27/03/2026

I dati comunicati dall’Ispra, che invita a ridurre gli sprechi e a promuovere una cultura dell’utilizzo sostenibile dell’acqua. Il Wwf punta il dito sullo schema “pioggia intensa ma non diffusa nel tempo” che caratterizza la crisi climatica nell’area del Mediterraneo: «Accanto alle misure di adattamento, è indispensabile rafforzare le attività di mitigazione, abbattendo rapidamente le emissioni di gas serra e abbandonando i combustibili fossili, come richiesto nei principali rapporti scientifici internazionali»
Ieri è stata la Giornata mondiale dell’acqua e in Italia c’è poco da festeggiare, anche perché da noi c’è un paradosso meteorologico tutt’altro che invidiabile: nonostante siamo un Paese caratterizzato da ingenti piogge, che nell’ultimo inverno hanno fatto segnare anche picchi da +190% nel Lazio, la disponibilità idrica nazionale è calata del 19% negli ultimi decenni e le precipitazioni intense, concentrate in brevi periodi, stanno causando danni (come s’è visto con frana di Niscemi) senza ricaricare le falde.
Non a caso in occasione di questa Giornata e dell’Earth Hour che si celebra il 28 marzo, il Wwf lancia l’allarme sulla gestione delle risorse idriche e sugli eventi estremi legati alla crisi climatica. Le piogge record di questo inverno, sottolinea l’associazione ambientalista, non bastano a mettere l’Italia al riparo dalla crisi idrica. Lo dimostra lo stesso inverno che ci siamo appena lasciati alle spalle, che ha mostrato un quadro climatico caratterizzato da precipitazioni abbondanti e con anomalie significative in molte aree dell’Europa occidentale e del Mediterraneo, inclusa l’Italia, secondo i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S).
Le precipitazioni tra gennaio e febbraio 2026 sono state definite «eccezionali» (nel bollettino ufficiale di Copernicus), con anomalie pluviometriche che spiccano rispetto alla climatologia di riferimento 1991‑2020. Ciò non ha comunque risolto i problemi di scarsità idrica che affliggono il nostro Paese: secondo l’Ispra, in questi ultimi decenni la disponibilità d’acqua nel nostro Paese si è ridotta del 19%. Come spiega l’Istituto nelle ultime analisi su precipitazioni e disponibilità idrica, «nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile, vale a dire la quantità di precipitazioni al netto della perdita per evapotraspirazione, stimata in circa 128 miliardi di m³, risulta in calo rispetto alle medie storiche, è stata inferiore di oltre il 7% rispetto alla media annua di lungo periodo (circa 138 miliardi di m³), del 4% rispetto alla media dell’ultimo trentennio climatologico e di circa il 19% rispetto al 2024». Aggiungono anche gli esperti dell’Ispra che «l’attuale aggiornamento del bilancio idrologico continua quindi a confermare la tendenza negativa osservata dal 1951 ad oggi, riferita in particolare alla disponibilità di risorsa idrica rinnovabile a livello nazionale».
Spiega la presidente dell’Ispra e Snpa Maria Alessandra Gallone: «Di fronte ai dati che abbiamo davanti, non si può né rimandare né rassegnarsi, occorre agire in maniera propositiva e lungimirante: il tema dell’acqua è una priorità nazionale che Ispra contribuirà a far conoscere attraverso il proprio sistema scientifico, per rafforzare sempre più la cultura della gestione della risorsa idrica ed essere a fianco delle istituzioni e dei territori. È fondamentale informare su come ridurre gli sprechi, promuovere una cultura dell’utilizzo sostenibile dell’acqua, del riutilizzo delle acque reflue. La missione di Ispra e del suo patrimonio umano di scienziati e tecnologi è quello della prevenzione attraverso i sistemi di monitoraggio per aiutare a proteggere ciò che abbiamo e a progettare, con determinazione. I dati parlano chiaro e rappresentano una base solida per orientare le scelte in questa direzione».
A livello distrettuale, i deficit idrici maggiori rispetto all’ultimo trentennio climatologico, si sono avuti nei Distretti dell’Appennino Meridionale (–10% di precipitazioni e –21% di risorsa idrica) e dell’Appennino Centrale (–7% di precipitazioni e –30% di risorsa idrica). Nei Distretti di Sardegna e Sicilia la risorsa idrica è diminuita registrando rispettivamente un deficit rispettivamente del –12% e –13%. Nei territori del Centro-Sud e delle Isole maggiori sono continuate condizioni di siccità, anche se meno gravose degli anni precedenti, con conseguenti problemi legati alla severità idrica e quindi al soddisfacimento della domanda di acqua per le esigenze umane ed ecologiche. E questo nonostante il 2025 abbia fatto segnare un aumento del 2% di piogge rispetto alla precipitazione media annua del periodo 1991–2020, ultimo trentennio climatologico, che ammonta a circa 285 miliardi di m³.
A livello nazionale, ricorda anche il Wwf, lo scorso anno le precipitazioni erano risultate complessivamente superiori ma con una forte variabilità spaziale e temporale: in molte aree la siccità persiste, mentre altre hanno visto piogge intense concentrate in brevi periodi.
Questo schema “pioggia intensa ma non diffusa nel tempo” caratterizza la crisi climatica nell’area del Mediterraneo: una maggiore frequenza e intensità di precipitazioni estreme, alternata a periodi prolungati di scarsità d’acqua. Un cambio di condizioni che aumenta la vulnerabilità del nostro territorio e i rischi.
