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ISSUE 440

Clima, l’Europa si scalda due volte più rapidamente del resto del mondo

Il rapporto sullo Stato del clima in Europa mostra un quadro inquietante: nel Vecchio Continente la crisi è più grave che nel resto del mondo.

lifegate.it

Clima, l’Europa si scalda due volte più rapidamente del resto del mondo

L’Europa si conferma un “hot spot” della crisi climatica. Ovvero una delle macro-regioni nelle quali il riscaldamento globale si manifesta in modo più violento: l’aumento della temperatura nel continente risulta infatti due volte più rapido rispetto alla media mondiale. A spiegarlo è l’ultima edizione del rapporto Stato del clima in Europa, curata dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), e che coinvolge l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) e il servizio europeo Copernicus.

 

 

Caldo estremo in Europa: nel 2025 punte oltre i 30 gradi anche nel Circolo polare artico


Il Vecchio Continente, spiega il documento, nel 2025 “è stato esposto a impatti crescenti – dalle ondate di caldo record sulla superficie del mare e delle terre emerse, a incendi forestali devastanti, passando per la continua perdita di biodiversità – che provocano conseguenze per tutte le società e gli ecosistemi”. Un’evidenza che discende dalle analisi di un centinaio di scienziati che hanno partecipato alla stesura del rapporto, grazie al quale è possibile ottenere una fotografia d’insieme della situazione climatica.


“L’Europa – ha commentato Florian Pappenberger, direttore generale di Ecmwf – si sta scaldando più rapidamente e le conseguenze sono già gravi. Quasi tutta la regione ha registrato temperature annuali superiori alla media. La Norvegia, la Svezia e la Finlandia hanno vissuto le peggiori ondate di caldo di sempre, con ventuno giornate consecutive e temperature che hanno superato i 30 gradi centigradi perfino all’interno del Circolo polare artico”.

 


In Groenlandia persi 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio


Secondo il documento, infatti, almeno il 95 per cento del territorio europeo ha registrato una temperatura annuale superiore alla media, nel corso del 2025. Di conseguenza, i ghiacciai di tutte le regioni hanno subito una perdita netta in termini di massa, con in particolare l’Islanda che ha registrato il seconda più importante calo da quando i dati vengono monitorati con regolarità. Mentre la  calotta della Groenlandia ha perso qualcosa come 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio.


Al contempo, la copertura nevosa sui rilievi è stata del 31 per cento inferiore alla media.

 


In fumo un milione di ettari di foreste per colpa dei mega-incendi


Le ondate di caldo marino, inoltre, sono state estremamente diffuse, arrivando a colpire l’86 per cento della regione oceanica europea. Nel 36 per cento dei casi, si è trattato di fenomeni “severi” o “estremi”: mai la quota era stata così alta.


Tutti indicatori in rosso, dunque. Ma le conseguenze del clima che cambia non si limitano alle regioni più remote. Gli incendi hanno divorato più di un milione di ettari di foreste lo scorso anno: si tratta del dato più importante mai registrato. Mentre caldo e precipitazioni scarse hanno fatto sì che il quantitativo di acqua presente nei fiumi sia stato per undici mesi su dodici inferiore alla media in tutta Europa. Non sono mancati poi i fenomeni meteorologici estremi, con tempeste e inondazioni che hanno colpito migliaia di persone in tutto il continente.

 

 

Corrono le rinnovabili, “ma serve un’azione immediata sul clima, basata sulla scienza”


Qualche notizia incoraggiante arriva, per lo meno, dalle energie rinnovabili, che hanno fornito quasi la metà (il 46,4 per cento) dell’energia elettrica europea nel 2025. In particolare il solare che ha raggiunto un record pari al 12,5 per cento, proseguendo la sua crescita ormai più che solida. Al contrario, la perdita di biodiversità appare però inarrestabile: proprio il riscaldamento globale, indica il rapporto, rappresenta una delle principali cause del fenomeno.


“Il ritmo dei cambiamenti climatici esige un’azione urgente – ha evidenziato Samantha Burgess, responsabile delle strategie per il clima presso Ecmwf -. Con l’aumento delle temperature, la generalizzazione degli incendi e della siccità, le prove sono inequivocabili: la crisi climatica non è una minaccia futura. È la nostra realtà attuale. Per rispondere alla perdita di biodiversità dobbiamo adattarci nel più breve tempo possibile, con la transizione verso le energie pulite e basando le decisioni politiche sui dati scientifici”.

 

 

di Andrea Barolini

Foto: Freepik

 

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