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ISSUE 434

Ecco i 10 trend dell’economia circolare nel 2026 di Circularity

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Ecco i 10 trend dell’economia circolare nel 2026 di Circularity

Il 2026 segna un passaggio chiave per l’economia circolare. L’atteso Circular Economy Act, che dovrebbe vedere la luce quest’anno, l’applicazione del Regolamento sugli imballaggi (PPWR), l’evoluzione dell’Ecodesign e del Digital Product Passport, il rafforzamento degli standard di misurazione stanno trasformando le filiere industriali, la gestione delle materie prime critiche e la domanda di riciclo.

 

Circularity, società benefit che supporta le imprese nel ridurre l’impatto ambientale e integrare la sostenibilità nel proprio modello di business, ha diffuso la Circularity Trend Guide 2026, una pubblicazione che nasce con un obiettivo chiaro: aiutare le imprese a orientarsi in un mercato che cambia, offrendo un “radar” normativo e una lettura strutturata e dei trend emergenti e, soprattutto, strumenti pratici per trasformare regole e scenari in decisioni operative.

 

L’Italia non parte male: il tasso di utilizzo circolare della materia nel 2024 ha raggiunto il 21,6%, il più alto in Europa, contro una media UE del 12,2%. Tuttavia persistono criticità in filiere come la plastica e i RAEE, nonché nella qualità delle raccolte e delle materie prime seconde. Le aziende che integreranno la circolarità nella governance dei dati e nella gestione della filiera saranno più resilienti e competitive, la circolarità non è più solo, infatti, una questione ambientale, è una leva industriale, economica e finanziaria. Incide sull’accesso alle materie prime, sulla stabilità dei costi, sulla capacità di rispondere alle richieste di clienti, investitori e istituzioni. Ecco i 10 trend:

 

Il primo riguarda gli imballaggi, un campo in cui l’Italia si presenta con numeri di tutto rispetto avendo già superato di oltre il 6% gli obiettivi Ue al 2030 (70%), ma con l’applicazione del PPWR servirà progettare packaging che regga requisiti tecnici, filiere reali, controlli e rendicontazione.

 

Il nodo materie prime seconde, di cui la domanda cresce in modo significativo in molte filiere, ma non in modo uniforme. La sfida nel 2026 sarà saper gestire questa asimmetria, garantendo qualità, continuità e tracciabilità dove il mercato lo consente, e mitigando i rischi dove la domanda resta debole o volatile.

 

Nel 2026 il vero fattore di discontinuità nell’economia circolare non è un singolo materiale, ma il salto tecnologico e di competenze che sta trasformando la gestione dei flussi di materia. Intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e sistemi di selezione automatica stanno ridefinendo le prestazioni di raccolta, selezione e riciclo. Senza investimenti in tecnologia e competenze, il riciclo resta quantitativo ma non competitivo.

 

Le future miniere urbane. RAEE, batterie, metalli e componenti critiche: il 2026 consolida l’idea che i rifiuti tecnologici non sono “fine vita” ma stock industriale. Il punto non è solo recuperare, ma raccogliere abbastanza e bene da rendere sostenibili impianti avanzati.

 

Economia circolare e geopolitica, “geopop”. Le politiche sulle materie prime critiche trasformano il riciclo in uno strumento di autonomia geopolitica. La circolarità entra nelle strategie industriali di lungo periodo nel 2026 questo orientamento trova ulteriore rafforzamento nelle iniziative europee per la sicurezza economica e industriale, come RESourceEU, che punta a costruire un vero mercato interno delle materie prime critiche e seconde.

 

Un altro punto chiave sono i dati, nel 2026 non basta “fare” circolarità: bisogna dimostrarla. Indicatori, KPI (Key Performance Indicators) e standard diventano il linguaggio comune tra imprese, finanza e istituzioni. Cui si aggiunge la data responsability , la tracciabilità digitale accompagna i materiali lungo tutto il ciclo di vita. I dati diventano un asset competitivo, ma anche una responsabilità.

 

Benefici della circolarità. Sempre più imprese sperimentano benefici economici concreti:

 

riduzione dei costi, maggiore efficienza, miglior accesso al credito.La circolarità entra nei business plan. Il concetto di circolarità deve guidare anche gli acquisti –circular procurement– attraverso, ad esempio, di strumenti quali “Circular clauses” standard per i contratti o co-progettazioni con fornitori strategici.

 

La qualità sulla quantità, nel 2026 la qualità dei flussi diventa un fattore critico in tutte le filiere dell’economia circolare. Senza qualità in ingresso, aumentano scarti, costi di trattamento e perdite di valore, compromettendo la sostenibilità economica del riciclo.

 

Photo: fondazionesvilupposostenibile.org

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