Durante gennaio‑febbraio 2026 molte aree italiane hanno sperimentato precipitazioni concentrate in brevi periodi. Anche l’inizio del 2026 conferma questo trend: gennaio è stato uno dei mesi più piovosi degli ultimi anni, con una media nazionale di circa 117 mm di pioggia, oltre il 60% in più rispetto alla media storica. Ad esempio, in Piemonte le precipitazioni cumulate hanno superato del +69% la media rispetto alla climatologia 1991‑2020, risultando tra i 10 inverni più piovosi degli ultimi 70 anni. Parallelamente, dati regionali mostrano che gennaio e febbraio 2026, pur con differenze locali, si sono collocati tra i mesi con precipitazioni superiori alla media in molte altre aree italiane (tra cui il Lazio, con +190%), favorendo piani allagati, esondazioni fluviali e criticità infrastrutturali.
Le piogge eccezionali dell’inverno 2025‑2026, sottolinea il Wwf, costituiscono a tutti gli effetti eventi meteorologici estremi, coerenti con i trend di lungo periodo evidenziati dai monitoraggi climatici. Gli effetti di questi eventi estremi si sono tradotti in alluvioni, frane e danni alle infrastrutture. Nel Sud Italia, un sistema ciclonico mediterraneo ha portato precipitazioni intense tra Calabria e Sicilia, con accumuli localmente superiori a 200 mm in poche ore, causando esondazioni, mareggiate e seri danni alle infrastrutture. La frana di Niscemi (Caltanissetta), innescata dalla saturazione del terreno ricco di argille dopo giorni di precipitazioni intense ha coinvolto un fronte di terreno esteso diversi chilometri, danneggiando edifici e infrastrutture e costringendo all’evacuazione di oltre mille residenti.
Nonostante l’aumento delle precipitazioni e gli accumuli straordinari in alcuni periodi dell’inverno 2025‑2026, non si è riscontrata una soluzione definitiva alla siccità strutturale. Le piogge intense, concentrate in pochi giorni, favoriscono il ruscellamento superficiale e inondazioni, riducendo la possibilità di infiltrazione lenta che ricarica falde e invasi. In molte aree italiane, la scarsa copertura nevosa e la rapida fusione hanno ulteriormente limitato le riserve naturali d’acqua. Inoltre, diverse regioni del Centro-Sud, pur avendo registrato precipitazioni significative, mantengono livelli di invasi e falde inferiori alle medie storiche, confermando che il deficit idrico persiste.
L’inverno 2025‑2026 conferma che il nostro Paese è sempre più esposto agli impatti della crisi climatica. Le anomalie termiche persistenti e le precipitazioni intense e concentrate, pur portando accumuli significativi in alcune aree, non bastano a rispondere alla siccità strutturale che l’Italia trascina da anni. Questo perché gli eventi estremi — alternati a periodi di prolungata siccità — non ripristinano in modo stabile le risorse idriche: l’acqua arriva tutta insieme, ma non si trattiene dove serve e a ciò contribuisce un consumo di suolo che aumenta continuamente a un ritmo di quasi 23 ha al giorno come riportato dai dati Ispra.
«Il bacino del Mediterraneo è uno degli hotspot climatici più vulnerabili al mondo: siccità prolungate, ondate di calore e piogge intense sono tutte manifestazioni di un clima che cambia rapidamente, con impatti crescenti sugli ecosistemi, sulla produzione agricola, sulle comunità e sulle infrastrutture. In questo scenario, la gestione dell’acqua non può più essere frammentaria o reattiva o basata su interventi emergenziali gestiti da Commissari straordinari (alla Siccità, al dissesto idrogeologico, alla depurazione...)», afferma Eva Alessi responsabile Sostenibilità Wwf Italia.
«La risposta deve essere una pianificazione attenta e basata su aggiornati bilanci idrici che devono essere redatti dalle Autorità di bacino e deve includere la protezione e il ripristino del capitale idrico naturale, come zone umide, piane alluvionali, foreste e aree di ricarica delle falde, che fungono da sistemi naturali di stoccaggio e regolazione del ciclo dell’acqua. È necessario ripensare i modelli agricoli ad alta intensità idrica, promuovendo l'agroecologia e tecniche di uso efficiente dell’acqua che riducano la pressione sulle risorse disponibili. Allo stesso tempo, occorre sviluppare infrastrutture resilienti, tecnologie di trattamento e riuso delle acque, digitalizzazione delle reti idriche e politiche di gestione che riconoscano l’acqua come un bene comune strategico, non più scontato», afferma Andrea Agapito Lodovici, responsabile Acque WWF Italia.
Accanto all’adattamento, è indispensabile rafforzare le attività di mitigazione della crisi climatica, abbattendo rapidamente le emissioni di gas serra e abbandonando i combustibili fossili, come richiesto nei principali rapporti scientifici internazionali. Il Wwf sottolinea che non possiamo più affidarci a soluzioni parziali o ritardi nelle decisioni politiche. Il Panda ribadisce anche la centralità della lotta alla crisi idrica per il futuro del Pianeta e, nell’ambito della lotta agli sprechi, invita cittadini, aziende e istituzioni a unirsi alla mobilitazione globale Earth Hour, l’Ora della Terra, che quest’anno alla sua 20esima edizione e si terrà sabato 28 marzo alle 20:30. Un messaggio potentissimo attraverso un semplice gesto: spegnere le luci per un’ora per accendere l’attenzione sulla crisi climatica e il futuro del Pianeta.
Foto: greenreport.it