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ISSUE 440

Ecologia Clima, l'Europa nella morsa del caldo: perché ci stiamo scaldando più del resto del mondo

L'Europa si conferma l'avamposto del riscaldamento globale: +2,5 °C negli ultimi 5 anni. Danni per 31 miliardi, siccità e crisi energetica: ecco perché il Vecchio Continente corre più veloce del resto del pianeta.

focus.it

Ecologia Clima, l'Europa nella morsa del caldo: perché ci stiamo scaldando più del resto del mondo

L'Europa si conferma l'avamposto del riscaldamento globale: con +2,5 °C in più rispetto all'epoca preindustriale, è il continente che si è scaldato di più negli ultimi 5 anni. Quasi il doppio rispetto al resto del mondo, che si è scaldato in media di 1,4 °C. Solo l'Artico ha registrato un aumento ancora più alto (+3,2 °C), per le dinamiche accelerate di fusione dei ghiacci che hanno ridotto l'albedo, cioè la riflessione dei raggi solari.


Record climatici: l'Europa corre verso il baratro

Dunque, come già emerso lo scorso anno, ancora una volta il Vecchio Continente risulta ben oltre il tetto (+1,5 °C) fissato dall'accordo di Parigi sul clima.
L'allarme è stato lanciato nel report "Lo stato europeo del clima 2025", appena presentato dagli oltre 100 scienziati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) e dell'Organizzazione mondiale della meteorologia.


Danni economici: 31 miliardi di euro in un anno

Lo scenario è preoccupante: nell'anno appena passato, il terzo più caldo della Storia come media globale, gli eventi meteo estremi hanno causato in Europa perdite economiche per 31 miliardi di dollari (le più elevate dopo quelle registrate negli Usa e in Asia): secondo il report di Gallagher RE, uno dei più grandi broker di riassicurazione globale, specializzato nella valutazione degli impatti da catastrofi, abbiamo registrato più danni di Africa, America Latina, Oceania e Medio Oriente messi assieme. «Il cambiamento climatico non è una minaccia futura, è la nostra realtà attuale», ha commentato Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l'ECMWF. «L'esempio paradigmatico è il Portogallo, colpito da gravi incendi e siccità».


Perché l'Europa si scalda più in fretta?

Ma perché l'Europa ha questo preoccupante record? Per vari fattori. Innanzitutto, rispetto ad altri continenti, abbiamo una quantità maggiore di terre emerse, che assorbono più radiazione solare. Inoltre, aggiunge Burgess «paghiamo anche la nostra vicinanza all'Artico, che si è scaldato più velocemente. All'aumento delle temperature hanno contribuito le minori nevicate (che hanno ridotto l'albedo), il riscaldamento dei mari, e il cambiamento nella circolazione atmosferica, che favorisce le ondate di calore più intense».


Caldo estremo e mari bollenti: le conseguenze

Gli effetti di questo scenario sono stati, purtroppo, tangibili. Il caldo estremo dello scorso anno ha colpito duramente anche la Penisola Scandinava e il Regno Unito. In Svizzera, il riscaldamento ha fatto collassare il ghiacciaio del Birch, facendo crollare sulla valle sottostante 9 milioni di m3 di ghiaccio e rocce, seppellendo il villaggio (per fortuna evacuato) di Blatten.

Nel 2025 la regione oceanica europea ha registrato la temperatura annuale della superficie del mare più alta mai raggiunta: il 36% della regione ha registrato condizioni "intense" o "estreme", la percentuale più alta mai registrata. Con ricadute sia sul clima (i mari più caldi forniscono più energia alle tempeste), sia sull'ecologia. Il mare più caldo diventa infatti inospitale per molte specie animali e vegetali. E l'aumento di temperature marine è il principale indiziato per la tempesta Éowyn, che si è abbattuta su Irlanda e Scozia lo scorso gennaio, con venti fino a 185 km orari.


Siccità e crisi energetica: l'acqua come risorsa critica

Le ridotte precipitazioni hanno portato a una significativa perdita di copertura nevosa e glaciale: «Nel marzo 2025, l'area coperta da neve in Europa era di circa 1,32 milioni di chilometri quadrati (31%) al di sotto della media, equivalente all'area complessiva di Francia, Italia, Germania, Svizzera e Austria» dice il report. Le ricadute sono state ampie. La siccità ha colpito soprattutto i Paesi Bassi e l'Europa dell'Est, causando danni non solo all'agricoltura ma anche alla produzione di energia elettrica: le minori precipitazioni da maggio a dicembre hanno svuotato i bacini delle centrali idroelettriche. E hanno avuto impatto sulle centrali nucleari francesi: l'acqua dei fiumi era troppo calda per essere usata per il raffreddamento dei reattori, che in diversi casi hanno dovuto ridurre la potenza o fermarsi per qualche giorno. Oltre al caldo, nell'agosto del 2025 si è verificato un evento insolito: quattro reattori sulla costa settentrionale hanno dovuto fermarsi temporaneamente perché i sistemi di filtraggio dell'acqua marina erano stati intasati da un'invasione di meduse, proliferate a causa delle temperature oceaniche insolitamente alte.

 «La carenza d'acqua per usi civili e agricoli è uno dei più gravi rischi per il futuro», avverte Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service.


Il lato positivo: il boom delle energie rinnovabili

Fra i tanti record negativi, il report ne segnala anche uno positivo. Nel 2025, le fonti rinnovabili hanno fornito quasi la metà dell'elettricità europea, pari al 46,4% del totale. Per il terzo anno consecutivo dal 2023, solare ed eolico hanno generato più elettricità (il 30,5% della domanda) rispetto ai combustibili fossili (27,5%): in tempi di crisi energetica e delle fonti fossili, è una notizia che fa riflettere. Perché è proprio l'energia pulita la strada per allentare la morsa del riscaldamento globale, dato che producono notevolmente meno emissioni che alterano il clima.

 

di Vito Tartamella

Foto: focus.it

 

 

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