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05/06/2026

Glenn Albrecht: “Addio Antropocene, è l’ora del Simbiocene”

Nel mio libro Earth Emotions (2019) ho sostenuto che le nostre emozioni, positive e negative, quelle maggiormente connesse allo stato della Terra, sono fondamentali per porre rimedio ai problemi cruciali provocati dalle “forzature” dell’attuale periodo storico, noto come Antropocene. Come antidoto emotivo e materiale al dispotico Antropocene, propongo il paradigma del Simbiocene. Alla base di questa nuova era, c’è il concetto-scienza di simbiosi. Con tale vocabolo si indica un “sodalizio”, un “vivere insieme” per vantaggio reciproco. In Natura, la simbiosi ha i forti connotati di partnership complesse tra entità che formano tutti i tipi di organismi, gli olobionti.

 

Il Simbiocene è un periodo della storia geologica nel quale gli esseri umani si reintegrano simbioticamente alle altre forme di vita. Lo definisco un periodo della storia del genere umano su questa Terra caratterizzato dall’intelligenza umana che trova modalità di convivenza con forme di vita che si riproducono tali da rafforzarsi reciprocamente e con i processi simbiotici reperibili in forme di vita naturali e storicamente connesse. Fondamentale per la conoscenza che gli esseri umani hanno raggiunto per mezzo della bioscienza è la “svolta simbiotica”, che ci libera dal dominio esercitato da una visione competitiva della vita incentrata sulla sopravvivenza del più forte per passare a una visione basata sull’aiuto reciproco e su partnership sempre più grandi.

 

Se si desidera comprendere appieno la simbiosi, si può prendere in considerazione il nostro corpo, ospite di trilioni di microscopici esseri non umani, come i batteri e i virus che tutti insieme formano il vostro microbioma. Noi siamo anche “vestlien”, nel nostro genoma abbiamo frammenti di DNA virale risalenti ad antiche interazioni con i virus. Senza queste simbiosi, antiche e contemporanee, non potremmo riprodurci, restare in salute o tenere sotto controllo funzioni vitali come la pressione sanguigna. Gli esseri umani non sono quello che pensavamo che fossero. Apparteniamo a più specie, siamo vestlien e olobionti. Una delle ragioni principali per le quali gli uomini stanno fallendo come specie su questo prezioso pianeta che ospita la vita è il mancato rispetto da parte nostra dell’aiuto reciproco che caratterizza le relazioni simbiotiche. Continuiamo a utilizzare paradigmi che in passato ci hanno già fuorviato, nella speranza che ci salvino da una catastrofe futura. Concetti fondamentali come sostenibilità, ecosistemi, resilienza e rigenerazione hanno avuto successo in ambito pubblico, ma non sono riusciti a innescare un cambiamento strutturale.

 

Io sostengo che hanno fallito perché nelle loro definizioni e applicazioni non incorporavano la simbiosi. Il motivo principale per cui i vecchi concetti ci hanno fuorviato è che non hanno un contenuto che invita a una connessione emozionale positiva alla vita. Il vuoto che li caratterizza viene rivelato quando poniamo domande come: «Sostenere cosa?», «Generare cosa?», «Eco che?». A meno di saper creare connessioni positive con le vite delle persone e di altri esseri viventi, a noi mancano la conoscenza e l’empatia necessarie ad amare la vita e proteggerla. La parola “eco” ormai si applica a così innumerevoli aspetti della vita sociale umana da aver perso significato. Nel momento in cui iniziamo a spiegare gli esseri viventi in entità nidificate, possiamo dare vita a una relazione emozionale con essi. Per le popolazioni non indigene può avere inizio una forma di “neo-animismo”. Come nuovo paradigma proposto per il futuro dell’umanità, il Simbiocene è in contrapposizione radicale rispetto ai propagatori e ai creatori di sventura in tutte le sue forme e costituisce un’alternativa: l’eutopia, buon luogo, contrapposta all’utopia, luogo impossibile, dell’Antropocene.

 

Un futuro Simbiocene non è una forma mistica o immaginaria di “oppio”; nasce dal meglio che la ricerca biologica ha prodotto negli ultimi 150 anni di scoperte scientifiche umane. Per immaginare il Simbiocene, vi invito a pensare a tutto quello che è contrapponibile all’Antropocene. Nel regno delle idee, la simbiosi ha generato una filosofia da me denominata “simbiosismo”, da simbiosi, vivere insieme. Il simbiosismo è l’arte e la scienza collettiva e cumulativa umana di raccogliere il sapere necessario a “vivere insieme” alla matrice complessa di ogni vita.

 

Un “simbiosista” è una persona che riflette, professa e scrive di questa filosofia di vita. Questa filosofia ci chiede di prestare attenzione al modo in cui funziona la vita e, di conseguenza, ad alcuni valori culturali caratterizzanti che — come la spontaneità creativa, l’assenza di divinità onnipotenti, l’assenza di gerarchia, l’assenza di leader supremi, l’uguaglianza dei diversi, l’assenza di uno status più alto dell’altro, e la priorità della scienza, l’assenza di fiducia cieca — dovranno essere applicati in tutte le culture. Affinché gli esseri umani possano utilizzare la vita per sostenere la loro esistenza in una relazione simbiotica, ora è indispensabile sfruttare i mattoni primordiali della vita complessa, quali le alghe, i batteri e i funghi come fondamento per il nostro futuro materiale.

 

Ogni aspetto dell’Antropocene che fa affidamento sull’estrazione, la produzione di rifiuti tossici e l’inquinamento dei sistemi biogeochimici della Terra deve essere sostituito dal suo esatto contrario del Simbiocene, dove possono essere integrati di nuovo nella vita senza soluzione di continuità. I manufatti tossici possono essere sostituiti tutti da “simbiofatti” bio-benefici; i processi estrattivi possono essere sostituiti tutti da processi simbioattivi; e il simbiocidio può essere sostituito dalla simbiosi. Nel regno del “materiale”, i simbioscienziati possono consentire agli specialisti di applicare la loro scienza alla costruzione fondazionale e a oggetti progettati e realizzati a partire da materiali viventi come il micelio. Lo abbiamo già fatto per la birra e il pane. Adesso possiamo farlo per ogni cosa.

 

La tesi a sostegno di un Simbiocene totale come mega-paradigma per il resto del XXI secolo sarà presentata sotto forma di appello scientifico e filosofico a nome di tutte le generazioni future di esseri umani e di tutte le forme di vita non umane. Inoltre, mentre si costruisce il nuovo mondo, questo nuovo paradigma genererà produttività e creatività illimitate. Con il prosperare del Simbiocene, l’Antropocene morirà.

 

Di Glenn Albrecht