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ISSUE
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repubblica.it

Le piante in città ci difendono dall’eccesso di calore più di quanto pensassimo.
È quanto emerge da una nuova ricerca, appena pubblicata su Nature Communications, che, dopo aver analizzato quasi 9 mila aree urbane in tutto il mondo, che ospitano globalmente 3,6 miliardi di persone, ha stabilito che la copertura arborea attuale è già in grado di dimezzare l’“isola di calore urbana”.
Un effetto che supera le stime precedenti e che potrebbe essere amplificato con relativa facilità attuando strategie di integrazione del verde e adottando materiali innovativi per l’edilizia.
Verde contro il caldo
Che nelle città faccia più caldo rispetto alle aree rurali circostanti è un fatto noto.
È il fenomeno dell’isola di calore urbana ed è dovuto alla presenza massiccia di materiali come asfalto, cemento e mattoni, che assorbono l’energia solare per poi rilasciarla lentamente sotto forma di calore.
Così, in città, le temperature sono più alte di 1-3°C, a volte fino a 7°C.
Secondo gli autori del nuovo studio, però, l’effetto sarebbe ben più grande se non ci fossero affatto piante.
La copertura attuale, infatti, è già sufficiente a mitigare tra il 41% e il 49% del calore massimo potenziale che si accumulerebbe in loro assenza.
I ricercatori stimano inoltre che per oltre 200 milioni di persone la presenza di boschi urbani si traduca in una riduzione della temperatura dell’aria di almeno 0,5°C.
Raffrescamento naturale
I modi in cui le piante, soprattutto gli alberi, rinfrescano l’aria in città sono due: fanno ombra e traspirano.
L’ombreggiamento impedisce fisicamente alle radiazioni solari di colpire le superfici artificiali, evitando che queste si scaldino eccessivamente.
Con il rilascio di vapore acqueo dalle foglie e la successiva evaporazione dell’acqua, invece, si sottrae calore all’aria abbassandone la temperatura.
Essersi concentrati sulla temperatura dell’aria, sottolineano gli esperti, è stato cruciale per ottenere le nuove stime, perché è quello il valore percepito dalle persone.
I dati satellitari, invece, spesso riflettono la temperatura della superficie terrestre e tendono a sovrastimare l’effetto rinfrescante degli alberi, soprattutto dove il suolo è coperto da cemento o asfalto che al sole possono diventare molto più caldi dell’aria sovrastante.
La città del vicino non sempre è più verde
I benefici di avere alberi in città sono evidenti.
Eppure ci sono grandi disparità nella copertura arborea, sia all’interno delle città stesse sia a livello regionale.
Esiste infatti un legame diretto tra la ricchezza di un quartiere e la sua densità arborea.
Nei Paesi ad alto reddito, le aree suburbane e benestanti godono di una copertura vegetale significativamente superiore rispetto ai centri urbani densamente popolati o ai quartieri poveri.
Per esempio, negli Stati Uniti le comunità a basso reddito hanno mediamente il 15% di alberi in meno e temperature superficiali più alte di 1,5°C rispetto alle zone più ricche.
Anche il clima gioca un ruolo: le città situate in zone umide tendono ad avere una vegetazione più rigogliosa, mentre nei climi aridi la copertura è minore.
Proprio in queste zone, però, ogni singolo albero aggiunto ha un’efficienza di raffreddamento maggiore.
Città più fresche e vivibili
Gli alberi oggi in città fanno già la differenza.
Secondo gli esperti, aumentare la superficie piantumata secondo precise strategie di pianificazione urbana darebbe benefici ancora maggiori, rendendo i centri abitati, soprattutto le zone più vulnerabili, più freschi e vivibili.
Aumentare la quota di alberi, però, dovrebbe essere un tassello di un progetto più ampio.
Servono anche materiali edilizi riflettenti, miglioramento della circolazione dell’aria tra le costruzioni e conversione di superfici inutilizzate in spazi verdi, come giardini sui tetti e orti.
Questo approccio, per quanto affascinante e relativamente a basso costo, non è però la soluzione alla crisi climatica.
L’attuale patrimonio arboreo urbano compensa solo il 10% del riscaldamento supplementare previsto entro la metà del secolo a causa del cambiamento climatico.
Anche con uno scenario di piantumazione massima plausibile, che vedrebbe quasi raddoppiare la copertura arborea globale dal 18% al 33%, i benefici arriverebbero a coprire solo il 20% del calore futuro previsto.
di Mara Magistroni
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Rassegna del 22 Maggio, 2026 |
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