La Newsletter di ESO
ISSUE 440

Perché in Italia non si dimezza l’uso del gas per produrre elettricità?

fondazionesvilupposostenibile.org

Perché in Italia non si dimezza l’uso del gas per produrre elettricità?

Per effetto della guerra in Iran i prezzi del gas nel mese di marzo 2026 sul mercato Europeo (TTF) sono aumentati del 56,5%. Per il peso rilevante del gas nella produzione di energia elettrica in Italia, i prezzi dell’elettricità da noi sono aumentati a marzo di ben il 25,3% rispetto a febbraio (fonte: Terna, Rapporto mensile marzo 2026).


A fronte di un simile impatto, possiamo ridurre, in modo rilevante, l’uso del gas per produrre elettricità in Italia? Nel 2025 le centrali termoelettriche hanno consumato circa 22 miliardi di metri cubi di gas per produrre 135 TWh, ovvero circa il 51% della produzione nazionale di elettricità. Dimezzando l’uso del gas per la produzione di elettricità, ridurremmo in modo rilevante il suo impatto sui prezzi dell’elettricità, come già avviene in altri Paesi europei che ne usano molto meno di noi.


La via più rapida, economica e disponibile per tagliare questi elevati consumi di gas è quella di realizzare un consistente aumento dell’elettricità prodotta con nuovi impiantì fotovoltaici ed eolici. Servirebbero circa 18 TWh all’anno per i prossimi 4 anni, per produrre 72 TWh, un po’ di più della metà, dei 67,5 TWh, prodotti con le centrali a gas, per tenere conto dell’aumento della domanda. Per produrre questa elettricità servirebbero nuovi impianti solari ed eolici con una potenza complessiva di circa 56 GW: 14 GW di nuovi impianti all’anno, con un raddoppio dei circa 7 GW di potenza annua media installata negli ultimi 2 anni, aumentando un po’ di più la quota di eolico, per compensare meglio la variabilità stagionale.


Obiettivo troppo ambizioso? Affatto: è un obiettivo necessario per recuperare il ritardo italiano nello sviluppo delle rinnovabili. Nel 2025 in Germania sono stati installati 23 GW di nuovi impianti rinnovabili: più del triplo di quelli installi in Italia! Mentre noi andiamo a rilento, le rinnovabili nel mondo stanno correndo, con una crescita del 15,5% nel 2025, con l’installazione di ben 692 GW di nuovi impianti. Anche in Europa la crescita delle rinnovabili è molto rapida: la somma dell’elettricità prodotta in Europa dal solare e dall’eolico è cresciuta di ben 5 volte negli ultimi 14 anni; nel 2024 nella UE il solare e l’eolico hanno prodotto ben 786 TWh, più del gas e del carbone che, sommati, hanno generato 717 TWh ed anche ben più del nucleare che ha generato 651 TWh (fonte: IEA-Irena 2025).


Perché le rinnovabili crescono così poco in Italia? Dopo aver ricordato che “le rinnovabili oggi consentono allo stesso tempo all’investitore di seguire il criterio del minor costo, di contribuire alla sostenibilità ambientale e di ridurre la dipendenza da fornitori esteri di combustibili fossili“, il Direttore generale della Banca d’Italia, Paolo Angelini, in una Relazione presentata il 2 aprile scorso alla Farnesina ha aggiunto “…i tempi di allacciamento dei nuovi impianti risentono di limitazioni tecniche delle reti di trasmissione e di distribuzione , di residue inefficienze negli iter autorizzativi… Va affrontato anche il diffuso rifiuto da parte delle comunità locali ad ospitare gli impianti per la produzione di energie rinnovabili ,potrebbero contribuire forme contrattuali che assegnino al territorio parte dei benefici dell’investimento mediante sconti in bolletta o compensazioni ambientali e territoriali“.


Problemi risolvibili con la consapevolezza e la volontà politica necessarie per varare un decreto legge, questo sì urgente, ben fatto, che risolva questi nodi e consenta di raddoppiare gli impianti fotovoltaici ed eolici e dimezzare l’uso del gas per produrre l’elettricità, in pochi anni.

 

Di Edo Ronchi

Foto: Freepik

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