un’economia circolare “pulita e sicura, tutti i materiali e i prodotti dovrebbero essere privi di sostanze chimiche nocive al fine di garantirne la sicurezza sia per gli usi primari che secondari”. Una misura che, ricorda l’associazione, è già stata confermata nella Strategia UE per la sostenibilità nel settore delle sostanze chimiche. “In un’economia circolare pulita è essenziale incrementare la produzione e l’utilizzo di materie prime secondarie e garantire che sia i materiali e i prodotti primari che quelli secondari siano sempre sicuri – si legge nella Strategia -. Ciò richiede una combinazione di azioni a monte, per garantire che i prodotti siano sicuri e sostenibili fin dalla progettazione, e a valle, per aumentare la sicurezza e la fiducia nei materiali e nei prodotti riciclati”.
“Un’economia circolare sana, sicura e non tossica”
La futura legge sull’economia circolare (CEA), quindi, dovrebbe allinearsi alla strategia chimica approvata. Il documento sottolinea necessità e urgenza di “aumentare la trasparenza e la tracciabilità delle sostanze chimiche lungo la catena del valore”, al fine di affrontare sia il problema dell’esposizione umana alle sostanze chimiche sia quello della contaminazione dei materiali. Affinché la transizione verso un’economia circolare sia “sostenibile a lungo termine”, il briefing “raccomanda vivamente di porre fine ai compromessi tra l’aumento dei tassi di riciclaggio e la riduzione al minimo dell’esposizione dei consumatori e dell’ambiente alle sostanze chimiche nocive”. Con l’adozione del CEA prevista per il 2026, ZWE esorta la Commissione europea a sfruttare la circolarità e la competitività per sviluppare “un’economia circolare sana, sicura e non tossica che apporti reali benefici alla salute pubblica e al benessere economico”.
Secondo la coautrice Lauriane Veillard, responsabile per ZWE del riciclaggio chimico, “Nonostante i titoli dei giornali, la transizione verso un’economia circolare non può basarsi esclusivamente sul riciclaggio. È necessario cambiare l’intero sistema per smettere di produrre articoli che contengono sostanze chimiche pericolose e iniziare a tracciare sistematicamente le sostanze chimiche esistenti nella catena del valore”.
Le proposte
Qui di seguito alcune delle proposte contenute nel documento:
Photo: economiacircolare.com
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Rassegna del 13 Febbraio, 2026 |
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