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30/01/2026

Cosa sta accadendo al vortice polare: dallo stratwarming al gelo

Temperature a - 30 gradi, le prime vittime, migliaia di voli cancellati, città paralizzate da neve e tempeste e oltre 1 milione di persone senza elettricità. In queste ore, e si andrà avanti almeno fino a giovedì, gli Stati Uniti stanno sperimentando una ondata di freddo molto intensa che sta sconvolgendo almeno una ventina di stati.

 

L’evento sarà potente ma breve, prevedono gli esperti, e si crede sia collegato anche a un indebolimento del vortice polare. Proprio i cambiamenti del vortice - che in alcuni casi potrebbero essere influenzati dalla crisi climatica - secondo alcuni ricercatori tenderanno nell’emisfero settentrionale non solo a portare più freddo sugli Usa, ma anche in Europa a febbraio. Per capire cosa sta accadendo bisogna però partire dalla comprensione del fenomeno.

 

L'indebolimento del vortice polare

 

Il vortice polare è un grande sistema dinamico di bassa pressione che staziona in maniera semi permanente sopra il polo nord: intrappola aria fredda mentre circonda la regione artica e interagisce sia con la stratosfera (più in alto) sia con la troposfera (più in basso). Solitamente le sue dinamiche cambiano con le stagioni: in inverno è più forte e in estate più debole. In condizioni “classiche” mantiene l’aria fredda confinata ai poli ma quando si indebolisce e si "allunga", consente alle masse d’aria fredda di riversarsi verso sud, come nel Nord America.

 

Negli States l’indebolimento del vortice sta portando la massa d’aria fredda artica a scontrarsi con un sistema di alta pressione caldo che si muove verso ovest dalla California e questa dinamica sta ora incidendo con piogge gelate, ghiaccio e neve sul Midwest, il sud e l’est degli Stati Uniti, colpiti dall’ondata di freddo.

 

Attraverso dinamiche naturali ci sono sempre stati cambiamenti e indebolimenti del vortice polare. Uno studio abbastanza recente però, realizzato da Judah Cohen, ricercatore scientifico del Massachusetts Institute of Technology e altri autori, propone un’altra lettura: la possibilità che la crisi del clima, con il surriscaldamento terrestre, stia contribuendo all’allungamento e l’indebolimento del vortice. L’Artico, ricordano gli scienziati, si sta surriscaldando anche a velocità quattro volte superiori rispetto alla media del Pianeta: l’aumento delle temperature, con conseguente scioglimento dei ghiacci marini, come nei mari di Barents e Kara (a nord della Norvegia), contribuisce secondo gli esperti a destabilizzare il vortice e portare a ondate di freddo estremo soprattutto in Nord America.

 

“La frequenza con cui si verificano i vortici polari deboli è in aumento e i momenti in cui il vortice polare è forte o circolare si verificano meno frequentemente” sostiene Cohen. Altri scienziati non condividono però questa tesi e indicano come siano necessari più dati per comprendere se l’allungamento del vortice polare aumenterà in frequenza portando appunto ondate di freddo alle medie latitudini. I ricercatori concordano però sull’intensità dei fenomeni che possono scatenarsi, intensità che fra mari caldi e cambio della circolazione dell’aria sono - a causa della crisi del clima - più elevate.

 

Secondo Amy Butler, scienziata atmosferica presso la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) non è semplice capire se i vortici polari si rafforzeranno o indeboliranno in futuro. "Ci sono molti fattori che possono alterare l'intensità del vortice polare” sostiene Butler, elencando ad esempio il ghiaccio marino che sciogliendosi potrebbe indebolire il vortice ma anche il riscaldamento degli strati superiori dell’atmosfera che, al contrario, potrebbero rafforzarlo.

 

Di sicuro dagli anni Trenta ad oggi, dicono le rilevazioni ufficiali, le nevicate nel Nord e negli Stati Uniti in generale sono in calo: possono verificarsi eventi estremi di freddo e neve, ma le precipitazioni nevose sono diminuite, un fattore che è legato al cambiamento climatico.

 

Il major stratwarming e il freddo in Europa

 

Come detto, il vortice polare incide sia su troposfera che su stratosfera. Nella stratosfera un repentino riscaldamento della zona polare può portare a quello che è chiamato stratwarming, che nella forma più intensa, come quella che potrebbe verificarsi ora, viene definito major stratwarming.

 

Come scrive il Consorzio Lamma questo "può portare ad un indebolimento e perfino ad uno split (divisione) del vortice polare in due distinti cicloni che, abbassandosi fino alla troposfera, provoca irruzioni di aria polare alle nostre latitudini”. Generalmente il fenomeno dello stratwarming può verificarsi a gennaio o febbraio, come avvenne nel 1985 o nel 2018, portando freddo e precipitazioni a medie e basse latitudini. Attualmente i modelli indicano la possibilità che si verifichi uno stratwarming major (SSW) a inizio febbraio, mostrando una possibile inversione dei venti e un disturbo del vortice polare. Il vortice sembra meno compatto e potrebbe verificarsi uno split, uno sdoppiamento in due lobi, associato appunto a fasi di forte disturbo.

 

Il segnale di crescita delle probabilità c’è, ma non è detto che si verifichi spiegano gli esperti, così come non è certo che il freddo arrivi a colpire l’area del Mediterraneo o l’Italia, dato che bisognerà osservare anche la circolazione dell’aria e i blocchi degli anticicloni. Se però dovesse verificarsi sono attesi possibili fenomeni intensi, tempeste e forte instabilità, probabilmente al centro-Nord.

 

In generale diverse previsioni indicano la possibilità a inizio febbraio di aria più fredda sull’Europa, soprattutto nelle aree settentrionali, anche se bisognerà monitorare le dinamiche complessive del vortice polare soprattutto osservando i venti che lo circondano nella stratosfera, mentre nel resto del continente si prevede che le temperature saranno nella norma o superiori. Nella seconda fase di febbraio invece potrebbe tornare una aria più fredda da nord, collegabile al riscaldamento stratosferico e alla perturbazione del vortice polare. In generale, però, è ancora presto per capire come impatterà sulle nostre regioni.

 

Giacomo Talignani

 

Photo: afp - repubblica.it