La Newsletter di ESO
ISSUE 440

Per chi suona la campana dell’Overshoot day: in 123 giorni l’Italia ha esaurito l’intero budget ecologico del 2026, per il resto dell’anno vivremo a debito col pianeta

greenreport.it

 Per chi suona la campana dell’Overshoot day: in 123 giorni l’Italia ha esaurito l’intero budget ecologico del 2026, per il resto dell’anno vivremo a debito col pianeta

L'Overshoot day per l’Italia arriva sempre prima, anno dopo anno. Il “Giorno del sovrasfruttamento” è la data in cui l’umanità (o un singolo Paese), consuma tutte le risorse che la Terra (o il territorio di quel singolo Paese) può rigenerare in un anno, entrando in «debito ecologico» e iniziando a intaccare le risorse future. Viene calcolato annualmente dal Global footprint network (Gfn) confrontando impronta ecologica e biocapacità: la prima misura quanta terra biologicamente produttiva è richiesta da una data popolazione per supportare le proprie attività, mentre la biocapacità misura la produzione di risorse naturali effettivamente disponibile sul nostro pianeta.


L’Overshoot day, in sostanza, segna il momento in cui la nostra domanda supera la capacità di rigenerazione del pianeta, evidenziando un consumo insostenibile, con conseguente degrado degli ecosistemi. «Per la maggior parte dei paesi, le date calcolate riflettono la loro situazione nel 2024, l’ultimo dato attualmente disponibile», sottolineano i ricercatori del Gfn. Per l’Italia la data sempre più anticipata non è un bel segnale: quest’anno la data cerchiata in rosso è quella del 3 maggio – lo scorso era il 6 maggio –, dunque da oggi stiamo vivendo il resto del 2026 a debito col pianeta.


Per comprendere l’andamento nel tempo per ogni singolo Stato, si può consultare l’ultima edizione ufficiale sulla piattaforma realizzata ad hoc, la Footprint data platform. La sua mappa interattiva consente di visualizzare l’andamento specifico di ciascun paese dal 1961 ad oggi. Il colpo d’occhio complessivo è di per sé significativo, con la stragrande maggioranza del pianeta e la totalità dei Paesi sviluppati colorati col rosso del deficit ecologico, dove il trend dell’Italia non fa eccezione.


A livello globale – ricorda il Wwf Italia – l’Overshoot day negli anni Settanta cadeva alla fine di dicembre: nel 1971 il superamento avveniva il 25 dicembre. Nel 1990 era già a metà ottobre. Nel 2000 alla fine di settembre. Nel 2019 il 29 luglio. Oggi l’umanità consuma l’equivalente di circa 1,7 Pianeti ogni anno. In altre parole, abbiamo anticipato il giorno del sovrasfruttamento di quasi cinque mesi in poco più di cinquant’anni. E rispetto a questa media globale, gli abitanti di un paese come l’Italia, così come anche della Germania e della Francia, hanno un'impronta ecologica quattro volte la biocapacità disponibile: ci vorrebbero le risorse di circa 3 Pianeti se tutti vivessero come noi italiani o anche come gli abitanti degli altri Paesi.


Come migliorare? In primo luogo abbandonando le fonti fossili per fare spazio a rinnovabili ed efficienza energetica, dato che il settore energia rappresenta circa l’80% delle emissioni climalteranti; adottare soluzioni più ecologiche per i trasporti (come la mobilità pubblica ed elettrica) e per la climatizzazione delle case (come le pompe di calore), due dei principali comparti emissivi del Paese; tagliare lo spreco alimentare e ridurre il consumo di carne, dato che dal macrosettore agricoltura arriva il 7% delle emissioni nazionali di gas serra, con gli allevamenti a fare la parte del leone (circa l’80% delle emissioni del comparto agricolo); promuovere l’economia circolare e comprare prodotti riciclati, dato che in definitiva il 60% circa delle emissioni climalteranti deriva dall’uso dei materiali.


Attenzione però: è fuorviante pensare che sia sufficiente portare avanti le pur necessarie buone pratiche a livello personale, per invertire la rotta. Un recente studio pubblicato dal World resources institute (Wri) documenta che le scelte personali riescono a ridurre le emissioni solo del 10%, se non accompagnate da politiche e infrastrutture adeguate. La transizione ecologica è dunque una trasformazione di tipo sociale, e richiede dunque azioni collettive: fare volontariato all’interno di associazioni ambientaliste e, ancora di più, scegliere bene a chi affidare il proprio voto nell’urna elettorale, è tanto importante quanto fare bene la raccolta differenziata.

 

Di Luca Alterini

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